Cultura - 05 maggio 2026, 09:30

Università cittadina, Busto Arsizio e il 1946: quando il 65% scelse la Repubblica

A ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, Claudio Mezzanzanica mercoledì 6 maggio al museo del tessile ripercorre il forte consenso cittadino per la Repubblica, tra difficoltà organizzative, partecipazione popolare e memoria storica del dopoguerra

Università cittadina, Busto Arsizio e il 1946: quando il 65% scelse la Repubblica

Il 65% dei bustesi scelse la Repubblica: un dato netto, che ancora oggi racconta molto della storia civile e politica di Busto Arsizio e del clima che si respirava all’indomani della guerra. Proprio a questo passaggio cruciale sarà dedicato l’incontro in programma mercoledì 6 aprile alle 15.30, quando l’Università cittadina per la cultura popolare accoglierà, nella sala conferenze del Museo del Tessile, Claudio Mezzanzanica, presidente dell’Istituto Varesino per la Storia del ’900.

A ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, la conferenza offrirà uno sguardo approfondito su ciò che accadde a livello locale, con particolare attenzione al titolo “1946: la vittoria della Repubblica a Busto Arsizio”. Non si tratta solo di ricordare un risultato, ma di comprendere le condizioni in cui maturò una scelta che segnò una svolta epocale per l’intero Paese.

Il voto del 2 giugno 1946 arrivò infatti dopo vent’anni di dittatura, cinque anni di guerra e una lunga stagione di Resistenza. Fu una vera esplosione di partecipazione democratica, resa ancora più significativa dall’introduzione del suffragio universale che coinvolse, per la prima volta, uomini e donne. Anche a Busto Arsizio, come nel resto d’Italia, l’organizzazione delle consultazioni fu tutt’altro che semplice. Mancavano i registri elettorali femminili e fu necessario assumere personale temporaneo per compilarli. A questo si aggiungevano le difficoltà legate agli sfollati e alle distruzioni belliche, che rendevano complessa la gestione amministrativa e sociale della città.

Nonostante queste criticità, la macchina organizzativa riuscì a funzionare grazie all’impegno delle amministrazioni locali insediate dopo la Liberazione del 25 aprile. In quel contesto, anche la propaganda politica dovette adattarsi a condizioni materiali difficili, in un clima però carico di entusiasmo e aspettative. Guardato con gli occhi di oggi, quel risultato potrebbe apparire quasi scontato, ma in realtà fu il frutto di un lavoro intenso e di una partecipazione collettiva che merita ancora di essere studiata e valorizzata.

A Busto Arsizio la Repubblica ottenne il 65% dei consensi, la percentuale più alta tra i principali centri della provincia di Varese. Un dato che rappresenta una vera pietra miliare nella storia cittadina e che solleva interrogativi sulle sue cause profonde e sui suoi eventuali limiti, temi che saranno al centro dell’intervento di Mezzanzanica.

Studioso di storia e filosofia, il relatore ha dedicato gran parte della sua attività alla ricerca sul territorio varesino, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, al mondo del lavoro, alla classe operaia e ai fenomeni migratori. Autore di numerosi contributi e curatore di volumi dedicati alla memoria del Novecento, è anche voce radiofonica con la rubrica “Ricordi del Novecento” su Radio Missione Francescana e collaboratore di “Varese News” per approfondimenti sul periodo fascista e sul secondo dopoguerra.

L.Vig

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