Tanti racconti degli alpini del nostro territorio da Genova si sono intrecciati con non meno immagini nelle scorse ore. Ma a conclusione di questi giorni speciali emerge un gesto che emoziona a fondo, svelando pienamente lo spirito delle penne nere.
Lo ha vissuto in prima persona il bustocco Franco Montalto, a capo della sezione varesina dell'Ana. C'è una scintilla poco prima dell'adunata (a cui hanno partecipato 964 alpini e 27 sindaci della nostra provincia): Franco arriva a Nervi, parcheggia e di lì a poco vede una persona che si avvicina. È l'inizio di una storia che toglie il fiato.
Perché quell'abitante appena scorge una penna nera, avverte un desiderio e un dovere insieme. Raggiunge infatti Montalto e gli racconta questa storia: «Sono di Nervi, mio papà era un alpino, un reduce di Russia!». Dalla tasca estrae una medaglia, che si riferisce all'adunata a Napoli 1956: un salto indietro nel tempo, settant'anni prima. Ma non finisce qui. «Questa era di mio padre, l'ho messa in tasca per donarla ad un alpino, la dono a lei» continua l'uomo.
A quell'offerta, Montalto non nasconde di sentire un nodo alla gola. Così prende una decisione, accetta la medaglia e promette: «Grazie signor Alberto. Suo papà domenica sfilerà con me».
È quanto avverrà. Durante la sfilata Franco Montalto è ancora più commosso, ancora più orgoglioso, perché porta con sé e offre a tutti gli sguardi una storia, un pegno di lealtà e amicizia che viene da lontano, nel tempo e nello spazio. C'è un altro particolare. Il figlio del reduce di Russia ha radici varesine: ha raccontato infatti di avere familiari di Induno Olona. Ecco perché è scattato a maggior ragione qualcosa in lui, quella determinazione ad avvicinare un alpino che in fondo sconosciuto non era e ad affidargli un oggetto prezioso. Del resto, nessuna penna nera è sconosciuta per un'altra. Il territorio ha chiamato, ma unito a qualcosa di ancora più prezioso e impalpabile, qualcosa che non svanisce mai.




