Varese si prepara a dare l'ultimo saluto a Simone Magrin, storico cameraman, regista e tecnico di Rete55, scomparso improvvisamente a soli 44 anni a Mindelo, nell'isola di São Vicente a Capo Verde, dove da alcuni anni aveva scelto di vivere e costruire il proprio futuro.
I funerali saranno celebrati questa mattina alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di San Carlo Borromeo, dove familiari, amici, colleghi e tutti coloro che lo hanno conosciuto potranno stringersi attorno ai suoi cari.
Ad accompagnare questi giorni di lutto è anche una lunga e struggente lettera che il padre Maurizio ha scritto al figlio, giorno dopo giorno, trasformando il dolore in un dialogo ideale con Simone. Ventotto pagine nelle quali ripercorre la sua vita, il lavoro, gli affetti e l'impegno umanitario, ma soprattutto il vuoto lasciato dalla sua scomparsa.
Le parole più forti arrivano già nelle prime righe, quando racconta la telefonata che gli ha annunciato la morte del figlio: «Se ne avessi avuto la possibilità materiale avrei serenamente deciso di morire io per poter scambiare la mia vita con la tua». Poco dopo aggiunge un'altra frase destinata a colpire chiunque la legga: «Simone, io ti voglio bene... ma voglio utilizzare una seconda parola: io ti rispetto».
Nella lettera il padre ricorda il trasferimento a Capo Verde, dove Simone si era fatto apprezzare non solo come professionista, ma anche «per le sue qualità etiche e morali», la storia d'amore con la compagna Arminda, il lavoro nel settore alberghiero, i progetti di agricoltura idroponica, l'impegno nella Protezione civile e negli aiuti umanitari, fino ai tanti anni trascorsi dietro la telecamera prima a Tele Sette Laghi e poi a Rete55.
Tra i passaggi più commoventi c'è anche quello dedicato all'eredità umana lasciata dal figlio: «Oggi tutti coloro che ti sono stati vicini devono sentirsi orgogliosi di aver contribuito a renderti quel grande uomo che eri diventato. Simone, il ricordo di te rimarrà per sempre nel mio cuore, ma da oggi ho compreso che tu resterai anche nel cuore di tante altre persone che hanno avuto l'opportunità e il privilegio di incontrarti e conoscerti».
L'ultima pagina è una sorta di curriculum di una vita vissuta intensamente: dagli oltre vent'anni trascorsi a Rete55 al volontariato con Protezione Civile, Avis, Aido, Leo-Lions, fino ai progetti solidali realizzati a Capo Verde. E la chiusura è quella di un padre che, pur nel dolore, trova un motivo di orgoglio: «Bravo Simo, soprattutto per come hai vissuto la tua opera umana: con umiltà, con il sorriso sulle labbra e senza vantartene. Qualsiasi padre sarebbe stato fiero di avere avuto un figlio come te. Grazie, con tutto il mio amore di padre».




