Ci limitiamo alla fredda cronaca, anche perché provare a spiegare - e prima ancora a capire - quello che sta succedendo in casa Pro Patria è ormai un’impresa degna di un cubo di Rubik: sistemi un tassello e immediatamente se ne scompone un altro.
L’ultimo capitolo è andato in scena nel corso di un fine settimana che sembrava destinato a indirizzare la strada e che invece ha regalato l’ennesimo colpo di scena. Ieri sera, mentre Spagna e Argentina si preparavano a contendersi il titolo mondiale poi vinto dalle “Furie Rosse”, è arrivata la voce delle dimissioni dell’avvocato Rosanna Zema, da un anno e mezzo a questa parte la referente e il volto della Finnat Fiduciaria, dal Consiglio di amministrazione. Adesso è ufficiale: la voce circolata nelle scorse ore ha trovato conferma.
Una decisione, ovviamente, destinata a incidere sugli equilibri presenti e anche su quelli futuri di una Pro Patria che continua a vivere una fase di profonda instabilità. E dire che, fino a poche ore prima, sembrava esserci la concreta possibilità di individuare un punto di incontro e di arrivare nella settimana entrante al benedetto closing e al passaggio del 51 per cento detenuto da Giancarlo Travagin ai soggetti individuati dalla Finnat, tanto che i legali che assistono Giancarlo Travagin e i consiglieri indicati dalla minoranza stavano lavorando per trovare una soluzione condivisa e ricomporre le diverse posizioni.
Invece, le dimissioni dell’avvocato Zema riaprono ogni scenario, compresi quelli più preoccupanti.




