Cronaca - 04 agosto 2026, 15:22

Omicidio Venco, parla la donna aiutata dalla vittima: «Federico è morto per altruismo, non dimenticherò i suoi occhi buoni»

A "Lettera 14" il racconto della donna aiutata dal 36enne di Samarate investito e ucciso a Somma Lombardo nella serata di sabato dopo essere stato scambiato dall'ex per un rivale: «Ho sentito una sgommata e ho pensato volesse investire me. Non lo conoscevo ma non dimenticherò mai gli occhi di Federico. Non posso pretendere il perdono dai suoi familiari»

Federico Venco

Federico Venco

Parla la donna aiutata da Federico Venco, il 36enne di Samarate investito e ucciso a Somma Lombardo nella tarda serata di sabato (leggi QUI), che si era fermato per aiutare una donna che aveva smarrito la strada per il cimitero della Maddalena, dove aveva un appuntamento con l’ex. 

A "Lettera 14" di Salvo Sottile la donna, come riportato dall’Adnkronos, racconta per la prima volta la notte in cui Federico è stato ucciso dopo essersi fermato per aiutarla senza conoscerla prima, «morto per un gesto di altruismo».

«All’improvviso, ho sentito il rumore di un motore che si accendeva con violenza. Poi una sgommata. Un rumore che non dimenticherò mai. Mi sono voltata appena il tempo di vedere una macchina uscire a tutta velocità. L’ho riconosciuta subito. Era l’auto di Mirko. In quel momento ho pensato che volesse investire me. Mi sono preparata a morire. Invece mi ha superato e puntato dritto verso Federico». 

E' questo un passaggio del lungo racconto, in un’intervista esclusiva a "Lettera 14" del giornalista Salvo Sottile, della donna che Federico Venco ha aiutato per poi essere investito e ucciso a Somma Lombardo, dall’ex compagno di lei, Mirko Bertellini, che aveva ipotizzato una relazione tra i due. La donna e Venco in realtà non si conoscevano, l’aveva solo aiutata perché aveva perso la strada.

La donna racconta quei drammatici momenti: «Assistevo a tutto senza poter fare nulla. Urlavo dentro il casco. Gridavo di fermarsi. Ma nessuno poteva sentirmi. Solo dopo ho capito cosa era successo nella testa di Mirko. Lui era convinto che io non sarei mai andata da sola all’appuntamento. Pensava che mi fossi fatta accompagnare dal mio nuovo compagno. Era sicuro che quell’uomo davanti a me fosse il mio amante. Probabilmente era nascosto poco distante, ci stava aspettando. Quando ci ha visti arrivare insieme ha creduto di aver avuto la conferma della sua ossessione. In quel momento Federico era già stato condannato a morte senza nemmeno sapere perché. Lui non sapeva nulla di me. Non conosceva Mirko. Non sapeva nemmeno il mio cognome. Era soltanto un ragazzo che si era fermato ad aiutare una sconosciuta».

La donna si è detta in quel momento convinta che «dopo Federico sarebbe toccato a me» ma «a salvarmi è stata una coincidenza. O forse il destino. Ancora oggi non so come chiamarlo» ossia l’arrivo di una macchina con delle persone che si sono fermate. 

La donna a Venco e alla sua famiglia con la quale vorrebbe parlare: «Forse oggi mi odiano. Forse pensano che sia colpa mia. Io non posso pretendere il loro perdono. Posso soltanto chiedere di ascoltarmi. Vorrei dire che Federico, fino all’ultimo istante della sua vita, ha fatto una cosa bellissima: si è fermato ad aiutare una persona che non conosceva. È morto per un gesto di altruismo. Vorrei che sapessero che non dimenticherò mai i suoi occhi, gli unici che riuscivo a vedere sotto quel casco. Erano occhi buoni. Sono l’ultima immagine che conserverò di lui per tutta la vita».

Red-Cro/Adnkronos

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