Criticità, note e denunciate da tempo, ma ancora irrisolte. Ma anche «motivi di speranza» nella relazione del garante dei detenuti alla casa circondariale di Busto Arsizio Pietro Roncari, presentata nell’audizione tenutasi martedì sera in Consiglio comunale. Con lui anche la direttrice del carcere, Elisabetta Palù.
Roncari ha ricevuto l’invito bipartisan a prorogare il proprio incarico. Di seguito la relazione del garante.
"Il Garante opera per migliorare le condizioni di vita e di inserimento sociale delle persone private della libertà personale per tutelare il pieno esercizio dei diritti garantiti dalla Costituzione". Parole impegnative che mi ripeto ogni giorno entrando, da oltre tre anni, nella Casa Circondariale cittadina.
Come Garante dei detenuti mi onoro di aver rappresentato L'Amministrazione comunale in una realtà così impegnativa e sofferta. Confermo che quella di Busto Arsizio è una comunità che si dimostra sensibile ai bisogni dei cittadini. Coinvolgimento che esprime quotidianamente anche con i cittadini reclusi in carcere. Lo confermano il crescente numero di iniziative, progetti, interventi finalizzati al recupero e al reinserimento sociale dei detenuti. Sindaco, assessori e amministratori, responsabili di associazioni, volontari e operatori sociali e culturali dimostrano che le istituzioni cittadine alimentano da sempre un rapporto collaborativo con l'Istituto di via per Cassano, la dirigenza, il personale, gli operatori e gli ospiti reclusi. Come Garante ho sostenuto questo circuito solidale virtuoso finalizzato a tutelare i diritti dei detenuti, migliorare la vita carceraria, promuovere il tento invocato reinserimento sociale dei detenuti. Dignità umana del detenuto è la stella polare che ci guida in ogni attività, ogni intervento, ogni investimento rieducativo di chi ha sbagliato.
MOTIVI DI SOFFERENZA. Sono tanti, denunciati da anni eppure ancora irrisolti. Sono le carenze, gravi e denunciate da tempo, del sistema penitenziario italiano che marcano negativamente anche l'Istituto cittadino.
Il sovraffollamento con le tante carenze strutturali che rendono la vita insopportabile.
La macchina burocratica con lungaggini, lentezze e inefficienze che rallentano tutto.
La convivenza forzata tra persone diverse per cultura, stile di vita, lingua, religione. Il "tutto chiuso" dentro le celle con scarsi momenti di convivenza e socialità.
I contatti esterni con la famiglia molto problematici, per molti detenuti inesistenti.
Le giornate vuote per mancanza di lavoro e attività per occupare il tempo.
L'emergenza carceraria tuttavia non nasce a Busto e non si risolve a Busto, ma grava sui governi italiani che si sono succeduti e rivela la loro scara sensibilità nel voler risolvere questi annosi problemi. In qualità di Garante mi sono adoperato con impegno per promuovere i diritti dei detenuti, facilitare il rapporto con la famiglia, agevolando colloqui e telefonate, procurando documenti, pratiche anagrafiche e fiscali, deleghe e contatti telefonici, contatti con gli avvocati e i servizi sociali esterni. Tutto questo in spirito di collaborazione con i vari servizi, educatori, professionisti, avvocati, ai quali è stato segnalato ogni problema.
MOTIVI DI SPERANZA. Tra tanti problemi emergono anche situazioni positive.
Il lavoro è il valore portante della strategia del reinserimento sociale sul quale educatori, volontari e agenti di rete lavorano in sinergia. La proposta più matura è la Cioccolateria. Ma funziona anche il comparto dei servizi interni, le manutenzioni, la falegnameria. Buona la collaborazione con realtà imprenditoriali esterne. Tra esse anche la Valle di Ezechiele.
La formazione scolastica con tre proposte: corso di Alfabetizzazione e Licenza media (con in Cpia), la scuola superiore di Agraria (con l'Ipic).
Corsi professionali. Numerosi sono i corsi proposti per preparare i detenuti al lavoro di domani. Molti operatori esterni sono impegnati a offrire nuove proposte formative.
Il Patronato con presenze regolati in carcere, gestisce lo sportello delle pratiche sociali, disoccupazione, assegni familiari, rinnovo documenti, concorsi e altro ancora. Animazione culturale. Proposte culturali animate da operatori esterni offrono ai detenuti occasioni di coinvolgimento creativo: recitazione, tetro, letture creative, scrittura disegno, cineforum, dibattiti, momenti di socialità li apre a capire l'attuale società.
Sport e tempo libero. La cultura fisica aiuta a superare lo stress di una vita reclusa. Grazie a operatori esterni vengono proposte scuole di calcio, tornei, attività in palestra.
Assistenza spirituale. Preziosa è l'opera degli animatori spiritali che accompagnano i vari gruppi di fedeli: don David per i cattolici, i Pastori per gli evangelici, l'iman per gli islamici.
DUE PUNTI DI FORZA: il volontariato e la società civile.
Il Volontariato è percepito come fondamentale nel rispondere ai bisogni quotidiani dei detenuti. Una presenza quella dei volontari che umanizza il carcere e risolve tanti problemi. Per rimotivare i volontari, ogni anno viene proposto dal cappellano don David un corso di formazione ben condotto e partecipato.
La società civile cittadina è una presenza apprezzata come fondamentale in carcere, nel sostenere le attività e nel promuovere nuovi progetti educativi. Assieme al volontariato rappresenta la risorsa decisiva sulla quale il carcere può contare e con la quale collabora il Garante. È un segnale maturo della Busto solidale che si fa strada anche in carcere. L'Arcivescovo di Milano Mario Delpini, nel discorso alla città per la festa di Sant'Ambrogio, ha denunciato "l'intollerabile situazione delle carceri e la mentalità repressiva che cerca la vendetta, anziché il recupero. Per fortuna ci siete voi uomini e donne abitati dalla gioia di essere vivi, di essere insieme, di essere in cammino verso il desiderabile futuro".
Dr. Pietro Roncari
Garante dei diritti dei detenuti alla Casa Circondariale di Busto Arsizio
Busto Arsizio, 26 maggio 2026




