Storie - 07 giugno 2026, 10:35

«Do fett de salamm e on biccèr de vin»: a Varese l’Angolo Divino raddoppia

Paolo Bovio apre una nuova vineria accanto allo storico locale e passa il testimone alla figlia Lisa. Tra vini sfusi, aperitivi e clienti affezionati, continua una storia fatta di convivialità e sapori autentici

Paolo Bovio nel suo Angolo Divino

Paolo Bovio nel suo Angolo Divino

Metà mattina in viale Milano 24 a Varese: la bottiglia di rosso è già stata “stirata”, gli amici indugiano con le ultime chiacchiere, gli stuzzichini sono finiti e per qualcuno c’è il tempo di una sigaretta fumata a metà tra ingresso e marciapiede, poi i saluti e le battute. «Se va sul giornale la fotografia di quel tipo lì, io non leggo l’articolo: spacca l’obiettivo», dice ridendo un avventore all’indirizzo del barista Paolo Bovio, colui che non ha lasciato ma raddoppiato, portando il suo “Angolo Divino” da un locale a due, acquisendo gli spazi dell’ex negozio di calzature e trasformando la mescita di vino sfuso in un elegante bar-vineria nuovo di pacca, con una “citazione” del vecchio negozio a lato dell’ingresso: una piccola botte con sopra un cristallo a fare da tavolino per un veloce aperitivo.

«A dire il vero, la titolare dell’attività è mia figlia Lisa. Io avrei voluto chiudere il negozio più piccolo che avevo qui a lato, il vecchio “Divin Birbante”, ma lei aveva voglia di fare qualcosa di nuovo dopo aver lavorato in Svizzera, e così mi ha convinto. Dal 28 aprile siamo qui», spiega Paolo Bovio, che prima di arrivare a Varese gestiva il circolo Acli di Varallo Pombia, nato nel 1949.

«Ho lavorato lì per vent’anni, ho avuto diversi locali e, ultimamente, vivendo già a Bisuschio, facevo il pendolare con Varallo. Una vita faticosa, certo, ma con la soddisfazione di aver risanato il circolo, che stava per chiudere. Il nuovo “Angolo Divino” ha mantenuto le caratteristiche del precedente: vendita di vino sfuso da Piemonte, Veneto, Toscana e Marche, con qualche licenza siciliana, per esempio per un ottimo Zibibbo. Dal Piemonte arrivano bianchi come Arneis, Chardonnay e Cortese, e rossi come Grignolino, Nebbiolo, Dolcetto, Bonarda e Barbera; dal Veneto Refosco, Cabernet, Malbech, Traminer e Sauvignon; dalle Marche Pecorino, Passerina e Sangiovese».

Nella vineria, aperta da lunedì a sabato dalle 7 alle 19.30 con orario continuato, si trova anche un’ampia scelta di vini imbottigliati provenienti dalle principali regioni italiane, ma anche la birra friulana Castello alla spina e l’esclusiva birra in bottiglia Epa, prodotta dal 1872 dall’azienda ceca Primator.

«Il locale vuole essere un piccolo punto di riferimento di quartiere per la colazione o la pausa pranzo. Proponiamo insalate, panini, piadine, pinse, toast e tartare di scottona, e vendiamo anche formaggi e salumi. Da fine settembre, poi, procuro il “fidighin” e il “salame dla duja”, tipici del Novarese. Vado a prenderli a Vicolungo da un piccolo produttore artigianale che li realizza senza conservanti. La duja è un grande recipiente in terracotta dove si alternano uno strato di grasso di maiale e uno di fegato o di salame, che si conservano a lungo e si aromatizzano grazie all’aggiunta di vino e aglio».

Alla caffetteria si alternano Paolo, la moglie Cesarina, detta Cesi, la figlia Lisa e il marito Giuseppe. «Ma finita la scuola arriverà anche mio nipote Michael, che deve imparare il mestiere, visto che in classe non è una cima. Il locale l’ho rinnovato anche pensando ai nipoti: io sarei già in pensione, devo lasciare spazio ai giovani. Vedremo come va, siamo aperti da poco e ci vogliono tre o quattro mesi per capire se si ingrana bene», dice Bovio.

I giovani, peraltro, arrivano all’“Angolo Divino” per l’aperitivo, visto che la lista delle proposte comprende, tra gli altri, spritz, spritz Borducan e anche una versione analcolica con succo d’arancia, bitter e acqua tonica, oltre a Negroni e gin tonic.

«Ma l’“ombreta de vin” è sempre gettonata, soprattutto dagli habitué più in età che già frequentavano l’altro locale. Prendono una bottiglia e si siedono a chiacchierare o a commentare le notizie dei giornali. Teniamo “La Prealpina” e la “Gazzetta dello Sport”, e ci sono anche clienti che “tazzano” mica male», aggiunge divertito Paolo Bovio.

In viale Milano rinascono i sapori italiani, e «do fett de salamm e on biccèr de vin» rimangono un intramontabile talismano della felicità, insieme a quattro chiacchiere e una risata sincera. Tutto, insomma, fa ancora buon sangue.

Metà mattina in viale Milano 24: la bottiglia di rosso è già stata “stirata”, gli amici indugiano con le ultime chiacchiere, gli stuzzichini sono finiti e per qualcuno c’è il tempo di una sigaretta fumata a metà tra ingresso e marciapiede, poi i saluti e le battute. «Se va sul giornale la fotografia di quel tipo lì, io non leggo l’articolo: spacca l’obiettivo», dice ridendo un avventore all’indirizzo del barista Paolo Bovio, colui che non ha lasciato ma raddoppiato, portando il suo “Angolo Divino” da un locale a due, acquisendo gli spazi dell’ex negozio di calzature e trasformando la mescita di vino sfuso in un elegante bar-vineria nuovo di pacca, con una “citazione” del vecchio negozio a lato dell’ingresso: una piccola botte con sopra un cristallo a fare da tavolino per un veloce aperitivo.

«A dire il vero, la titolare dell’attività è mia figlia Lisa. Io avrei voluto chiudere il negozio più piccolo che avevo qui a lato, il vecchio “Divin Birbante”, ma lei aveva voglia di fare qualcosa di nuovo dopo aver lavorato in Svizzera, e così mi ha convinto. Dal 28 aprile siamo qui», spiega Paolo Bovio, che prima di arrivare a Varese gestiva il circolo Acli di Varallo Pombia, nato nel 1949.

«Ho lavorato lì per vent’anni, ho avuto diversi locali e, ultimamente, vivendo già a Bisuschio, facevo il pendolare con Varallo. Una vita faticosa, certo, ma con la soddisfazione di aver risanato il circolo, che stava per chiudere. Il nuovo “Angolo Divino” ha mantenuto le caratteristiche del precedente: vendita di vino sfuso da Piemonte, Veneto, Toscana e Marche, con qualche licenza siciliana, per esempio per un ottimo Zibibbo. Dal Piemonte arrivano bianchi come Arneis, Chardonnay e Cortese, e rossi come Grignolino, Nebbiolo, Dolcetto, Bonarda e Barbera; dal Veneto Refosco, Cabernet, Malbech, Traminer e Sauvignon; dalle Marche Pecorino, Passerina e Sangiovese».

Nella vineria, aperta da lunedì a sabato dalle 7 alle 19.30 con orario continuato, si trova anche un’ampia scelta di vini imbottigliati provenienti dalle principali regioni italiane, ma anche la birra friulana Castello alla spina e l’esclusiva birra in bottiglia Epa, prodotta dal 1872 dall’azienda ceca Primator.

«Il locale vuole essere un piccolo punto di riferimento di quartiere per la colazione o la pausa pranzo. Proponiamo insalate, panini, piadine, pinse, toast e tartare di scottona, e vendiamo anche formaggi e salumi. Da fine settembre, poi, procuro il “fidighin” e il “salame dla duja”, tipici del Novarese. Vado a prenderli a Vicolungo da un piccolo produttore artigianale che li realizza senza conservanti. La duja è un grande recipiente in terracotta dove si alternano uno strato di grasso di maiale e uno di fegato o di salame, che si conservano a lungo e si aromatizzano grazie all’aggiunta di vino e aglio».

Alla caffetteria si alternano Paolo, la moglie Cesarina, detta Cesi, la figlia Lisa e il marito Giuseppe. «Ma finita la scuola arriverà anche mio nipote Michael, che deve imparare il mestiere, visto che in classe non è una cima. Il locale l’ho rinnovato anche pensando ai nipoti: io sarei già in pensione, devo lasciare spazio ai giovani. Vedremo come va, siamo aperti da poco e ci vogliono tre o quattro mesi per capire se si ingrana bene», dice Bovio.

I giovani, peraltro, arrivano all’“Angolo Divino” per l’aperitivo, visto che la lista delle proposte comprende, tra gli altri, spritz, spritz Borducan e anche una versione analcolica con succo d’arancia, bitter e acqua tonica, oltre a Negroni e gin tonic.

«Ma l’“ombreta de vin” è sempre gettonata, soprattutto dagli habitué più in età che già frequentavano l’altro locale. Prendono una bottiglia e si siedono a chiacchierare o a commentare le notizie dei giornali. Teniamo “La Prealpina” e la “Gazzetta dello Sport”, e ci sono anche clienti che “tazzano” mica male», aggiunge divertito Paolo Bovio.

In viale Milano rinascono i sapori italiani, e «do fett de salamm e on biccèr de vin» rimangono un intramontabile talismano della felicità, insieme a quattro chiacchiere e una risata sincera. Tutto, insomma, fa ancora buon sangue.

Mario Chiodetti

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