Martedì 30 giugno, al Parco per la Vita di viale Stelvio, si è tenuto l’AMA di Busto Rinasce dedicato a San Giuseppe e San Michele. Titolo della serata: “L’ospedale se ne va. E poi?”.
Dal confronto con gli abitanti del quartiere sono emersi diversi temi concreti: il futuro dell’area oggi occupata dall’ospedale, il verde pubblico trascurato, i problemi di traffico e viabilità, l’inadeguatezza dei trasporti pubblici, i rifiuti abbandonati, ma sopra a tutto la richiesta di un maggiore coinvolgimento dei residenti nelle scelte che cambiano il volto della città.
Una trasformazione urbanistica da governare
Il tema centrale è il destino dell’area oggi occupata dall’Ospedale di Circolo di Busto Arsizio, destinata a cambiare funzione con la realizzazione del nuovo ospedale Busto-Gallarate nell’area di Beata Giuliana.
La domanda posta dal titolo – “E poi?” – è diventata il punto politico della serata: non una questione limitata a San Giuseppe, ma una scelta destinata a incidere sull’intera città, senza che finora sia stato avviato un confronto pubblico percepito come adeguato dai residenti.
Le ipotesi circolate parlano di un grande parco urbano e di funzioni legate a sport, salute, benessere, servizi, ospitalità e residenza temporanea. Prospettive ancora poco definite, che richiederebbero un confronto pubblico più aperto e trasparente.
«Non si tratta di dire oggi che cosa debba nascere al posto dell’ospedale – ha spiegato Salvatore Loschiavo, promotore e moderatore degli AMA di Busto Rinasce –. Si tratta di affermare un principio: una trasformazione di questa portata non può essere decisa senza i cittadini. San Giuseppe non può scoprire il proprio futuro a cose fatte, o attraverso indiscrezioni che trapelano alla stampa».
La cosa pubblica non deve mai diventare una questione privata
Durante l’incontro è emersa la percezione – non nuova fra i cittadini di Busto – di una distanza eccessiva tra le decisioni pubbliche più rilevanti e la vita reale dei residenti. Il nuovo ospedale e il destino del vecchio sedime sono cambiamenti radicali sui quali, secondo molti presenti, è mancato un adeguato coinvolgimento.
«Quando il futuro di un ospedale, di un quartiere e di un pezzo strategico della città viene discusso senza un percorso pubblico realmente aperto – ha osservato Loschiavo – la res publica finisce per sembrare una questione privata. Non dobbiamo stupirci se poi i cittadini si allontanano dalla partecipazione politica e mostrano insofferenza verso tutti i partiti».
Secondo i partecipanti, infatti, un’amministrazione attenta ai bisogni della comunità non dovrebbe solo informare a posteriori, ma costruire prima un progetto condiviso: quali spazi trasformare o preservare, quali collegamenti realizzare e quali servizi rendere utili non solo al quartiere, ma a tutta Busto.
La manutenzione, un problema di tutti
Il luogo scelto per l’incontro, il Parco per la Vita, ha portato la discussione, in modo quasi naturale, sul tema del verde pubblico e della manutenzione ordinaria degli spazi comuni: una questione che attraversa diversi quartieri.
Dopo diverse segnalazioni su problemi da tempo irrisolti, carenze nella cura ordinaria di strade e marciapiedi, scarsa illuminazione, rifiuti abbandonati, difficoltà nella pulizia di alcune strade e siti da recuperare come l’area Venzaghi, il dibattito si è concentrato sulla necessità di rendere più efficace l’organizzazione dei servizi di manutenzione, rafforzare l’illuminazione e il presidio degli spazi pubblici, curare meglio il verde esistente, preservare le alberature e ridurre, dove possibile, le superfici asfaltate.
«La rigenerazione urbana – ha riassunto Loschiavo – non può limitarsi al recupero di un vecchio edificio o alla realizzazione di uno nuovo, ma deve partire da un progetto più ampio, capace di innalzare la qualità dello spazio pubblico: più verde, più ombra, più luoghi di ritrovo all’aperto. Il verde va progettato come infrastruttura, non come semplice ornamento».
La viabilità e i suoi tanti problemi irrisolti
Accanto al futuro dell’area ospedaliera, un altro tema molto sentito è stato quello della viabilità. Sono stati segnalati il traffico su Corso Italia, il passaggio di mezzi pesanti, il discomfort acustico, i rischi per automobilisti, ciclisti e pedoni e le carenze del trasporto pubblico.
Secondo diversi interventi, autobus spesso semi-vuoti, frequenze non sufficienti e collegamenti tra quartiere, centro, stazioni e principali luoghi di interesse non sempre adeguati rendono ancora troppo debole l’alternativa all’automobile.
«Il futuro dell’area dell’attuale ospedale non può essere progettato come un’isola separata dal quartiere – ha sottolineato Loschiavo –. Prima di decidere quali funzioni insediare, bisogna capire come cambieranno i flussi, dove si concentrerà il traffico, quali collegamenti serviranno e quale impatto avrà sui residenti. La mobilità deve essere una condizione di partenza della rigenerazione urbana».
Non solo più attenzione: i quartieri chiedono anche una voce
L’incontro ha confermato quanto emerso anche negli altri quartieri: i cittadini chiedono di essere ascoltati prima che le decisioni vengano prese, non solo informati quando le scelte sono già definite. Per questo è tornata la richiesta di istituire veri Comitati di Quartiere: non organismi simbolici, ma strumenti stabili di partecipazione, eletti e riconosciuti dalle istituzioni, capaci di dare continuità all’ascolto, far emergere le priorità dei residenti e riportare i quartieri dentro il processo decisionale della città.
Anche questa volta, l’AMA ha confermato il valore del metodo scelto da Busto Rinasce: ascoltare prima di decidere e trasformare le domande dei cittadini in una base di lavoro pubblico.
«Il futuro di quest’area sarà una prova decisiva per Busto – ha concluso Loschiavo –. Può diventare una grande occasione di rigenerazione urbana oppure l’ennesima occasione persa. La differenza la farà il metodo scelto da sindaco e giunta: decidere da soli o fare scelte condivise con tutta la città».




