Le battute conclusive degli oratori feriali 2026 portano alla fase dei bilanci (nei link in fondo all’articolo, altre tappe del viaggio fra le attività estive proposte ai ragazzi nella bella stagione 2026). Per Sant’Edoardo i numeri sono importanti: in media quasi 450 iscritti, con 125 animatori. «Non solo – sottolinea don Gabriele Bof mentre, a neanche metà mattina, dalla cucina provengono i primi profumi del pranzo in preparazione – possiamo contare anche su tanti volontari che si danno fare, che svolgono attività preziose. Saranno un centinaio e dobbiamo ringraziarli, per l’impegno e per la flessibilità che dimostrano».
Come avete fatto a tenere sotto controllo un contesto così affollato? Oltre 400 bambini e bambine non sono uno scherzo…
Abbiamo un piccolo grande privilegio, quello di poter impostare le attività in spazi diversi, di incrociare le proposte tra oratorio, campus Ardor e Santa Croce. Per organizzare le cose giocando su questi fronti occorre qualche attenzione in più ma poi si vedono i risultati
Un punto toccato un po’ ovunque è stato il caldo soffocante che ha caratterizzato le settimane in cui tipicamente si svolgono gli oratori estivi, anche voi avrete dovuto adattarvi…
Sì, l’afa si è fatta sentire. Come tutti, abbiamo alternato proposte più dinamiche e altre tranquille, laboratori in cui ragazze e ragazzi si sono dimostrati davvero bravi. E abbiamo modificato i programmi per sfruttare le ore in cui giocare costava meno fatica, mettendoci al riparo dal solleone nelle altre. Il caldo può esasperare, peggiorare le dinamiche di partecipazione alle attività più impegnative dal punto di vista fisico
Oltre cento animatori sono un bel segnale, sembra che gli oratori continuino ad attrarre. Conferma?
Sì, nel nostro caso registriamo adesioni anche da fuori parrocchia. E, per i ragazzi di Sant’Edoardo, c'è un senso di appartenenza percepibile. Passano qui buona parte della giornata senza telefono. "Ne abbiamo bisogno per controllare l’ora" mi hanno fatto presente in molti. Rimedio: 120 orologi, presi in un noto store di articoli sportivi, quello con i prezzi abbordabili. Così i ragazzi sono più concentrati sui piccoli e vivono meglio il tempo che passano qui. Il rione ha una buona percentuale di popolazione giovane. È una zona della città in espansione. Anche sempre più costosa, va detto. Noi cerchiamo davvero di accogliere senza distinzioni, anche chi proviene da famiglie che fanno fatica. Chiediamo a tutti, però, di mettere qualcosa. Se proprio di soldi non ce ne sono, dare una mano, rendersi disponibili per qualche servizio è una buona soluzione. Nel complesso direi che lo sforzo viene percepito. E c’è riconoscenza
Tema dell’anno, San Francesco, il “Fra” dello slogan. Piace?
Sì. Perché la sua storia è un romanzo, una grande bellissima avventura. La sua figura ci porta a ragionare su temi che ancora oggi contano: il rapporto con i genitori e la famiglia, col Creato, con la proprietà...
Bambini stranieri: ne contate molti? Ci sono stati attriti con qualche famiglia?
Assolutamente no, nessun problema. La maggior parte dei “nostri” stranieri viene da Paesi non così lontani, per religione e cultura. Inoltre parliamo di un’immigrazione spesso remota. Con tutti si è fatto presente che quella dell’oratorio è un’esperienza cristiana, l’aspetto della fede qui ci deve essere. Non registriamo obiezioni
Tanti motivi per guardare al futuro dell’oratorio con ottimismo. Magari prudente, ma pur sempre con ottimismo…
Sì. Penso in particolare ai preadolescenti, che da noi sono molto numerosi, ci fanno sperare che avremo energie fresche nei prossimi anni. A loro, e un po’ a tutti, deve passare il messaggio che all’oratorio si può essere accolti e valorizzati. Le proposte, per loro, sono tante, in città e altrove: da Busto in mezzora arrivi dappertutto, sei a Milano. Ma scelgono di venire qui