Economia - 27 aprile 2026, 12:11

Da Varese e dalla Lombardia in presidio al Brennero: «Difendiamo i consumatori dal falso Made in Italy»

C'era anche il presidente varesino di Coldiretti Pietro Luca Colombo alla manifestazione di Coldiretti con altri 10mila partecipanti, per chiedere di cambiare il codice doganale che ruba 20 miliardi agli agricoltori

Da Varese e dalla Lombardia in presidio al Brennero: «Difendiamo i consumatori dal falso Made in Italy»

Gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati.

E’ l’analisi della Coldiretti al Brennero in occasione della mobilitazione di diecimila agricoltori provenienti da tutte le regioni d’Italia, insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo. Presente anche una delegazione dalla Lombardia con agricoltori da tutte le province, guidata dal presidente regionale Gianfranco Comincioli e dal direttore regionale Giovanni Benedetti.

Al presidio era presente anche una delegazione di Coldiretti Varese capeggiata dal presidente provinciale Pietro Luca Colombo: «La nostra è un'agricoltura attenta al territorio e ai consumatori, oggi siamo qui per opporci al falso Made in Italy che sottrae risorse importanti agli agricoltori e inganna i consumatori».

«Il Brennero per noi è un appuntamento fondamentale – commenta il presidente di Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli – per portare verità e giustizia nei confronti degli agricoltori e dei consumatori. Il falso made in Italy è un problema per produttori e consumatori e la regola dell’ultima trasformazione, che permette di far diventare italiano un prodotto straniero, aggrava tutto questo. E’ una situazione non più tollerabile».

«Con il Brennero - dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo - prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori. Una battaglia per l’origine che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera».

«Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – prosegue - significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori – conclude – La stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica: dire no alla guerra è una scelta etica e morale che si ripercuote nella politica e incide direttamente sulla tenuta economica delle imprese e sulla sicurezza del Paese».

«L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi – spiega il presidente Ettore Prandini – Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Per questo è fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione. Servono accordi chiari e trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire correttamente il valore. Per questo chiediamo con forza un intervento a livello europeo che consenta di superare le attuali distorsioni e di restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola. Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera. Giovedì a Roma porteremo queste richieste direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili» conclude Prandini.

La mobilitazione è sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti.

C.S.

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