Dal banco dell'Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio al tappeto rosso più prestigioso del cinema mondiale. Per Ciro Tomaiuoli, regista classe 1989, la partecipazione al Festival di Cannes rappresenta il coronamento di un sogno inseguito per anni tra sacrifici, rinunce e tanta determinazione. La sua opera prima, Storia di una mistress, è stata presentata sulla Croisette, regalando al regista una vetrina internazionale che fino a qualche anno fa sembrava quasi irraggiungibile. Eppure tutto è iniziato molto prima, quando il cinema era soltanto una passione coltivata inconsapevolmente.
Una passione nata da ragazzino
«Da bambino non pensavo certo di fare questo lavoro», racconta Tomaiuoli. «Ogni volta che andavo in vacanza giravo dei video e poi passavo ore a montarli. Avevo tredici anni e mi divertiva raccontare le cose attraverso le immagini». La svolta arriva con un'esperienza in una televisione locale pugliese. «Lì mi si è aperto un mondo. Ho capito che dietro una telecamera c'era un universo che mi affascinava enormemente. Ma non avrei mai immaginato che sarebbe diventata la mia professione».
Dal lavoro nei cantieri alla scelta di cambiare vita
Prima del cinema c'era un'altra strada. Tomaiuoli aveva studiato elettronica e lavorava come tecnico impiantista. «Mi occupavo di impianti civili, industriali e sistemi d'allarme. Sembrava un percorso lontanissimo dal cinema. Poi ho perso il lavoro e mi sono trovato davanti a un bivio: tornare a casa oppure provare a inseguire il mio sogno. Ho scelto di rischiare».
Nel 2012 si iscrive all'Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio. Una decisione che cambia completamente la sua vita. «Da quel momento non mi sono più fermato. Ho iniziato a studiare regia, ma il mio ingresso nel settore è avvenuto da un'altra porta».
L'apprendistato sui set
I primi passi nel cinema non li compie infatti dietro la macchina da presa. «Ho iniziato a lavorare come elettricista sui set. Conoscevo già quel mondo grazie agli studi e alle esperienze precedenti. Quei due anni sono stati fondamentali perché mi hanno permesso di entrare subito nel settore e imparare come funziona davvero una produzione».
Da stagista a freelance, il percorso prosegue senza soste. «Ho lavorato in diversi reparti tecnici, facendo esperienza sul campo. Poi sono arrivati i primi lavori sempre più importanti e ho iniziato a costruire la mia strada come regista».
Oggi Tomaiuoli dirige cinema, televisione e pubblicità. I suoi cortometraggi sono stati selezionati e premiati in numerosi festival nazionali e internazionali, affrontando temi sociali e storici con uno stile realistico e personale.
Il sogno chiamato Cannes
L'emozione più grande è arrivata quest'anno. «Nel 2024 abbiamo girato il film e alla produzione è piaciuto molto. Hanno deciso di spingerlo verso contesti sempre più importanti fino ad arrivare a Cannes. È stata una soddisfazione enorme».
Per il regista pugliese il Festival di Cannes rappresentava un sogno quasi irrealizzabile. «Avevo sempre immaginato di poter calpestare un red carpet importante. Ma non avrei mai pensato che sarebbe stato proprio quello di Cannes».
Il film presentato sulla Croisette, Storia di una mistress, è un dramma psicologico ispirato a una storia vera. Racconta la vicenda di una donna di trent'anni che, dopo aver subito abusi sessuali, sceglie di diventare mistress per riprendere il controllo della propria vita. Ma i traumi del passato la costringeranno a fare i conti con se stessa. Prodotto da Imagine The Stars e Reylu Production, con Monica Bartolucci alla produzione, il film arriverà nelle sale Uci Cinemas nell'ottobre 2026.
«Busto Arsizio è la mia seconda casa»
Nonostante il successo internazionale, Tomaiuoli non dimentica il luogo dove tutto è iniziato. «Busto Arsizio è la mia seconda casa. È una città che mi ha dato tantissimo e nella quale è nata la mia carriera. Non solo grazie all'Antonioni, ma anche attraverso il B.A. Film Festival, di cui faccio parte da due anni». Il rapporto con la città è così forte da influenzare anche il suo lavoro. «Per me Busto è la mia Roma. Ho già ambientato qui due cortometraggi, uno all'ospedale e uno in alcune vie della città. Mi piacerebbe molto girare in futuro un film, uno spot o un altro cortometraggio ambientato qui».
I progetti per il futuro
L'agenda del regista è già piena. «Sto lavorando alla scrittura di un nuovo film thriller. Nel 2026 sarò impegnato anche nella regia di programmi televisivi per reti nazionali e continuerò a realizzare spot pubblicitari». Negli anni ha già firmato produzioni per Discovery, La7 e Rai2, oltre a contenuti distribuiti su piattaforme come Amazon Prime Video e RaiPlay.
I modelli e i sogni ancora da realizzare
Tra i registi che lo hanno maggiormente influenzato cita James Cameron e Paolo Sorrentino. «Cameron è sempre stato un punto di riferimento. Tra gli italiani, invece, considero Sorrentino il regista più importante e rappresentativo della contemporaneità». E se potesse scegliere i protagonisti di un suo prossimo film? «Mi piacerebbe tantissimo lavorare con Matilda De Angelis. È un sogno che spero di realizzare. Tra gli attori sceglierei Pierfrancesco Favino».
Il sacrificio più grande
Dietro ogni successo c'è però un prezzo da pagare. «La mia famiglia è rimasta a Vieste. Lasciare la mia terra per inseguire il cinema è stato il sacrificio più grande della mia vita». Un legame che resta fortissimo. «Mi piacerebbe tornare un giorno, ma - ironizza - "il sole e il mare non ti danno da mangiare". Per realizzare questo sogno ho dovuto fare delle scelte».
Scelte che lo hanno portato lontano da casa, fino a uno dei luoghi più iconici del cinema mondiale. E che oggi gli permettono di guardare al futuro con la consapevolezza di chi, partendo da una videocamera usata da adolescente durante le vacanze, è riuscito a trasformare una passione in una professione e un sogno in realtà.