Busto Arsizio - 25 aprile 2026, 14:40

25 aprile a Busto nel segno del coraggio delle donne. Poi il corteo antifascista per le vie del centro

FOTO E VIDEO. Durante le celebrazioni istituzionali, è stato ricordato dal sindaco Antonelli e dagli altri oratori «l’impegno e il coraggio delle donne», anche bustocche, nella Resistenza. Quindi il corteo con tanti giovani, con tamburi e cori contro Israele. Nel pomeriggio spazio a momenti di aggregazione, cultura e sport al parco Bosco San Giuseppe intitolato a Emanuela Loi

È stato un 25 aprile nel segno delle donne quello di quest’anno a Busto Arsizio. Dal sindaco Emanuele Antonelli al presidente dell’Anpi Liberto Losa al relatore ufficiale Giorgio Vecchio, questa mattina, durante le celebrazioni istituzionali, è stato ricordato più volte «l’impegno e il coraggio delle donne», anche bustocche, nella Resistenza.
Poi, al termine della cerimonia “ufficiale”, ha preso il via il corteo organizzato dal Comitato Antifascista insieme a diverse altre sigle che, con tamburi e fischietti, ha fatto “rumore” per le vie del centro. Da parte dei manifestanti, molti dei quali studenti, cori contro Israele e cartelli contro la remigrazione.
E questo pomeriggio spazio a momenti di aggregazione, cultura e sport al parco Bosco San Giuseppe intitolato a Emanuela Loi.

La speranza di pace

La giornata si è aperta con la messa al tempio civico Sant’Anna, celebrata da monsignor Severino Pagani. In piazza Trento e Trieste si sono poi tenuti l’alzabandiera e la deposizione di una corona al monumento ai Caduti. Da qui è partito il corteo con forze dell’ordine, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, accompagnato dalla banda La Baldoria che ha raggiunto via Fratelli d’Italia per la deposizione di una corona al monumento alla Resistenza e Deportazione.

Tra il tempio civico e il municipio sono intervenuti il sindaco e gli altri oratori. «Oggi richiamiamo alla memoria e al cuore coloro che hanno sacrificato la propria vita e hanno lottato per la libertà e la pace – ha detto Antonelli – con la speranza che gli appelli per la pace e per il rispetto per la vita umana che il Papa, per primo, ripete ogni giorno non continuino a cadere nel vuoto. La libertà, la pace e la cooperazione tra i popoli sono l’unico antidoto contro la logica della sopraffazione della violenza».

L’impegno delle donne bustocche

Il primo cittadino ha quindi voluto ricordare «l’impegno e il coraggio delle donne bustocche, a ottant’anni dal referendum che le vide votare per la prima volta e a pochi passi dal calzaturificio Borri,  dove nel marzo 1944 furono proprio le donne a scioperare per protestare contro l’arresto di un’operaia, Gemma Milani, che aveva osato ribellarsi all’ennesima dimostrazione di prepotenza, e dove Giannina Chiapparelli cominciò l'organizzazione dei gruppi femminili in cui erano coinvolte operaie e casalinghe, che mettevano a disposizione le loro case per nascondere i giovani renitenti alla leva e i partigiani, formando una grande rete di solidarietà».
L’impegno di Giannina «nasce da una domanda, apparentemente semplice: “E noi donne che cosa possiamo fare?”. Fu questo che Giannina Chiapparelli, all’epoca giovane operaia del calzaturificio, rivolse dopo l’8 settembre ad Attilio Crespi, capomeccanico, impegnato nella lotta antifascista. Una domanda alla quale il Crespi diede la risposta che Giannina attendeva: “Darsi da fare, organizzarsi, perché la lotta ha bisogno di voi”».

E così fecero, con «un’attività incessante e preziosa, di certo non marginale rispetto a quella degli uomini». Antonelli ha citato i nomi di Giannina Tosi, Libera Macchi, Iole Tosi, Alma Negrini, Maria Fiori, Giannina Gallazzi, Giannina Pellegatta, le sorelle Allegretti, Giuseppina Ronzoni, Irma de Tomasi, Pucci Ceriotti, Angela Betti, Vincenzina Locarno, Rosa Pezzotta.
«Proprio un paio di giorni fa – ha ricordato – ho avuto l’occasione di incontrare una di queste donne esemplari in occasione del suo centesimo compleanno, Carla Recalcati, staffetta partigiana che poi è stata insegnante elementare per 40 anni, sempre a servizio dei giovani e della loro educazione. Di queste donne resta il grande esempio di coraggio e amore per la libertà. Insieme a loro ricordiamo con riconoscenza anche le donne che avevano i mariti al fronte ed erano l’unico sostegno della famiglia, e le vedove di guerra, che hanno fatto la loro Resistenza crescendo da sole i figli, tra tante difficoltà, come la mamma di Sergio Ferrario, presidente dell’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi in guerra (presente come di consueto alle celebrazioni della mattinata, ndr), che la ricorda sempre».
Antonelli ha concluso rivolgendo un pensiero ai giovani: «Mi auguro che per loro e per noi tutti la domanda sia quella di Giannina Chiapparelli: “E noi, cosa possiamo fare?”».

Dopo Antonelli hanno preso la parola il presidente dell’Anpi Losa e il professor Vecchio, che a loro volta hanno rimarcato il ruolo delle donne tra Resistenza e costituente. È intervenuto anche Marco Torretta, presidente del Raggruppamento Patrioti Alfredo Di Dio, che ha smentito la «diffamazione sconsiderata» con cui talvolta viene ricordata l’azione dei partigiani.

Tamburi, canti e cori

Al termine delle celebrazioni istituzionali, da via Fratelli d’Italia è partito il corteo ribattezzato “Tamburi di pace” organizzato dal Comitato Antifascista, a cui hanno aderito diverse realtà. Presenti anche molti giovani dell’Unione Studenti e non solo.
I partecipanti hanno sfilato “rumorosamente” per le vie del centro, con fischietti, tamburi, pentole e coperchi, accompagnati dai canti delle “Voci resistenti” di Arona.

Un modo per «esprimere la nostra volontà di non rimanere in silenzio rispetto al genocidio del popolo palestinese, alle guerre scatenate dalle potenze imperialistiche, alle repressione del dissenso nelle piazze di quei paesi che amano definirsi democratici, al manifesto razzismo», avevano spiegato gli organizzatori annunciando la manifestazione. Diverse le bandiere della Palestina e i cartelloni dedicati alla tragedia di Gaza.

«Oltre a mantenere viva la memoria, da antifascisti, ci appare doveroso passare all'analisi dei tempi che viviamo, che attraversati da guerre, genocidi, repressione, povertà crescenti, razzismo e discriminazioni, rappresentano ciò che proprio 81 anni fa, attraverso la lotta ed il sacrificio partigiani e partigiane avrebbero voluto cancellare dalla storia». Queste le ragioni dell’iniziativa, caratterizzata anche da una serie di cori “coloriti” contro Israele, Netanyahu e la Casa Bianca.

“La Resistenza Insieme” al parco

Più tardi, spazio al “terzo atto” della giornata. A partire dalle 16, prenderà il via al parco Bosco San Giuseppe intitolato a Emanuela Loi “La Resistenza Insieme”, un pomeriggio di aggregazione, cultura e sport dedicato a tutta la cittadinanza (leggi qui). L’iniziativa nasce dalla volontà di celebrare i valori della libertà e della democrazia in modo corale: l’area verde verrà trasformata in uno spazio vivo di memoria attiva e condivisione.
L’appuntamento è promosso da oltre venti realtà tra associazioni e partiti ed è patrocinato dal Comune. In programma laboratori, anche per bambini, giochi e attività sportive, talk, performance teatrali, la testimonianza di Adelio Borlandelli, partigiano centenne presente anche in mattinata alla cerimonia istituzionale.
Il tutto in un clima leggero: gli organizzatori invitano i partecipanti a portare teli, cibo e snack per condividere un momento di ristoro collettivo sul prato. In loco saranno disponibili birre artigianali.

Riccardo Canetta

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