(Adnkronos) - "Le comunità rurali e montane non hanno bisogno di lezioni calate dall'alto su come si rispetta l'ambiente. Il confronto sul ddl Caccia deve basarsi sui fatti e sul riconoscimento della dignità di chi vive e custodisce i territori, non su pregiudizi ideologici alimentati da chi non conosce la realtà al di fuori delle mura cittadine". Lo scrivono in una nota Fidc, Enalcaccia, Anlc, ANUUMigratoristi, Arcicaccia, Italcaccia, Cncn.
"Il dibattito che sta accompagnando l'iter del ddl - prosegue la nota - impone una riflessione più ampia, che va oltre la caccia in sé e riguarda il diritto di cittadinanza della cultura rurale nel nostro Paese. Gran parte dell’Italia è fatta di aree interne, collinari e montane. In questi territori, la caccia, la cura del bosco e la gestione della fauna non sono un passatempo astratto, ma elementi costitutivi dell'identità locale e un presidio concreto contro il degrado e lo spopolamento. Chi vive nelle aree marginali garantisce una presenza e una tutela del territorio che spesso le istituzioni non riescono a coprire. Troppo spesso assistiamo a una narrazione impostata esclusivamente su una sensibilità urbana che pretende di applicare alle campagne categorie di pensiero nate nelle grandi città".
"La natura idealizzata da chi la frequenta nel fine settimana non è quella reale, fatta di equilibrio, risorse e criticità, con cui gli abitanti delle zone rurali si confrontano ogni giorno. Noi - prosegue la nota - non accettiamo l'idea che la visione cittadina debba essere ritenuta superiore o moralmente indiscutibile rispetto alla conoscenza pragmatica di chi la terra la vive ogni giorno. In questo quadro- concludono - troviamo inoltre paradossale l'ostilità di chi condanna la caccia per poi acquistare regolarmente carne al supermercato, delegando ad altri la macellazione industriale. L'unica critica coerente può arrivare da chi ha scelto un rigido stile di vita vegano o vegetariano; per tutto il resto, si tratta solo di una contraddizione di comodo".




