C’è una femminilità che non ha bisogno di urlare per lasciare il segno. Vive nei dettagli, in uno sguardo abbassato, in una schiena scoperta appena velata, in quell’eleganza discreta che sembra arrivare da un’altra epoca. È proprio questo universo sospeso tra memoria, sensualità e speranza il cuore di “Bellezza d’altri tempi”, la nuova mostra personale dell’artista Luciana Palazzo, che sarà inaugurata sabato 9 maggio alle 17.30 negli spazi di Conceptartbrera, in corso Garibaldi 11, nel cuore di Brera a Milano.
L’evento, a ingresso libero, sarà accompagnato dalle note di Antonietta Incardona al pianoforte e Alessia Rosini al violino. A firmare la direzione artistica Alfonso Restivo, noto come “l’artista dei vip”. Al termine dell’inaugurazione, brindisi con l’artista.
Venticinque opere per raccontare emozioni e rinascita
Saranno venticinque le opere esposte da Luciana Palazzo, artista autodidatta che ha fatto della figura femminile il centro assoluto della propria ricerca pittorica. Le sue tele parlano di emozioni intime, malinconie, rinascite e ricordi personali. Ogni quadro custodisce un frammento autobiografico, trasformando la pittura in confessione silenziosa.
«Le mie opere sono autobiografiche», racconta l’artista. «“Libera la tua luce” nasce da un periodo di rinascita personale. Ho praticato danza classica da giovane e poi l’ho ripresa anche da adulta: da lì sono nate opere come “Rinascere a passo di danza”. In “Alba di speranza” rappresento una donna davanti al mare che attende qualcosa di nuovo. “Malinconia”, invece, è dedicata a mia nonna e richiama i suoi abiti, la sua eleganza, il suo modo di essere».
Nelle sue tele la donna non è mai provocazione, ma presenza emotiva. Palazzo preferisce ritrarla di schiena, lasciando che siano posture e movimenti a raccontare gli stati d’animo. «La schiena femminile è la parte più sensuale e romantica. Da lì passano i brividi, le emozioni. Non realizzo mai nudi completi: c’è sempre un velo, qualcosa che custodisce il mistero».
Gli anni Sessanta come simbolo di grazia e speranza
Il titolo della mostra, “Bellezza d’altri tempi”, è una dichiarazione d’intenti. Luciana Palazzo guarda agli anni Sessanta come a un’epoca di eleganza e trasformazione, ma soprattutto come al tempo in cui la donna iniziava a reclamare il proprio spazio nel mondo.
«Mi sono ispirata alle icone degli anni Sessanta, un’epoca che ho sempre amato», spiega. «C’era un forte desiderio di emancipazione femminile, ma anche una grazia nei modi di fare che oggi si è un po’ persa. Attraverso le mie opere voglio essere testimonianza di quella bellezza femminile, di quella delicatezza e raffinatezza che credo debbano ancora esistere».
Il bianco e nero delle atmosfere vintage, nelle sue opere, si apre però sempre alla luce del colore. È un passaggio simbolico: dalla nostalgia alla speranza, dal ricordo alla rinascita.
Dalla pittura a olio alla figura femminile
L’incontro con la pittura a olio è nato quasi per attrazione fisica verso il colore. «Ero affascinata dalla luminosità, dalla materia viva del colore a olio», racconta. «Ho iniziato dipingendo paesaggi e fiori, ma sentivo che non riuscivano a trasmettere davvero ciò che avevo dentro. Con la figura femminile, invece, riesco a raccontare emozioni e stati d’animo. Non c’è cosa più bella».
Anche il fiore diventa metafora della donna: delicata, preziosa, bisognosa di cura. «Associo i fiori alla donna perché entrambi devono essere protetti e coltivati ogni giorno».
Un percorso artistico internazionale
Negli anni Luciana Palazzo ha portato le sue opere in diverse città italiane e internazionali, da Firenze a Roma, passando per Barcellona, New York, Parigi e gli Stati Uniti. Proprio a Parigi ha ricevuto un riconoscimento per l’opera “Rifiorire a passo di danza”, consacrando un percorso costruito con passione e ricerca personale.
Quella di sabato sarà la sua seconda mostra personale a Brera, luogo simbolo dell’arte milanese. Un ritorno che sa di conferma, ma anche di nuova partenza: tra donne senza tempo, malinconie trasformate in colore e quella luce interiore che Luciana Palazzo continua ostinatamente a liberare sulle sue tele.





