La rete della "sicurezza partecipata" continua a tessere le sue maglie a Busto Arsizio. Ieri sera, a partire dalle 20.45, gli spazi di via Vicinale Longú 10, all'oratorio San Luigi di Sacconago, hanno ospitato un incontro pubblico informativo dedicato al Controllo del Vicinato, un'iniziativa che in città ha ormai solide radici, contando già oltre venti gruppi attivi sul territorio.
Davanti a una quarantina di cittadini attenti e partecipi, la Polizia Locale ha illustrato i pilastri di un progetto che unisce prevenzione e solidarietà. A fare gli onori di casa e a spiegare le finalità del nucleo sono intervenuti l'assessore alla Sicurezza, Claudia Cozzi, affiancata dai vertici operativi del progetto: il vice commissario Alessandro Morelli, in qualità di responsabile, e il vice commissario Alice Bena, coordinatore. Tra il pubblico, a seguire i lavori, era presente anche il consigliere comunale Alex Gorletta.
L'assemblea non è stata solo un momento di divulgazione teorica, ma si è rivelata l'occasione propizia per discutere di un'espansione concreta della rete. Alcuni residenti di via Ronchetto avevano già manifestato la precisa volontà di costituire un nuovo gruppo, avviando un confronto diretto con i referenti comunali per muovere i primi passi organizzativi.
L'assessore Claudia Cozzi, nel suo intervento, ha voluto marcare l'aspetto sociale e comunitario del progetto. Aderire al Controllo del Vicinato, ha spiegato, «vuol dire aiutarsi a segnalare, a vedere qualche situazione sospetta, piuttosto che collaborare, parlare tra di noi che siamo individui che però vivono tutti all'interno della stessa comunità». Un richiamo al senso civico che, nei tempi attuali, diventa un tassello fondamentale per la tranquillità di tutti: «Ovviamente il controllo e la sicurezza non possono essere demandati solo ed esclusivamente alle forze dell'ordine, ma ci vuole una collaborazione attiva anche da parte del cittadino, proprio perché vivere in una società moderna prevede anche questo».
Dal punto di vista strategico e operativo, il vice commissario Alessandro Morelli ha chiarito come l'amministrazione intenda gestire questa rete capillare, sottolineando il valore della conoscenza specifica di ogni rione. «L'azione va a coordinare il numero dei presidi sul territorio. E lo scopo di questo nucleo è proprio la prossimità», ha evidenziato Morelli. Non esiste infatti un modello unico applicabile a occhi chiusi, perché ogni zona ha il suo tessuto sociale e le sue criticità: «Le tematiche che ci sono qua non sono le stesse problematiche che ci possono essere, ad esempio, nel quartiere di Madonna Regina». Un approccio "su misura" che permette alle autorità di intervenire o mediare con maggior efficacia, sia che si tratti di prevenire truffe agli anziani, sia che si debba risolvere un banale ma fastidioso disguido tra vicini. Ampia la successiva argomentazione degli agenti, che hanno dato suggerimenti e interagito con le persone presenti.
Prevenire i reati, riconoscere le anomalie, comunicare tempestivamente e rafforzare il legame sociale si confermano dunque i cardini di un servizio gratuito e volontario che a Busto Arsizio piace sempre di più. E, con i cittadini di via Ronchetto pronti a mettersi in gioco, il modello sinergico tra residenti e divise è destinato ad ampliarsi ancora.












