L'aria sembrava pulita. Il solleone, una "carezza" da smaltire giocando. Il pensiero rincorreva ideali, sogni, dando un'occhiata alla vita di tutti i giorni. Giusepèn mi fa ricordare un agosto di anni … tanti anni fa. Ero poco più d'un ragazzo e sentivo un vociare lusinghiero, fatto di parole, non proprio sussurrate e di schiamazzi dei giovani, di fronte al "progresso" - stavano asfaltando "a via dàa crucerussa" (la via della Croce Rossa, l'attuale via Castelfidardo a Busto Arsizio) - "ghèa ùl mudròn" (solo i Bustocchi doc, sanno cos'è - è l'asfalto) - non era proprio "ùl mudròn", l'asfalto moderno, ma quella "puzza" specifica, correva subito al naso, ma non incuteva "terrore" per via delle apposite macchine che passavano sopra l'asfalto "steso a picco e pala" per l'intera strada chiusa. Sui due marciapiedi che completavano la via da percorrere, c'era folla - sembrava di stare allo Stadio, dove si raccoglievano i commenti degli spettatori.
All'epoca, solamente Corso Italia era asfaltato, per offrire decoro a chi visitava l'Ospedale di Circolo (che non era ubicato come lo è adesso, ma forniva ampio spazio al "verde", tutelato da una cinta-muraria che delimitava il Nosocomio. Via Castelfidardo era …. l'aldilà della via Arnaldo da Brescia (dove adesso c'è il Pronto Soccorso) e acconsentiva alle automobili (ma pure alle numerosissime biciclette) di raggiungere l'entrata dell'Ospedale, dove oggi c'è Piazza Solaro, "bisognosa" di un restauro, troppe volte promesso, ma tuttora irrealizzato.
Già che ci siamo, diciamolo: Piazza Solaro presenta un "pertugio" su via Fabio Filzi, ma per il resto, tra parcheggi precari, vasi di fiori a delimitare l'accesso, fermate di BUS enormi e "vuoti" è per nulla, funzionale. Meno male che non ci sono più le panchine arrugginite con sopra lamiere …. ancestrali. Per il resto, c'è da mettere a posto l'intera situazione. Fatelo, noh?
Tornando al "mudròn" in via Castelfidardo, ovviamente la strada era chiusa e, quale "diversivo", si poteva andare a piedi all'Oratorio San Luigi, passando davanti alla "casìna Maiottu" (Cascina Mariotto), dove ora sorge un eclettico Parco, con verde tutelato e panchine ben dislocate. Proprio davanti alla "Casina Maiottu" c'era un'Edicola dedicata alla Madonna e, quando ci si transitava davanti, emergeva l'invito fatto a casa, da mamma "dì 'na preghièa, par lavò a to anima fasista" (di una preghiera -alla Madonna- per lavare la tua anima nera) - in verità, mi sembrava "offensivo" quel "anima nera" per il fatto che in casa, mi avevano insegnato a"odiare il Fascismo" rendendomi edotto del "male" ricevuto (dal Fascio) alla mia Famiglia e alle Famiglie del mio parentado) - tuttavia, la Preghiera ci stava, con quel cipiglio infantile che puntava più a ubbidire (si fa per dire) a mamma, sperando sempre nella protezione della Santa Vergine.
Per almeno una settimana il "leit-motiv" era "ul mudròn dàa stroea dàa crucerussa" e, ciascuno esprimeva le proprie teorie. - dicevo dell'Oratorio San Luigi, via Miani, gestito da don Guido Cavagna, con l'ausilio di papà Giacomo, sempre addetto al Bar-Ristoro dell'Oratorio e dalla mamma (non ricordo più il nome) che fungeva da "perpetua", ma pure seguiva i ragazzi, non con le prediche (ossessive), ma con pacati consigli.
Dentro l'Oratorio, interminabili partite a "furbòll" (dall'inglese "football" che fu italianizzato in Giuoco del Calcio), interrotte dalla "cumpieta" che era una lezione di catechismo, che nessuno osava ripetere, visto il disordine di attenzione che regnava fra quei bravi ragazzi.
Giusepèn, non me la manda a dire …."tuci malcapoci" (tutti discoli) e non di certo "mal-capaci", per il fatto che quanto veniva svolto, era caratterizzato dall'età, dall'esuberanza, dalla voglia di sprigionare la giusta adrenalina di vita.
Al ritorno dall'Oratorio, la prima parola espressa da mamma era "lavàs" (lavati, a cui aggiungeva "frega pulidu'l crocu" (pulisci accuratamente lo sporco), per poi presentarsi in casa, lindo e pulito, da far paura. A proposito, il "lavàs" avveniva nel "cadèn" (catino) o nel "bagnèn" (bagnino) che mamma aveva predisposto alla bisogna. Di "doccia" e di "vasca da bagno", non ne esistevano!




