Scuola - 17 giugno 2026, 14:00

FOTO e VIDEO. A Busto la prevenzione si fa alleanza: la sfida che unisce scuola, strada e carcere

Concluso il percorso 2025/26 di “Scuole Sicure - Io: preferisco la vita” che ha guidato centinaia di studenti attraverso lezioni, monitoraggi ed esperienze dirette sul campo insieme a istituzioni, forze dell’ordine e comunità di recupero. Per l’85% dei giovani la cessione gratuita di droga non è reato. Il sindaco Antonelli e il prefetto Pasquariello richiamano l’importanza di fare rete con le famiglie

Un percorso didattico ed esperienziale di prevenzione, sensibilizzazione e contrasto all'uso e all'abuso di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti: questo è «Scuole Sicure 2025/2026 - Io: preferisco la vita!», l'iniziativa che ha coinvolto centinaia di studenti delle scuole superiori cittadine tra i mesi di marzo e giugno del 2026. Coordinato e promosso dalla Polizia Locale, il progetto fa capo a un bando del Ministero dell'Interno mirato a supportare le amministrazioni comunali nelle attività di prevenzione dello spaccio e dell'uso di droghe tra le fasce giovanili della popolazione. Questa mattina, nella sala Tramogge dei Molini Marzoli, si è tenuto l'incontro pubblico per illustrare i risultati di questo cammino.

All'appuntamento erano presenti numerose autorità civili e militari del territorio, tra cui il prefetto della Provincia di Varese Salvatore Pasquariello, il sindaco Emanuele Antonelli, la presidente del Consiglio comunale Laura Rogora, gli assessori Claudia Cozzi e Chiara Colombo, il Comandante della polizia locale Stefano Lanna, la Direttrice della Casa Circondariale dottoressa Elisabetta Palù e la Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria di Busto Arsizio dottoressa Simona Finiello, oltre ai rappresentanti dei partner coinvolti. Per la realizzazione del progetto, la città di Busto Arsizio ha beneficiato di un finanziamento statale pari a 25.111,39 euro, fondi che l'amministrazione ha integrato con una quota comunale di 10.939,61 euro, portando l'investimento complessivo a 36.051 euro.

L'impiego dei fondi e gli istituti coinvolti

Il Comandante della polizia locale, Stefano Lanna, ha spiegato nel dettaglio come sono state allocate le risorse economiche. Una parte del finanziamento è stata destinata alla strumentazione tecnica, con l'acquisto di due drogometri per l'analisi rapida delle sostanze nel fluido orale, utili ai controlli su strada e alle valutazioni dei medici. La quota rimanente ha invece sostenuto la campagna informativa e l'attività educativa all'interno delle aule scolastiche.

Il percorso didattico ha coinvolto gli studenti attraverso lezioni pratiche, incontri con esperti e la compilazione di questionari conoscitivi. Le scuole che hanno preso parte attiva al progetto sono state l'IPSSCT Verri, l'E.N.A.I.P., l'ACOF Olga Fiorini – Pantani, l'International Academy e il Liceo Blaise Pascal. Per lo sviluppo delle attività, il Comando ha collaborato stabilmente con diverse realtà del territorio, tra cui la Società ERA – Security Consulting and Training di Busto Arsizio, l'Associazione Lampi Blu di Busto Arsizio, l'Associazione On the Road di Bergamo e la Comunità Marco Riva di Busto Arsizio.

Il ruolo delle istituzioni e la vicinanza ai giovani

Durante l'incontro, il sindaco Emanuele Antonelli ha posto l'accento sulla necessità che le istituzioni supportino le famiglie e il mondo della scuola nell'indirizzare i giovani. Antonelli ha rimarcato che le forze dell'ordine e le istituzioni locali operano con l'obiettivo primario di tutelare la salute pubblica e la sicurezza dei ragazzi, evidenziando che l'intero progetto avrebbe un valore inestimabile anche qualora fosse servito a trarre d'impaccio un solo giovane. Il primo cittadino ha inoltre rivolto un ringraziamento al Prefetto di Varese per il costante sostegno offerto al territorio.

L'assessore alla Sicurezza, Claudia Cozzi, ha espresso considerazioni analoghe sull'importanza di fare prevenzione nei luoghi di aggregazione scolastica. Cozzi ha osservato che le lezioni hanno permesso agli studenti di riflettere non soltanto sulle sanzioni pecuniarie o penali collegate all'uso di sostanze, ma soprattutto sulle ripercussioni personali, come l'isolamento sociale e la marginalizzazione, ampliando l'analisi anche a forme di dipendenza correlate al gioco d'azzardo e all'uso incontrollato delle tecnologie digitali.

I dati emersi dal sondaggio sul consumo e la percezione del rischio

I risultati dei questionari somministrati agli studenti, analizzati su un campione di 591 ragazzi appartenenti a 38 classi superiori, sono stati esposti dall'avvocato Davide Mantovan per conto di Società ERA. Mantovan ha evidenziato che la metodologia adottata ha cercato di destrutturare l'immagine artificialmente positiva e "vincente" delle sostanze stupefacenti spesso diffusa dai moderni canali di comunicazione, offrendo agli studenti elementi di riflessione oggettivi ed evidenziando la realtà del fenomeno attraverso un filmato proiettato al termine di ciascun incontro.

Dall'analisi statistica emerge che l'81,4% degli intervistati non ha mai provato alcun tipo di droga, mentre il 18,6% ha dichiarato di averne fatto uso almeno in un'occasione. Tra i fattori che hanno scoraggiato l'assunzione spiccano la consapevolezza dei danni biologici per il 62,3% del campione, la totale mancanza di curiosità per il 55,5%, il rifiuto di frequentare contesti delinquenziali per il 30,1%, la percezione dei danni nelle relazioni interpersonali per il 26,7%, il timore delle conseguenze giudiziarie per il 23,3% e il timore delle sanzioni o delle reazioni familiari per il 17,8%.

Per la minoranza di studenti che ha dichiarato di consumare sostanze, la cannabis e i suoi derivati rappresentano la tipologia quasi esclusiva con il 94,4% delle risposte. Percentuali molto ridotte si registrano per acidi e allucinogeni al 3,7%, seguiti da ecstasy o Mdma all'1,9% e da Fentanyl o Ketamina all'1,9%. Tra i consumatori, il 74,1% dichiara di non fare uso abituale di tali sostanze, l'11,1% dichiara di assumere stupefacenti sporadicamente, il 7,4% con frequenza settimanale, l'1,9% da tre a cinque volte nell'arco di una settimana e il 5,6% quotidianamente. Il consumo avviene prevalentemente nelle ore serali, per il 50% dei casi, oppure nei fine settimana, di pomeriggio o in ogni altra occasione utile per il restante 35,7%. Inoltre, il 57,1% assume sostanze alternando momenti di solitudine e contesti di gruppo, mentre il 42,9% consuma esclusivamente in compagnia.

Nel campione di ragazzi che fanno uso di stupefacenti si riscontra inoltre che il 37% consuma regolarmente alcolici, il 94% fuma tabacco o sigarette elettroniche, l'11% pratica il gioco d'azzardo in modo abituale e il 70,3% rientra abitualmente a casa dopo le 2 di notte. Un dato di particolare rilievo riguarda la scarsa conoscenza delle norme penali: solo il 15,2% degli intervistati totali è a conoscenza del fatto che cedere gratuitamente una dose a un conoscente o a un amico costituisce legalmente un reato di spaccio, evidenziando una diffusa e fallace convinzione che la condotta illecita sia legata unicamente allo scambio di denaro.

Le considerazioni dei partner e dei collaboratori

Le attività hanno visto l'apporto operativo di diverse sigle associative. Paolo Macchi, Ispettore della Polizia Stradale e Presidente dell'associazione Lampi Blu, ha descritto l'attività del sodalizio, nato per offrire ai giovani una via di ascolto e un confronto differente da quello istituzionale, ringraziando l'amministrazione per la qualità dei servizi e delle strutture locali. Matteo Inzaghi, giornalista e vice presidente della medesima associazione, ha rivolto un appello ai ragazzi, esortandoli a rifiutare i modelli fittizi proposti dai social media e a comprendere che l'aggressività e la violenza non rappresentano una dimostrazione di forza, bensì una debolezza, ricordando che il futuro va costruito attraverso l'onestà e l'applicazione personale.

Luca Zanchi, in rappresentanza dell'associazione On the Road, ha ricordato la storia ultra decennale del progetto, teso a far sperimentare ai giovani la realtà quotidiana degli operatori di Polizia Locale, dei servizi d'emergenza e dei contesti detentivi, aiutandoli a maturare una solida coscienza civica. La studentessa dell'Enaip Asia Calabrese, partecipante al progetto, ha fornito la sua testimonianza descrivendo come le visite sul campo e il dialogo con gli operatori e i tossicodipendenti le abbiano consentito di comprendere appieno le problematiche legate alle dipendenze, spingendola a unirsi stabilmente allo staff dell'associazione.

Per la Comunità Marco Riva è intervenuto Paolo Castiglioni, che ha richiamato l'attenzione sulla trasversalità sociale della tossicodipendenza, presente oggi in contesti molto differenti tra loro, e sull'efficacia formativa delle testimonianze dirette degli ospiti della comunità, portate periodicamente all'interno delle aule scolastiche per mostrare la complessità e la durezza dei percorsi di recupero.

L'apprezzamento del Prefetto e l'iniziativa sui patti digitali

L'intervento conclusivo è stato affidato al Prefetto della Provincia di Varese, Salvatore Pasquariello, che ha espresso forte apprezzamento per il lavoro svolto dalle istituzioni e dalla polizia locale di Busto Arsizio, indicando il progetto come un modello virtuoso di «comunità educante». Pasquariello ha evidenziato con preoccupazione il dato relativo al 70,3% di ragazzi che rientrano tardi la sera, invitando gli adulti e le famiglie a mantenere alta la vigilanza e a non delegare la custodia dei figli. Il Prefetto ha inoltre proposto di includere formalmente il Comune di Busto Arsizio tra i promotori delle iniziative provinciali programmate per il prossimo 26 giugno, in occasione della Giornata mondiale contro la droga.

Pasquariello si è poi ricollegato alle riflessioni sull'uso dei dispositivi digitali e degli smartphone tra gli adolescenti, illustrando i dettagli dei "Patti digitali di comunità", un accordo territoriale sottoscritto da università, prefettura, ufficio scolastico, camera di commercio e diversi comuni della provincia, a cui ha aderito anche l'amministrazione di Busto Arsizio. L'obiettivo è quello di concordare tra genitori e istituzioni scolastiche linee guida condivise per regolamentare l'uso dei telefoni, riducendo l'isolamento dei ragazzi e scoraggiando l'utilizzo dei dispositivi nelle ore notturne.

Giovanni Ferrario

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