Storie - 29 maggio 2026, 18:45

Da Busto a Milano per cancellare l'odio: Francesca Cassani dipinge un immenso girasole sul campetto dedicato ad Ale. «Un vortice di energia contro l'inciviltà»

Il campo da basket di via Dezza a Milano è stato completamente ripitturato dalla talentuosa urban artist bustocca, founder di Nine In The Paint. Dieci giorni di lavoro condiviso con famiglia di Alessandro Meszely e i suoi amici per trasformare il dolore in un'esplosione di colori. Ora il playground si chiama ufficialmente "Il Girasole"

Il campetto di via Dezza a Milano ha finalmente cambiato volto, e la firma di questa attesa rinascita è tutta bustocca. Dopo la «protesta gentile» dello scorso novembre, quando un piccolo fiore giallo era stato disegnato al centro della lunetta per rispondere all'inciviltà di chi strappava sistematicamente i fiori in memoria del quindicenne Alessandro Meszely (scomparso su quel campo nel 2017 a causa di un malore), oggi l'intero playground si è trasformato in un'immensa e coloratissima opera d'arte urbana, ribattezzata ufficialmente “Il Girasole”.

A progettarla e realizzarla è stata Francesca Cassani, graphic designer, urban artist di Busto Arsizio e founder di Nine In The Paint, recentemente inserita da Forbes Italia nella prestigiosa classifica dei 100 migliori talenti Under 30 del 2025. Già autrice in città della riqualificazione del campetto al Parco Brazzelli, Francesca ha guidato un cantiere fatto non solo di vernice, ma soprattutto di umanità.

Dieci giorni di lavoro e condivisione
L'intervento ha richiesto una decina di giorni di lavoro intenso, trasformandosi in una vera e propria seduta di terapia collettiva per la comunità milanese. «Il progetto è stato molto bello e speciale – racconta l'artista bustocca – Come altri lavori che ho fatto, ha un taglio molto sociale e inclusivo, ma in questo caso c'è qualcosa in più. Il fatto che sia stato dedicato ad Alessandro, e che abbiano partecipato alla realizzazione i familiari, gli amici, i compagni di scuola o anche semplici conoscenti, ha reso tutto molto più speciale».

La vicenda, che aveva scosso l'opinione pubblica nazionale, era nata dall'amarezza di mamma Laura e papà Giorgio: per anni avevano lasciato un girasole sul campo per Ale, finché un anonimo non ha iniziato a strapparlo, lasciando persino un biglietto intriso di cinismo («Se tutti mettono un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera»). Da quello sfregio è nata una valanga di solidarietà, culminata nell'inaugurazione del nuovo playground.

L'opera: un vortice di colore (e i cerchi olimpici)
Dal punto di vista artistico, Cassani ha voluto mantenere una continuità emotiva con il gesto spontaneo dell'autunno scorso. «Ho cercato di riprendere quello che era il girasole disegnato a novembre, che misurava meno di un metro – spiega Francesca – È stato rifatto molto simile, ma grande su tutta l'ampiezza del campo, con colori molto vivaci e macchie che creano questo vortice, a rappresentare energia e vibrazione che danno vitalità al fondo di gioco».

Ai lati dell'immenso fiore, all'interno dell'area dei tre secondi (ndr vabbè, lo sappiamo, i tre secondi al campetto non esistono...) campeggiano anche i cinque cerchi olimpici, un dettaglio fortemente voluto dal padre di Alessandro per celebrare la vocazione sportiva internazionale della città, ma anche per sancire in modo istituzionale la rinascita del luogo.

Un progetto che non muore mai
L'inaugurazione ha visto una partecipazione straordinaria, celebrata con una partita tra la Nazionale Basket Artisti e la Nazionale Basket Giornalisti, suggellando il trionfo della memoria sull'indifferenza. L'associazione The Dab Game Ale’s Friends, fondata dai genitori e dagli amici di Alessandro, guarda ora al futuro, puntando alla riqualificazione di altri spazi e all'installazione di decine di defibrillatori nei campetti della metropoli.

«Abbiamo condiviso questo progetto che sicuramente non nasce da una bella storia, ma che ha saputo, grazie al calore delle persone e alla parte artistica, darle un senso concreto – conclude Francesca – Il campo ha così preso forma e si è illuminato di colore. All'inaugurazione ha presenziato davvero tanta gente, ma anche in questi giorni è sempre molto frequentato, merito anche del progetto, molto bello e positivo».

Un vero e proprio canestro allo scadere contro l'inciviltà, dipinto con cura, tenacia e con l'inconfondibile tocco artistico made in Busto Arsizio.

Giovanni Ferrario

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