Busto Arsizio - 15 luglio 2026, 09:00

VIDEO. Ivan Basso rende omaggio a Miro Panizza: una serata tra imprese, sacrificio e valori

Al liceo Pascal di Busto, il campione di Cassano Magnago riflette sul valore della fatica, della famiglia e della forza necessaria per rialzarsi dopo le difficoltà, dentro e fuori dallo sport. Un intervento, guidato dallo scrittore Paolo Costa, che trasforma il ricordo del fagnanese Panizza in una lezione di vita, resilienza e autentici valori sportivi

VIDEO. Ivan Basso rende omaggio a Miro Panizza: una serata tra imprese, sacrificio e valori

Non è stata una semplice presentazione di un libro, ma un viaggio dentro la storia di un uomo che ha saputo trasformare la fatica in un valore e la tenacia in un marchio indelebile. Nell'aula magna del liceo Pascal di Busto Arsizio, la serata del 14 luglio dedicata al volume "Miro Panizza, campione tra i campioni", scritto da Paolo Costa, ha restituito il ritratto autentico di uno dei grandi protagonisti del ciclismo italiano, originario di Fagnano Olona. Accanto all'autore, un ospite d'eccezione come Ivan Basso, che di quella stessa strada fatta di sacrificio e passione conosce ogni metro.

Un libro nato per raccontare l'uomo prima del campione

Paolo Costa ha spiegato come l'idea del volume sia nata in occasione degli ottant'anni dalla nascita di Miro Panizza. L'obiettivo, però, non era soltanto ripercorrerne le imprese sportive.

«Abbiamo pensato questo libro per ricordare gli 80 anni che avrebbe compiuto Miro. Ci sono i racconti delle sue vittorie, ma soprattutto l'aspetto umano», ha sottolineato.

Le pagine ripercorrono una carriera straordinaria, costellata di record ancora oggi difficili da eguagliare. Panizza detiene infatti il primato assoluto di partecipazioni concluse al Giro d'Italia con sedici arrivi, un record che, secondo Costa, «durerà tantissimo».

Accanto ai risultati sportivi emergono però anche le sconfitte, gli incidenti e le occasioni sfumate. L'autore ha ricordato la drammatica tappa verso le Tre Cime di Lavaredo, quando un improvviso temporale cancellò un'impresa che sembrava destinata alla leggenda, gli investimenti subiti, le difficoltà vissute in una grande squadra e perfino la chiusura della società nella quale avrebbe dovuto approdare nel 1971.
«È proprio lì che si vede la tenacia di Miro: è riuscito a dare una svolta a tutto e a conquistare la maglia rosa», ha evidenziato Costa.

Ivan Basso: «La sua purezza si vedeva già da come stava in bicicletta»

A dare ancora più valore alla serata è stato il racconto personale di Ivan Basso, che ha ricordato il fascino esercitato da Panizza sulle nuove generazioni di corridori.
«Ricordo una persona che esprimeva la passione per quello che aveva fatto. Aveva un modo spigoloso, a volte scontroso, ma da lì usciva tutta la sua purezza. Era coerente nel portare avanti le cose e proprio questa linearità gli ha permesso di ottenere risultati importanti.»

Basso ha descritto anche un dettaglio capace di raccontare meglio di molte parole la forza del campione. «Bastava guardare come stava sulla bicicletta, proteso in avanti. Ti faceva venire voglia di fare fatica».
Poi il ricordo personale che lo lega agli inizi della sua carriera. «Nel 1984 ero a Verona con i miei genitori per vedere Moser. Ho iniziato a pedalare proprio in quell'anno e la mia prima corsa fu a Cassano».

Il carattere che conquistava la gente

Uno dei passaggi più intensi della serata è stato quello dedicato alla personalità di Panizza.

Costa ne ha tracciato un ritratto ricco di sfumature. «Era tenace, orgoglioso, meticoloso, energico, difensore degli umili, schietto, onesto, generoso. A volte anche irascibile, ma profondamente sentimentale. Agiva e pensava con il cuore. Alla gente piace il campione che ci mette il cuore».
Un'identità che Ivan Basso ha confermato con poche parole, ma estremamente efficaci. «Era una persona coerente. Le sue vittorie arrivavano in salita, quando la strada diventava per pochi. Aveva una tolleranza al dolore e alla fatica davvero notevoli».

Le radici alle Fornaci e l'amore per la famiglia

Il libro dedica ampio spazio anche agli anni dell'infanzia. Costa ha raccontato la vita semplice vissuta alle Fornaci di Fagnano Olona, i lavori agricoli e il ruolo fondamentale avuto dalle tre donne della sua esistenza: la madre, la moglie Maria Rosa e Carolina Castiglioni, l'ostetrica originaria delle Fornaci.
Un episodio, più di altri, restituisce l'anima di Panizza. Nel 2002, quando Carolina Castiglioni ricevette il riconoscimento "Una vita per la vita", Miro si presentò con un mazzo di fiori per renderle omaggio.

Così come rimane simbolico il gesto di portare la madre fino a Genova semplicemente perché potesse vedere il mare.
Piccoli episodi che raccontano un uomo capace di non dimenticare mai le proprie radici.

Dalle cadute si può ripartire

Il dialogo si è poi spostato sul significato della resilienza, tema che accomuna le storie di Panizza e dello stesso Ivan Basso. «Quando hai un problema grosso devi capire da dove ripartire e riprogrammare tutto», ha spiegato l'ex campione varesino.

Per Basso esistono due pilastri fondamentali. «La famiglia e le persone che ti stanno accanto, insieme ai sogni che avevi. Ripartire dalle macerie non è facile: bisogna ricostruire un pezzo alla volta». L'ex professionista ha poi riflettuto sul difficile passaggio che vive ogni atleta quando termina la carriera.

«La vita di uno sportivo te la porti dentro fino ai quarant'anni. Quando smetti di correre hai finalmente il tempo di rileggere tutto quello che hai vissuto, ma serve volontà. Bisogna riallineare ogni cosa e ci vuole tempo. La vittoria dura poco, la felicità dura sei secondi».

I valori che non passano mai di moda

Paolo Costa ha ricordato anche il libro scritto da Ivan Basso, Accendi la mente, nato dall'esperienza maturata in tanti anni di sport ad alto livello. Basso ha ribadito come i valori della tenacia e del sacrificio continuino a rappresentare il cuore del ciclismo, pur in un movimento profondamente cambiato. «Oggi le squadre sono molte di più rispetto agli anni Settanta e Ottanta. Dopo la grande ondata di Pantani il ciclismo è cresciuto tantissimo sotto il profilo dell'interesse, del marketing, dell'informazione e della comunicazione».

L'eredità di Miro continua ad aiutare gli altri

A chiudere l'incontro è stato l'intervento di Massimiliano Panizza, figlio del grande campione, che ha ricordato come il nome del padre continui ancora oggi a tradursi in solidarietà concreta.

A Rodero è infatti nata una casa dedicata a Miro Panizza e il ricavato delle copie del libro viene devoluto proprio alla Casa di Miro, struttura che si occupa di persone con disabilità.

Un modo per dimostrare che l'eredità di un campione non si misura soltanto nelle vittorie conquistate o nelle maglie indossate, ma nella capacità di continuare a fare del bene anche dopo il traguardo. Oltre ai sedici Giri d'Italia conclusi e alla maglia rosa, ciò che resta davvero di Miro Panizza è il suo esempio: quello di un uomo che non ha mai smesso di rialzarsi e che ancora oggi insegna come la fatica, quando è accompagnata dal cuore, possa diventare una straordinaria lezione di vita.

Laura Vignati

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