Busto Arsizio - 08 giugno 2026, 19:30

Netturbini, diciamogli “grazie”. E anche se si tolgono i cassonetti bianchi, poniamoci qualche domanda

Il sindaco, Emanuele Antonelli, ha annunciato la rimozione dei contenitori Agesp, notoriamente poli d’attrazione per quanti abbandonano immondizia di qualunque tipo sul suolo pubblico. Nei punti occupati dai cassonetti, però, le fototrappole possono inchiodare tanti incivili, anche con benefici per le casse comunali. Solidarietà a quanti, per lavoro, si confrontano col disastro

Lo stato del cassonetti bianco in piazza 25 Aprile, il 25 maggio 2026

Ora basta, via i contenitori di Agesp per la raccolta di rifiuti tessili (vedi QUI). Il sindaco, Emanuele Antonelli, ha annunciato lo stop all’esperienza dei cassonetti bianchi. Troppa inciviltà, troppe schifezze intorno. Lo ha detto, Antonelli, anche ai microfoni di una tv nazionale. Ha fatto una scelta. È il compito di chi amministra: osservare, valutare, agire.

C’è un però. Il Comune di Busto, con la sua Polizia Locale, ha iniziato a utilizzare fototrappole particolarmente efficaci (vedi QUI). Dispositivi che inchiodano i pattumeros al ritmo di 1.000 euro a sanzione per ogni abbandono documentato. Bacchettata sulle mani, e prelievo dal portafogli, del barbaro di turno. Con beneficio per l’ente pubblico. Dunque per tutti. Anche se il barbaro pensa di commettere una trasgressione lieve. «In fondo, che sarà mai...». Sarà che il peccatuccio, commesso da migliaia di persone, diventa un problema pesante.

Ai Vigili non si può chiedere dove siano state posizionate le fototrappole, per ovvie ragioni, ma è verosimile che tra gli appostamenti figurino regolarmente i dintorni dei cassonetti bianchi. Perché lì agisce, spesso, la calamita dell’inciviltà. Lì si becca chi abbandona, chi lorda, chi si beffa delle regole del vivere civile. Lì le fototrappole possono fotointrappolare. Lì le multe possono colpire. La rimozione dei contenitori bianchi toglie all’Amministrazione pubblica un "terreno di caccia". Anche un punto di riferimento per quanti hanno utilizzato i cassonetti per rifiuti tessili in modo corretto. Senza contare che i barbari potrebbero, semplicemente, prendere a seminare schifezze a caso. Alimentando il fenomeno dell'abbandono ma diventando meno intercettabili.

Intanto, vicino ai cassonetti bianchi piegano la schiena quelli che devono mettere a posto. Gli operatori della società incaricata della raccolta degli abiti usati, per esempio. A loro è toccato, finora, tirare su i rifiuti tessili. Non solo quelli conferiti correttamente ma anche quelli lasciati ai piedi dei contenitori. Materiali che, se buttati senza rispettare le regole, generano fatica aggiuntiva e ribrezzo: impregnati di pioggia, colanti, pesanti il triplo. Perché chi abbandona non ci pensa: «Lascio qui. Tanto…».

Poi ci sono gli operatori Agesp. Anche loro devono valutare, segnalare, raccogliere… Piegare la schiena facendo più di quello che sarebbe richiesto se le regole fossero rispettate. In piazza XXV Aprile, nei giorni scorsi, nascosto tra gli abiti, c’era uno specchio rotto. Cocci acuminati, taglienti. Chi lo ha abbandonato probabilmente non ci ha pensato: gli addetti che mettono le mani tra i panni, o quelli di Agesp, avrebbero potuto tagliarsi, farsi male. Ma le mani, presto o tardi, qualcuno le mette sempre. Per separare, raccogliere. Per rendere a tutti la vita un po’ più ordinata. Anche igienica.

Il sindaco annuncia la rimozione dei cassonetti bianchi. Non si è girato dall’altra parte, ha fatto una scelta. Vedremo come andranno le cose. Si possono prevedere pro e contro.

Ma qualcuno continuerà a piegare la schiena. Diciamogli almeno “grazie”. Il suo lavoro ci serve.

Stefano Tosi