Un pizzico di nostalgia, lo si nota sul volto di Giusepèn. Il suo sguardo trasognato, evoca i tempi andati. Ad esempio, il Ferragosto e San Rocco - quel giorno di metà agosto, era l'unico di un anno a concedere al contadino, il meritato riposo. Anche se, accudire alle bestie in stalla e preparare per loro il foraggio per l'inverno, limitava il tempo libero.
A Ferragosto -tuttavia- si respirava aria di "dolce far niente", come prometteva un proverbio dedicato ad aprile; questo però, era un "far nulla" per svago e non un "dolce dormire" asettico e puro, come potrebbe essere il "nessun lavoro" - certo, c'era chi andava "cunt'ul caretòn" (col carro) che di solito si usava per trasportare attrezzi e carichi pesanti, come i covoni essiccati al sole o le primizie di patate, pronte al massimo prima della vendemmia.
Ci si svegliava all'alba, alle prime luci del cammino, per predisporre il viaggio. Le mamme, avevano già preparato le stoviglie, con tutto il necessario per un pic-nic "al scepu" (al ceppo), oltre "i tri crusetti" (le tre croci) dislocate presso il Santuario della Madonna del Monte in Varese.
Noi ragazzi a correre forsennati per la radura, le mamme, sempre accorte a salvaguardarci dai pericoli, a predisporre sulla grande tovaglia, i piatti pronti, i fiaschi del vino, le leccornie note solo a Natale e (sia pure in tono minore) anche a Ferragosto, per capire che anche la Festa che conciliava l'Estate col …. sole che va a calare, era doverosa - ecco, "il sole che va nel bosco" a sigillare la sera che giungeva prima, delle tenebre del buio, ma "rubava un po'" quel tempo che permetteva ai ragazzi di stare in cortile sino a una certa ora e, agli adulti di procrastinare la cena sino a "candu'l su al vò a durmì" (quando il sole va a dormire) - l'allegria del gruppo, la si misurava sul campo, c'erano i sorrisi a espandersi oltre i discorsi. E c'era pure quella riverenza fatta di rispetto, nei confronti di chi "cuntèa su i esempi" (raccontava il vissuto) - da non trascurare i cavalli dei villeggianti, staccati dai "caretòn" per riposare anch'essi che (loro lo intuivano) il tragitto per casa, avveniva senza gli appositi "cavalieri", per lo più ebbri del buon vino che scioglieva le lingue.
Quando i cavalli intraprendevano la via di ritorno a casa, ciascuno conosceva la propria e, anch'essi "vedevano la stalla" quale meritato riposo per la …. cavalcata. I genitori derogavano al bagno, si occupavano di portare i figli dormienti a letto e, le madri cercavano quanto meno di togliere gli abiti sudati e intrisi di sana gioiosità, dai pargoli. E "un raùstu" (Ferragosto) andava negli annali, pronto per tutelare i discorsi del giorno appresso, "candu ga gnea'l San Rocu" (quando arrivava San Rocco) festa per antonomasia che univa "a spasegioea" (la passeggiata) "àa fea da Magenta" (alla fiera che si svolgeva a Magenta), dove c'era un tripudio di animali in mostra, sia "da cortile" sia per "la stalla" sia per i lavori nei campi. Anche qui, soprattutto per gli uomini, c'era un via-vai di "esperti" che sceglievano gli animali …. oche, conigli, galline, anatre … erano in esposizione, alla mercè degli acquirenti …. lo erano pure cavalli e vacche, tirati a lucido dentro i recinti e … talvolta il toro. si permetteva un "attacco" rintuzzato da vari "bovari" che sapevano come farli star docili. Immancabili, le bancarelle di San Rocco …."cunt'ul giùsu e faina da mochi" (liquirizia e farina di castagne), con gelati pronti all'uso e bibite (per lo più birra e gassosa) che sostituivano il vino fuori pasto. C'era pure un "regalino" per i bimbi buoni e, noi, si aveva il pudore di stare zitti, ben sapendo che il "regalino" era immeritato, ma ogni babbo, sapeva accattivarsi la simpatie del proprio pargolo. Belli, quei sorrisi spontanei, fatti da … uomo a uomo!
Poi, a casa, a ricordare a mamma, la bellezza di quello "zoo in paese" e del vociare instancabile che non possedeva divieti. e, stupita anch'ella per il regalino, d'acchito passava pure la Festa, senza farci sapere come mai, Ferragosto e San Rocco, volassero via così in fretta. - il pensiero sconfinava fra i compiti ancora da finire, al rientro a Scuola, a ciò che prometteva quel "primo di ottobre" che per noi dell'epoca, era l'inizio di un nuovo anno scolastico - chiamavano "i Remigini" colore che dovevano frequentare la Prima Elementare e, per tutti gli altri si apriva un anno di aspettative che avrebbe dovuto coronarsi di voti decenti in pagella - lo confesso tuttora, almeno metà classe doveva "fare i conti" con l'Italiano che affrontava il nostro Dialetto Bustocco imparato in casa, mentre a Scuola, era proibito e …. incombeva questa Lingua Nuova che, obbligatoriamente, doveva sostituire ogni Dialetto nazionale.
Giusepèn mi fa ricordare dei "Remigini" e lo chiarisco subito - il Primo di Ottobre si celebra San Remigio e chi frequenta la prima elementare era il ….."remigino" - riguardo con tenerezza le "pagelle" delle Elementari: dalla Prima alla Quinta, c'er un SEI-pieno e non so se era dovuto ai miei progressi o alla …. pietà della maestra!




