(Adnkronos) - "Di recente si è sfilato un compagno di strada, l'Unione europea, senza però creare un impatto economico significativo. È un compagno di strada con cui abbiamo condiviso un percorso e che oggi ci lascia in ragione di un punto tutto politico, non certamente giuridico e figurarsi se culturale. Ma la Biennale non può certo sottostare. Noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi. E troveremo un giudice a Berlino". Sono le parole con cui Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, ha scelto di replicare alla decisione della Commissione europea di sospendere il finanziamento da due milioni di euro destinato alla Fondazione per progetti di produzione cinematografica. Una presa di posizione netta, arrivata dopo settimane di confronto istituzionale e dopo il lungo braccio di ferro nato attorno alla vicenda del padiglione russo alla Biennale Arte 2026.
Buttafuoco non ha nascosto la sua amarezza per la scelta europea, definendo la sospensione del contributo come l'uscita di un "compagno di strada" da un percorso condiviso, ma ha voluto ribadire che la Biennale non modificherà la propria missione per ragioni politiche. "Noi siamo chiamati qui alla ricerca a livello internazionale nel campo delle arti, ad obbedire ai loro desiderata. Verremmo altrimenti meno ai principi di autonomia e di libertà di espressione e di ricerca, di fantasia, di immaginazione che da 131 anni sono propri di questa istituzione".
Il presidente della Biennale ha parlato durante la conferenza stampa di presentazione della 83esima Mostra internazionle d'Arte cinematografica, in programma al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, trasformando l'occasione in un momento di chiarimento pubblico sulla posizione dell'istituzione dopo la decisione assunta dalla Commissione europea. Bruxelles ha motivato la scelta richiamando il principio secondo cui gli eventi culturali sostenuti con fondi dell'Unione devono rispettare i valori democratici europei, il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Per Buttafuoco, però, il punto centrale non è economico, ma riguarda il principio di autonomia culturale. La sua contestazione riguarda soprattutto il metodo seguito dalla Commissione europea e l'assenza, a suo giudizio, di motivazioni giuridiche sufficienti: "Ben tre lettere della Commissione europea. Ecco chi è il compagno di strada che è venuto meno. Ben tre lettere hanno avuto tre dettagliate risposte. Ripetevano le stesse domande come se non ci fossero mai state le puntuali risposte. Però tutto è scritto".
Nel ricostruire il confronto con Bruxelles, Buttafuoco ha scelto una metafora letteraria, richiamando la favola del lupo e l'agnello: "Con Fedro potrebbe dirsi 'lupus in fabula: superior stabat lupus'". Un’espressione che per Buttafuoco ha anche un significato particolare: 'Lupus in fabula' è infatti il titolo del programma radiofonico di Rai Radio 1 dedicato alla letteratura che ha condotto fino a poche settimane fa. Un appuntamento che, dal prossimo autunno, non tornerà nella programmazione mattutina dell’emittente, poiché quello spazio sarà affidato a un nuovo programma. Un dettaglio che aggiunge un ulteriore elemento simbolico alle parole pronunciate dal presidente della Biennale, che proprio attraverso la letteratura ha scelto di raccontare lo scontro con la Commissione europea.
Il riferimento di Buttafuoco è alla storia del lupo che accusa l'agnello di sporcare l'acqua del torrente, nonostante l'evidenza dimostri l'impossibilità dell'accusa. Una parabola che il presidente della Biennale ha utilizzato per rappresentare quello che considera un rapporto sproporzionato tra un'istituzione culturale e un'autorità politica. "In un certo senso è la Commissione europea, cioè il lupo che invia una prima lettera. L'Unione Europea toglie i 2 milioni alla Biennale e, cito un efficacissimo titolo, immagino scritto da Mattia Feltri sul suo giornale 'HuffPost': 'La Ue toglie i 2 milioni alla Biennale e dà 6 miliardi in sei mesi a Putin'. Ecco dove diventa torbida l'acqua. E non è certamente qui, ma 'superior stabat lupus'". Un passaggio che concentra la critica politica di Buttafuoco: secondo il presidente della Biennale, la sanzione economica contro l'istituzione veneziana appare incoerente rispetto ad altre scelte compiute a livello internazionale nei rapporti con la Russia.
La metafora del lupo e dell'agnello torna anche nella ricostruzione delle successive contestazioni: "In una seconda lettera il lupo accusa l'agnello di avere detto male di lui in una ben precisa data. L'agnello non era nato al tempo in cui il lupo asserisce di essere stato insultato
e nella terza lettera allora il lupo taglia corto e se lo mangia. Se non sei stato tu, vorrà dire che sarà stato tuo padre. Il 'lupus in fabula', ne converrete. Ma ci sta tutto".
Il presidente della Biennale insiste quindi sulla distinzione tra il piano politico e quello giuridico: "Perché se in punto di diritto, in mancanza di motivazioni contro Biennale Arte, la Commissione Europea decide di punire Biennale Cinema...». La decisione europea, infatti, riguarda un finanziamento collegato alla Biennale Cinema e non direttamente l'esposizione artistica. Un aspetto che Buttafuoco interpreta come un trasferimento della contestazione da un ambito all'altro. "E' ben chiaro che le attività del cinema naturalmente proseguiranno. La solidità dell'istituzione lo permette e noi continueremo a farlo". Nessun ridimensionamento, dunque, per la programmazione cinematografica della Biennale. La Fondazione, ha assicurato il presidente, continuerà il proprio lavoro grazie alla sua struttura e alla sua storia. "Troveremo un giudice a Berlino", ha aggiunto Buttafuoco, richiamando il celebre motto sulla possibilità di ottenere giustizia anche di fronte al potere. Una frase che annuncia la volontà della Biennale di contestare la decisione europea nelle sedi competenti e che chiude il cerchio di una battaglia che, nelle parole del presidente, non riguarda soltanto un finanziamento, ma il ruolo stesso delle istituzioni culturali. "Perché consideriamo questo spazio creativo di vitale necessità? Perché esso ha come obiettivo l'aiuto concreto ai giovani, dunque l'aiuto concreto al futuro ed è l'incoraggiamento dei loro sogni".
E nel finale Buttafuoco affida alla letteratura il senso ultimo della sua difesa della Biennale: "Sempre per costruire quella città, lo dico nel fitto silenzio che è la città dei poeti, non certamente quella della Commissione europea. Lo dico per sfregiare il silenzio con il verso di Ezra Pound: è la città dei poeti, la città che ha terrazze color delle stelle". (di Paolo Martini)




