Scuola - 08 maggio 2026, 23:30

«Il lavoro deve rimettere al centro la persona». Alla Liuc il richiamo del cardinale Bagnasco contro la “società delle solitudini”

«In nome dell’essere liberi dai vincoli diventiamo prigioni dorate, una moltitudine di solitudini». Nel convegno organizzato da Ucid e Liuc il cardinale Angelo Bagnasco richiama il mondo del lavoro alla responsabilità, alla cultura dei legami e alla centralità della persona. Imprenditori, accademici e chiesa a confronto sul futuro dell’economia tra etica, giovani e dignità umana

«Il lavoro deve rimettere al centro la persona». Alla Liuc il richiamo del cardinale Bagnasco contro la “società delle solitudini”

C’è una domanda che attraversa il presente con forza crescente, tra crisi economiche, rivoluzioni tecnologiche e smarrimento generazionale: che cosa deve diventare il lavoro per restare davvero umano? Attorno a questo interrogativo si è sviluppato il convegno promosso da Ucid all’Auditorium dell’Università Cattaneo e online, dal titolo “Come deve essere il lavoro per essere come deve?”, un pomeriggio di riflessione che ha intrecciato etica, economia, responsabilità sociale e dignità della persona.

Tra imprenditori, docenti, rappresentanti istituzionali e del mondo ecclesiale, il momento centrale dell’incontro è stato l’intervento del cardinale Angelo Bagnasco, che ha trasformato la riflessione sul lavoro in un’analisi profonda della società contemporanea e delle fragilità che attraversano soprattutto il mondo giovanile.

Il lavoro come patto sociale

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del presidente della Liuc Roberto Grassi, del presidente Ucid della sezione Bustese, Alto Milanese e Valle Olona Roberto Caironi e di monsignor Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi e assistente ecclesiastico regionale Ucid. Presenti anche il sindaco di Castellanza Cristina Borroni e l’assessore e deputata bustocca Manuela Maffioli.

Roberto Grassi ha sottolineato come i profondi cambiamenti tecnologici abbiano modificato i contesti lavorativi senza però cancellare la necessità di un nuovo patto sociale. «Costruire fiducia – ha osservato – significa investire nel rispetto, nella responsabilità, nella trasparenza e nella partecipazione». Per il presidente Liuc il lavoro deve tornare ad avere un volto umano e “mettere le persone al centro”, soprattutto in una fase storica segnata da giovani che non studiano e non lavorano e da un Paese che fatica a ritrovare coesione.

Anche Roberto Caironi ha insistito sulla centralità della dimensione umana, ricordando come il tema fosse già stato affrontato anni fa nel passaggio “dalla meccanizzazione all’esaltazione del fattore umano”. Il lavoro, ha detto, resta “dimensione essenziale per la realizzazione della persona e del bene comune”, mentre per Ucid diventa fondamentale riscoprire il valore delle relazioni e della responsabilità condivisa.

Monsignor Maurizio Malvestiti ha richiamato invece il concetto di “carità sociale”, sottolineando come, nel contesto globale attuale, sia necessario riaffermare una solidarietà concreta capace di attraversare anche il mondo economico e produttivo.

Bagnasco: “I giovani traditi da una società senza legami”

L’intervento del cardinale Angelo Bagnasco ha subito allargato lo sguardo oltre il tema strettamente economico, entrando nelle inquietudini che attraversano il mondo contemporaneo. Il porporato ha descritto un’Europa giovanile dominata da “angoscia, paura strutturale e paralizzante rispetto al futuro”, un’incertezza che non riguarda soltanto ciò che verrà, ma “se stessi”.

«Questo non è giusto, non deve prevalere», ha affermato con forza, chiamando direttamente in causa il mondo adulto. Per Bagnasco serve un accompagnamento autentico dei giovani, fondato sulla stima e sulla fiducia. «È importante riaffermare la bellezza che noi ci siamo», ha detto, ricordando il racconto della Creazione: “Quando Dio ha creato l’uomo ha detto: questo è bello”.

Da qui il passaggio centrale sull’etica della responsabilità. “Responsabilità”, ha spiegato il cardinale, significa “rispondere a qualcuno delle nostre scelte e della nostra vita”: alla famiglia, ai dipendenti, alla società intera. Una visione che si scontra con quella cultura individualista e soggettivista che tende invece a concepire la libertà come totale assenza di legami.

«In nome dell’essere liberi dai vincoli – ha ammonito – diventiamo prigioni dorate in cui ci richiudiamo in una solitudine». Una società costruita così, ha aggiunto, “non è una società, ma una moltitudine di solitudini”.

“La Costituzione italiana ha un’anima”

Bagnasco ha insistito a lungo sul valore dei legami come fondamento della convivenza civile. «Dobbiamo recuperare la cultura dei legami», ha detto, sottolineando come proprio i giovani siano oggi “i più traditi”, dissolti dentro una società che fatica a offrire riferimenti stabili.

La responsabilità, per il cardinale, è un concetto “sacro e universale”, che appartiene tanto alla dimensione religiosa quanto a quella laica. In questo senso ha richiamato anche la Costituzione italiana: «La Costituzione italiana ha un’anima».

Affrontando il tema dell’etica, Bagnasco ha ricordato l’origine stessa della parola, collegata al costume e al modo di vivere, definendo l’etica come “deposito dei valori”. Valori che, ha spiegato, non possono essere lasciati alla mutevolezza delle opinioni del momento. «Se non ci fosse un fondamento – ha osservato – la scala dei valori diventerebbe variabile a seconda delle valutazioni di merito».

Per il credente il fondamento è Dio; per il non credente, invece, “la natura umana, l’uomo, ciò che è e non ciò che vuole essere”. Centrale diventa allora il ruolo della coscienza, definita “il santuario interiore dell’uomo”, luogo del giudizio, della libertà e della ricerca della verità.

“Alla verità si sostituisce l’opinione”

Uno dei passaggi più incisivi dell’intervento ha riguardato il rapporto tra ragione, verità e modernità. Secondo Bagnasco oggi la funzione empirica della ragione – quella che studia come funziona il mondo – tende a cancellare la dimensione riflessiva e contemplativa, quella che si interroga sul “perché” delle cose.

«Alla verità oggi si sostituisce l’opinione», ha affermato, denunciando una cultura che guarda soltanto all’efficienza e al progresso tecnico senza interrogarsi sul senso ultimo dell’agire umano.

Da qui il collegamento diretto con il mondo del lavoro. «Dove c’è una coscienza buona, corretta e giusta dell’imprenditore – ha spiegato – nasce un contagio positivo». La coscienza individuale, se orientata al bene, può infatti diventare coscienza collettiva e generare un modello sociale più giusto.

Magnoni: “Questa economia uccide”

A chiudere il ciclo di interventi è stato don Walter Magnoni, docente di Teologia morale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha ripreso le parole di papa Francesco e Benedetto XVI per riflettere sul rapporto tra economia ed etica.

«Il lavoro è lo strumento attraverso il quale lasciamo il segno», ha affermato, ricordando però come il senso profondo del lavoro sia oggi poco riflettuto. Magnoni ha richiamato l’esperienza del monachesimo benedettino, che restituì dignità spirituale anche al lavoro manuale in un’epoca in cui esso era considerato attività riservata agli schiavi.

Ripercorrendo la tradizione della dottrina sociale della Chiesa, dalla “Rerum Novarum” fino ai richiami di papa Francesco, il sacerdote ha denunciato “l’economia dell’esclusione”, “la nuova idolatria del denaro” e un sistema in cui il denaro “governa anziché servire”.

«Questa economia uccide», ha ribadito, citando l’esortazione Evangelii Gaudium, e indicando come antidoto “un’etica amica della persona”, capace di riportare al centro la dignità umana e il bene comune.

Laura Vignati

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