La corsa di benzina e gasolio oltre la soglia dei due euro al litro produce un effetto che dalla pompa si trasferisce ai campi, agli allevamenti e all'intera filiera agroalimentare.
È quanto sottolinea Coldiretti Varese. I dati nazionali disponibili per il periodo gennaio-luglio 2026 indicano aumenti superiori al 20% rispetto all'inizio dell'anno; per evitare attribuzioni improprie alla provincia, il dato locale alla pompa dovrà essere aggiornato al momento dell'invio attraverso l'Osservaprezzi carburanti del Ministero.
Il carburante è indispensabile per trattori, falciatrici, mezzi destinati al trasporto degli animali e del foraggio, furgoni refrigerati, consegne e partecipazione ai mercati. L'impatto è particolarmente forte nelle valli e nelle aree collinari, dove le distanze e la frammentazione aziendale aumentano gli spostamenti.
«Ogni aumento entra in più fasi del lavoro agricolo» afferma Pietro Luca Colombo. «Incide sui mezzi aziendali, ma anche sui costi di mangimi, imballaggi, manutenzioni, materiali e distribuzione. Le imprese non possono trasferire automaticamente questi rincari sul prezzo riconosciuto ai produttori».
Un trattore impegnato nei lavori più intensivi può consumare decine di litri in una giornata. Anche variazioni apparentemente contenute, moltiplicate per centinaia di ore, comprimono margini già ridotti.
«Per i prodotti freschi e deperibili trasporti e consegne non possono essere rinviati» osserva Luciano Salvadori. «Il rincaro diventa quindi una componente trasversale del costo di produzione e può generare nuove tensioni lungo la filiera».
Vendita diretta, mercati di Campagna Amica e agriturismi non eliminano i costi logistici, ma riducono i passaggi intermedi e rafforzano un rapporto più trasparente tra impresa e consumatore.




