Può un grande romanzo aiutare a comprendere il Vangelo e persino illuminare le sfide del nostro tempo? È la domanda che ha attraversato la serata di martedì 30 giugno promossa dall'Ucid all'osteria sociale La Tela di Rescaldina, dove don Paolo Alliata ha accompagnato imprenditori e dirigenti in un percorso tra fede, cultura e vita quotidiana, dimostrando come la letteratura possa diventare uno strumento privilegiato per leggere la realtà e interrogarsi sul senso dell'esistenza.
A chiarirlo in esordio è stato il segretario Ucid Alberto D'Elia, che ha presentato il sacerdote milanese ricordando il suo originale metodo di lettura dei grandi classici: «Don Paolo fa percorsi letterari analizzando i grandi capolavori e scopre Dio dove talvolta è impensabile trovarlo».
“Furore”, un romanzo che parla ancora all'uomo di oggi
Fulcro della riflessione è stato Furore, il celebre romanzo di John Steinbeck, che don Alliata ha definito un'opera capace di parlare con straordinaria attualità al nostro presente.
«Se qualcuno di voi uscirà da qui con la voglia di leggere questo libro, la serata avrà raggiunto il suo obiettivo», ha esordito il sacerdote, leggendo uno dei passaggi più significativi dell'opera: «Nell'Ovest si diffuse il panico di fronte al moltiplicarsi degli emigranti sulle strade...».
Per don Alliata, il motivo per cui leggere Furore è semplice: «L'autore ci parla di noi. Racconta problemi che sono incredibilmente attuali. Entrando nel cuore dei personaggi accompagna l'uomo dentro la fame e la sete di vita di chi è costretto a lasciare tutto».
Il dramma dell'emigrazione e la rabbia che nasce dall'abbandono della propria terra
Ambientato negli anni della grande depressione, il romanzo narra il viaggio della famiglia Joad, costretta ad abbandonare l'Oklahoma per raggiungere la California, immaginata come una terra promessa.
Steinbeck, ha spiegato don Alliata, riprende i grandi racconti biblici e li trasporta nella storia contemporanea. Al centro vi è il rapporto con la terra: quella perduta rappresenta identità, radici e memoria, mentre quella promessa diventa simbolo di speranza.
«Essere costretti a lasciare la propria terra genera rabbia e amarezza. Una rabbia che fermenta fino a trasformarsi in furore. Chi aiuterà queste persone a raccontare il proprio dolore?», ha domandato il sacerdote, sottolineando come il dramma narrato nel romanzo sia lo stesso vissuto oggi da milioni di migranti.
Da qui l'invito a una responsabilità concreta: «Occorre accogliere in modo responsabile e aiutare l'altro a elaborare la propria rabbia».
Ma' Joad e Casy, figure di speranza e profezia
Tra i personaggi del romanzo, don Alliata ha posto particolare attenzione alla figura di Ma' Joad, la madre che riesce a mantenere unita la famiglia durante tutte le prove del viaggio.
«La terra non è soltanto il dolore del passato, ma anche la speranza del futuro. E senza speranza non si affronta alcun cammino», ha osservato.
Grande spazio è stato dedicato anche al predicatore Jim Casy, personaggio che il sacerdote ha definito profondamente evangelico. Inizialmente uomo in crisi e incapace di parlare, Casy ritrova la propria voce proprio camminando accanto ai poveri e agli emarginati.
La sua parola diventa denuncia delle ingiustizie subite dai lavoratori sfruttati e invito alla dignità. Proprio per questo Steinbeck fu accusato di simpatie comuniste, mentre il suo intento era semplicemente raccontare ciò che vedeva.
Il parallelo con Gesù appare evidente: Casy si ritira nel deserto, vive tra la gente, raccoglie un popolo, denuncia il male e offre la propria vita per gli altri fino a essere ucciso, proprio come accade ai profeti inascoltati.
«Il Vangelo vuole svegliarci alla vita»
Nella parte conclusiva dell'incontro don Alliata ha rivolto un messaggio diretto agli imprenditori e ai dirigenti presenti. «Il Vangelo vuole svegliarci alla vita. Noi siamo responsabili. Leggere un romanzo come Furore è importante perché ci aiuta a capire chi siamo e chi vogliamo essere».
Un invito a considerare la cultura non come evasione, ma come occasione di formazione della coscienza e di crescita civile.
La missione della Tela: legalità, inclusione e solidarietà
Nel corso della serata è intervenuto anche Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa sociale La Tela, che ha ricordato il valore del luogo che ha ospitato l'iniziativa.
L'obiettivo della cooperativa è restituire legalità e giustizia a un bene confiscato alla criminalità organizzata, creando al tempo stesso opportunità di lavoro per persone con disabilità e promuovendo una cultura della solidarietà. Arzuffi ha inoltre presentato il libro pubblicato quest'anno dagli studenti, dedicato alle storie di mafia, testimonianza dell'impegno educativo della cooperativa sui temi della legalità.
L'appuntamento di settembre a Roma
Nel corso della serata il presidente Ucid Roberto Caironi ha ricordato di annotare in agenda l'appuntamento dell'associazione per il 16 settembre quando i soci saranno a Roma per una visita al Parlamento, accompagnati dalla neo socia Ucid e neo deputata Manuela Maffioli.




