Territorio - 23 maggio 2026, 17:22

Cinque anni fa la tragedia del Mottarone ma la ferita sanguina ancora: «La giustizia ha fatto proprio flop»

Sono parole molto dure quelle pronunciate da Vincenza Minutella, mamma della vittima varesina Silvia Malnati, a margine della messa di suffragio che è stata celebrata oggi a Stresa: «Noi siamo qui a piangere mentre i responsabili si godono la propria famiglia e i figli, cosa che noi non possiamo più fare: non è stato un patteggiamento ma un accordo, è vergognoso che non abbiano fatto nemmeno un giorno di detenzione»

Cinque anni fa la tragedia del Mottarone ma la ferita sanguina ancora: «La giustizia ha fatto proprio flop»

Lacrime, dolore, abbracci, ma anche rabbia per una giustizia che non ha risposto alle aspettative dei famigliari delle 14 vittime. Nel quinto anniversario della tragedia del Mottarone la ferita è ancora aperta, anche in provincia di Varese. Come è emerso con chiarezza oggi durante la messa di suffragio celebrata a Stresa. 

Dal parroco don Gianluca Villa, alla sindaca Marcella Severino, nell’ultimo giorno del suo mandato, alle associazioni, dai Vigili del fuoco, alla Croce Rossa, al Soccorso Alpino che quel giorno terribile cercarono di portare soccorso, e ai parrocchiani presenti il messaggio è arrivato con forza: Stresa non vuole dimenticare le quattordici vittime e le loro famiglie.

Don Villa, come riporta la redazione di Vconews.it, ha ricordato che il giorno dello schianto della cabina della funivia era la festa di Pentecoste. «Qualche giorno fa mi trovavo in Armenia sul luogo in cui sono stati sterminati almeno tre milioni e mezzo di cristiani. Dentro di me dicevo che non è accettabile che tutta questa innocenza finisca in un buco nero, così come di fronte alle tragedie che viviamo ancora oggi. Ma la Resurrezione è la giustizia divina, è la certezza che arriverà il giorno in cui potremo riabbracciare i nostri cari».

Il parroco ha poi rivolto lo sguardo al presente: «Questa funivia ferma è bloccata è come una pesante ombra di morte e mi auguro che non segua il destino di alcune vicende italiane che si protraggono nel tempo. Le persone che vivono qui meritano che questa ombra di morte venga rimossa e si dia futuro a questa struttura». E ha aggiunto: «A distanza di cinque anni spero che abbiamo imparato una lezione. Nella superficialità della cultura italiana, che non è di tutti, spesso quando si portano avanti progetti che andrebbero realizzati nel rispetto della legalità si insinua la voce della malignità che dice ‘tanto non capita nulla’. Per negligenza e irresponsabilità quel nulla si materializza in un cavo spezzato che ha spezzato le vite di mamme, papà, nonne e nonni. Che sia un monito perché chi ha la responsabilità delle vite di altre persone non si permetta di dire quella frase, "tanto non capita nulla"».

Don Gianluca ha ricordato i soccorritori, che hanno rappresentato il bene che si sprigiona anche nelle tragedie, e il giornalista Nicola Pontoriero, che ha perso la vita al Mottarone mentre effettuava riprese sul luogo della tragedia il 25 maggio. Ha poi ricordato il piccolo Eitan, il bimbo unico sopravvissuto alla tragedia, unico “germoglio”. Severino ha poi portato il suo saluto, promettendo che, anche se il suo mandato da sindaco è finito, ogni anno sarà presente alla Messa e ha portato l’abbraccio e la vicinanza di tutta Stresa.

Fuori dalla chiesa, come riporta sempre Vconews.it, alcuni familiari parlando con i giornalisti hanno espresso la rabbia per i patteggiamenti che non hanno portato nemmeno per un giorno in carcere i responsabili, come Vincenza Minutella, mamma di Silvia Malnati, la giovane varesina che ha perso la vita sulla funivia con il fidanzato Alessandro Merlo. Il cugino di Alessandro Merlo, Andrea Zanovello, ha fondato l’associazione “Come l’Aria – per Silvia e Alessandro”. Recentemente con l’Università dell’Insubria ha promosso due borse di studio per giovani studenti.

«La giustizia ha fatto proprio un flop - le parole di Vincenza Minutella riportate dall'Ansa - mentre noi siamo qua a piangere dopo cinque anni i responsabili sono a casa tranquilli a godersi la propria famiglia e i figli, cosa che noi non possiamo più fare».

I tre imputati della strage hanno patteggiato pene tra i 3 e i 4 anni di carcere e sono liberi in attesa della decisione dei giudici sull'affidamento in prova. 

«Non lo chiamo patteggiamento - ha aggiunto la signora Vincenza come si legge sull'ansa - ma accordo. Un patteggiamento pari a non fare neanche un giorno di detenzione è una cosa veramente assurda. Si devono vergognare tutti, dal giudice al pm. Questa è gente che doveva andare in carcere. Gli auguro che vivano tutto il resto dei loro giorni con il rimorso, gli deve rodere dentro».

Da Vconews.it e Redazione

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