Se ne va Franco Baresi, un simbolo dello sport italiano e mondiale (leggi QUI), un uomo silenzioso ma efficace. Intorno a lui si è costruito un ciclo irripetibile per il calcio italiano, quello di un Milan sfavillante, che ha saputo incantare appassionati di tutto al mondo. Ecco, al centro di tutto, ancor prima che grazie ai munifici finanziamenti di Silvio Berlusconi, c'era Franco Baresi, un giovanotto di Travagliato che aveva saputo vincere lo scudetto già giovanissimo nel 1979 e poi, prima dei fasti tra fine anni '80 e '90, aveva voluto continuare a vestire il rossonero anche negli anni della Serie B e del rischio del fallimento.
Valori, sportivi, ma non solo, ed emozioni che sono ancora adesso nei cuori dei tanti tifosi milanisti bustocchi che hanno vissuto quegli anni. In prima fila, ovviamente, il sindaco Emanuele Antonelli, rossonero come il suo vice Luca Folegani. Le istituzioni cittadine hanno voluto rendere omaggio all'uomo prima ancora che al campione. Il primo cittadino ha ricordato con affetto l'ultima partita giocata dal grande numero 6 del Milan, nella primavera del 1997: «Ero allo stadio quel giorno, è stato il nostro unico vero capitano e non potevo che essere presente quel giorno, è stato davvero emozionante - spiega Antonelli - Baresi è uno dei pochi veri milanisti che non hanno mai tradito. Andavo spesso a vedere le partite e, grazie alla mia conoscenza con Costacurta, ho anche avuto la fortuna di andare spesso a Milanello e conoscerlo». Un sentimento di profonda stima è stato espresso anche dal vicesindaco e assessore allo sport, Luca Folegani, che, nonostante abbia vissuto solo la parte finale della carriera di Baresi, ha rimarcato la caratura del difensore affermando che «per me è sempre stato un'icona del Milan, ho sempre apprezzato il fatto che sia rimasto anche in Serie B, un simbolo di attaccamento alla maglia che, come tutti gli dei, è immortale e continuerà a vivere nei cuori rossoneri».
La grandezza tecnica e umana di Baresi è emersa chiaramente nel ricordo dell'ex assessore Alessandro Albani, che ne ha ripercorso gli esordi e la leadership silenziosa. «Lui è parte della storia del calcio italiano e dell'arte della difesa» ha dichiarato Albani, ricordando il primo incontro avvenuto a Milanello nel 1984 durante la gestione Farina, per poi aggiungere che «era un leader naturale, non aveva un fisico imponente ma questo non serviva per essere un grandissimo difensore, i suoi interventi d'anticipo facevano sembrare il gioco del calcio e la difesa tutto facile. Ho sempre avuto grande stima di lui, come giocatore e come uomo. E' stato un monumento».
Il legame tra il numero 6 e il cuore pulsante dei tifosi bustocchi è stato testimoniato da Antonello Castiglioni, presidente del Milan Club di Busto Arsizio, che ha intrecciato la propria storia personale a quella del Capitano. Castiglioni ha ricordato i tempi in cui giocava in porta per il CAS di Sacconago mentre Baresi affrontava le tempeste della retrocessione in Serie B senza mai vacillare. «Baresi ha dimostrato la sua persona rimanendo fedele e leale per sempre al suo Milan» ha spiegato il presidente, ricordando con precisione i giorni amari delle retrocessioni e la dignità con cui l'uomo ha saputo affrontarli, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di sportivi. «Noi figli di Franco Baresi», chiosa Antonello per raccontare il sentimento di stima e riconoscenza di una intera generazione per il capitano.
Anche il mondo del sociale ha voluto ricordare gli ultimi mesi di vita del campione. Franco Castiglioni, presidente di Aias, ha raccontato di un incontro avvenuto non molto tempo fa proprio nel quartier generale rossonero. «L'ho visto qualche mese fa in sede al Milan» ha riferito Castiglioni, precisando che «l'avevo visto dimagrito così, però mi sembrava che si stesse riprendendo, l'avevo visto molto meglio rispetto a prima». Con un sorriso amaro, ha poi ricordato la sua celebre capacità di guidare la difesa, sottolineando che «se ai suoi tempi ci fosse stato il Var, anche l'occhio della telecamera avrebbe confermato che tutte le volte che lui alzava il braccio era fuorigioco. Per un millimetro o un metro, ma lui aveva costantemente ragione».
Questione di fede, in questo caso rossonera, anche per don Giuseppe Tedesco, parroco di San Giuseppe, che riassume bene il sentimento della comunità e che non nasconde la commozione nel ricordare un calciatore che ha segnato la sua giovinezza. «È stato uno dei miei eroi fin da bambino» racconta don Giuseppe, ricordando le prime domeniche allo stadio con gli zii quando aveva circa dieci anni, in un Milan ancora lontano dai fasti berlusconiani. Per il parroco, la grandezza di Baresi risiede nella coerenza tra l'atleta e l'individuo, tanto che sottolinea come «di questi tempi non è scontato rispettare sia il giocatore che l'uomo». Don Giuseppe vede in lui un simbolo che va oltre il rettangolo verde, specialmente per la scelta di non abbandonare il club nei momenti più bui: «In totale crisi ha vissuto anche il tempo della Serie B e avrebbe potuto andare altrove. Oggi vediamo gente che per qualche manciata di euro passa da una squadra all'altra, mentre lui è rimasto dov'era, nonostante la fama e le vittorie».
La città si prepara ora a onorare la memoria di un uomo che, come recita il messaggio del club di via Aldo Rossi pubblicato oggi sul sito ufficiale del Milan, resterà per sempre un punto di riferimento. Franco Baresi lascia un'eredità fatta di silenzio operoso e di una lealtà che il tempo non potrà scalfire, una motivazione costante per chiunque indossi una maglia sportiva o affronti le sfide della vita con la stessa composta fermezza del grande numero 6.




