Territorio - 24 luglio 2026, 16:15

Allevamento felino fuori controllo, 120 esemplari malati e in continuo aumento nonostante i decessi: si cerca una soluzione

L'attività di un privato che si occupa di gatti persiani ed exotic short hair è, oggi, un serio problema. In prima linea il Comune di Lonate Pozzolo, sul cui territorio si trova la colonia, e volontari, in particolare della Lega italiana diritti dell’animale. Il vicesindaco, Andrea Colombo: «Serve un intervento probabilmente lungo, di sicuro costoso, non sarà facile»

Allevamento felino fuori controllo, 120 esemplari malati e in continuo aumento nonostante i decessi: si cerca una soluzione

Le voci si rincorrono da settimane, per non dire mesi, tra coloro che a vario titolo e in diversi contesti si occupano di animali. Un tamtam di informazioni sempre più preoccupanti, dettagli intollerabili, foto eloquenti (non pubblichiamo le peggiori fra quelle giunte al Bustese, ndr). Fitti ma finora infruttuosi gli scambi per cercare soluzioni. Sopralluoghi, disposizioni. Al centro di tutto, un capannone di Lonate Pozzolo pullulante di mici, anche se anonimo, silenzioso, per chi ci passa accanto apparentemente deserto.

Lì si è insediato un allevamento di gatti persiani ed exotic short hair completamente sfuggito al controllo di chi avrebbe dovuto gestirlo in sicurezza. Le autorità competenti, verosimilmente, ricostruiranno come sia stato possibile che una simile attività, attualmente sospesa, si sia trasformata in un problema, anche sanitario, enorme e complicatissimo. Gli ultimi aggiornamenti dicono: 120 felini in condizioni peggio che precarie, patologie e micosi dilaganti, popolazione in aumento, nonostante i decessi, per la mancata separazione di maschi e femmine. Fino al dettaglio raccapricciante, quello che ripetono tutti coloro che si sono interessati alla faccenda: una cella frigorifera, oggi svuotata da chi di dovere, in cui erano ammucchiate oltre 30 carcasse.

Associazioni, Comune, Ats, Carabinieri del Gruppo forestale: in molti sono intervenuti e si stanno arrovellando su come venirne fuori. Nella consapevolezza che 120 gatti sono una moltitudine.

«Siamo in campo – spiega il vicesindaco di Lonate, Andrea Colombo – ma parliamo di un intervento complicato, forse lungo, certamente costoso». Un casino, per usare un’espressione poco elegante ma efficace. Perché non si possono semplicemente portare oltre cento gatti altrove, col rischio che infettino altri esemplari o addirittura le persone (è il caso della micosi). Occorre individuare chi li possa prendere in custodia e definire percorsi precisi, anche terapici.

Fra le ipotesi, c'è quella di uno stanziamento iniziale, forse da parte del Comune (assolute certezze non ce ne sono), che consenta di partire con le cure. I primi esemplari guariti diventerebbero adottabili. Uno sviluppo che potrebbe essere accompagnato da donazioni, da una campagna di informazione e sensibilizzazione, così da rendere il prosieguo delle operazioni meglio sostenibile dal punto di vista economico. «I Comuni – ricorda Colombo – fanno fatica a fare quadrare i conti anche per i servizi alle persone. La spesa di cui, eventualmente, dovremo farci carico è notevole. E al danno si aggiungerebbe la beffa: l'ente pubblico con il classico cerino in mano per un problema creato da un privato». 

Quale cifra sarebbe necessaria? Nessuno si sbilancia ma con ogni probabilità servirebbero decine di migliaia di euro. Certa la disponibilità a intervenire da parte di Lida - Lega italiana dei diritti dell'animale, sezione di Varese: i suoi volontari potrebbero materialmente entrare nell'allevamento e fare partire la campagna di cure e affidamenti. Perché questo accada, però, serve sciogliere i nodi preliminari. Nel frattempo i gatti continuano a riprodursi, ad ammalarsi, a soffrire.

Stefano Tosi

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