“È qui la festa… e la Repubblica?”: questo il titolo dello spettacolo/riflessione che, rinviato per meteo sfavorevole, ha preso vita davanti al Tempio Civico giovedì 25 giugno (vedi anche QUI). Rappresentazione, promossa dal Comitato Antifascista di Busto, di una festa nella quale irrompono i problemi dell’oggi, a erodere la spensieratezza, problemi che mettono in discussione i diritti sanciti dalla Costituzione, che incrinano il principio di uguaglianza, che si ripercuoto nelle vite delle persone, che chiamano all’azione-reazione.
La bandiera italiana, simbolo delle conquiste del dopoguerra, finisce col diventare fonte di interrogativi, anche di chiusure, di solitudine. Con messaggio esplicito: «Alla libertà o ci si arriva tutti o non ci arriva nessuno».

Di seguito il messaggio letto davanti al Comune sull’anniversario, sulla cerimonia con il presidente Mattarella a Roma, sulle radici della Costituzione piantate nella lotta di Liberazione.
Sono trascorsi 80 anni da un giorno storico per il nostro Paese, la prima seduta dell’Assemblea Costituente, il 25 giugno 1946, l’avvio della rinascita dell’Italia dopo la tragedia del fascismo e della guerra. Questa mattina una cerimonia solenne a Roma in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti ai Presidenti delle Camere, ai Ministri e alla Corte Costituzionale dopo aver ricordato i "martiri assassinati dal fascismo" Matteotti, Don Minzoni, i fratelli Rosselli, ha sottolineato “in quest’Aula donne e agli uomini nella Assemblea Costituente seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all’indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne "indipendenza".
Ha detto: "I cinquecentotrentacinque uomini e le ventuno donne chiamate a far parte dell'Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l'invocato volto all'Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia e promosso il progresso del Paese" ha continuato Mattarella. "Il percorso, il progresso che l'Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia”.
Quindi "Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra” ha continuato Mattarella ricordando la lotta partigiana, la sofferenza delle popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio, gli oltre 600.000 militari internati in Germania, i deportati nei lager nazisti, partigiani, civili, ebrei. Ma “Il percorso della nuova Italia sarebbe stato affidato al popolo, attraverso una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale diretto e segreto per deliberare la nuova Costituzione dello Stato”.
Dunque una data storica, 25 giugno 1946, la prima seduta dell’Assemblea costituente che elegge il suo Presidente, Giuseppe Saragat. Il 26 giugno 1946 il suo memorabile discorso che è stato quest’anno tra gli argomenti all’esame di maturità. Oggi lo ricordiamo,disse ai colleghi dell’Assemblea: "Voi rappresentate il popolo italiano in virtù di un responso democratico, che è la consacrazione di un quarto di secolo di lotte per la difesa della libertà umana. Il 2 giugno è stato il grande giorno del nostro destino. La vittoria della Repubblica è la sanzione di un passato funesto, è la certezza di un avvenire migliore. Ma questa vittoria ha un significato ancora piu alto. Essa rappresenta il patto solenne stretto da tutti gli italiani di rispettare la legalità democratica. In questo patto, che vincola tutte le donne e tutti gli uomini della nostra terra, è il segreto dell'avvenire della Nazione. Senza l'adesione di tutto il popolo ai principi della democrazia politica, non soltanto non è possibile alcun progresso umano, ma le stesse conquiste legateci da secoli di storia sono insidiate e minacciate di rovina. Voi, eletti dal popolo, riuniti in questa Assemblea sovrana, dovete sentire l'immensa dignità della vostra missione. A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un'anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà.Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi a voi le speranze di tutta la Nazione. Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide. Nella Repubblica democratica la libertà politica e la giustizia sociale trovano il terreno su cui possono integrarsi in una sintesi armoniosa. Tutta la vostra saggezza di legislatori sarà quindi orientata alla ricerca della formulazione più efficace atta a tradurre in termini concreti queste esigenze fondamentali di ogni consorzio civile ed a favorirne la pratica realizzazione".
Ancora: "Ma, oltre all'elaborazione delle leggi fondamentali dello Stato repubblicano, altri doveri vi sovrastano. In primo luogo quello di offrire al Paese, pur nelle necessarie e feconde divergenze, l'esempio della concordia e del più alto civismo. Alla volontà di potenza, scaturente dall'egoismo sfrenato dei singoli e dei gruppi politici ottusi al senso della liberta, voi opporrete la potenza della volontà libera, imponendo a voi stessi i limiti invalicabili segnati dalla coscienza morale. Voi renderete in tal modo un incalcolabile servizio alla causa dell'evoluzione sociale e politica di un popolo che ha gli occhi fissi su questa Assemblea, dalla cui condotta trarrà norma per la propria condotta. Onorevoli colleghi, con l'instaurazione della Repubblica italiana si inizia un periodo nuovo nella storia del nostro Paese. Una pesante eredità di miserie e di dolori grava sul nostro presente, ma anche lo illumina un passato di gloria imperitura. Per diradare la grigia penombra da cui siamo circondati, leviamo sempre più alta la fiamma della libertà e della giustizia. Alla sua vivida luce noi scorgeremo, sino ai limiti del più lontano orizzonte, la strada per cui si avvia la Patria risorta. È un cammino aspro, irto di ostacoli, ma che sale verso libere altezze. Sorreggiamola come figli devoti in questa marcia in avanti, docili ai suoi cenni materni, fedeli alla sua volontà sovrana. Viva la Repubblica italiana! Viva l'Italia!"
Sono trascorsi 80 anni, davanti abbiamo importanti sfide e viviamo tempi drammatici, guerre, sussulti nostalgici di regimi criminali, manifestazioni di razzismo, di intolleranza verso il diverso, verso lo straniero preoccupano. Non mancano dalla società segnali che danno speranza e dà speranza quanto accaduto stamattina, a Roma, all’Ara Pacis. Lo voglio ricordare qui, siamo davanti al Tempio Civico, custodisce la memoria dei Caduti, nelle guerre, nella lotta di Liberazione, da oltre 30 anni, grazie alla dedizione di Angioletto Castiglioni, con il sostegno di Mons. Livetti, è centro di educazione permanente alla pace. Bene, oggi i responsabili delle religioni in Italia hanno firmato, all'Ara Pacis a Roma, un Patto, frutto del dialogo interreligioso in corso da anni.Un documento per sottolineare quanto le fedi possano offrire un contributo alla costruzione di una società pacifica e più giusta. La politica prenda esempio.





