Storie - 18 aprile 2026, 12:46

VIDEO E FOTO - Filo Rosso: a Busto Arsizio l’arte riaccende la memoria delle donne della Resistenza

Taglio del nastro sabato 18 aprile nell'aula Ali della libertà della mostra “Filo Rosso”: un omaggio alle donne della Resistenza attraverso l’arte contemporanea di Alice Zanchi. Tanti gli studenti presenti che hanno potuto intrecciare memoria storica e linguaggi visivi attuali. Volti e nomi di una Resistenza al femminile

Antonietta Chiovini, Giannina Chiapparelli, Giannina Tosi, Iole Tosi, Gemma Milani, Alma Negrini, Angela Betti, Rosa Pezzotta, Piera Pattani, Giannina Noè Pellegatta, Giuseppina Marcora, Irene Dormelletti, Vincenziana Locarno: sono questi i nomi delle donne che restituiscono concretezza e profondità alla storia della Resistenza a Busto Arsizio.

Non figure lontane o simboliche, ma donne reali che, in modi diversi, hanno scelto di agire, rischiare, resistere. Staffette, organizzatrici, operaie, protagoniste silenziose e decisive: le loro vite intrecciate raccontano una trama collettiva fatta di coraggio quotidiano e determinazione. È da questi nomi, troppo spesso dimenticati, che prende forza e significato la mostra “Filo Rosso”, inaugurata sabato 18 aprile nell’Aula Ali della libertà in piazza Trento a Busto Arsizio.

L’arte come strumento di memoria

All’interno dell’Aula prende forma un percorso visivo che intreccia fotografie d’epoca e linguaggi contemporanei. Le immagini in bianco e nero vengono rielaborate attraverso collage digitali, arricchiti da elementi simbolici come fiori e trame visive. Il filo rosso diventa così metafora potente: connessione tra storie individuali e collettive, segno di continuità tra generazioni, richiamo alla resistenza come tessuto condiviso.
L’approccio dell’artista è rispettoso e innovativo: i documenti storici, anziché essere manipolati direttamente, vengono scansionati e trasformati digitalmente, preservandone l’integrità e amplificandone il valore.

Una mostra che parla alle nuove generazioni

Visitabile dal 18 al 26 aprile, con inaugurazione partecipata da numerosi studenti delle scuole superiori cittadine, la mostra si distingue per la sua forte vocazione educativa. La presenza dei giovani non è casuale: il progetto nasce anche per interrogare il presente, per chiedere – oggi come allora – quale sia il ruolo delle donne nella costruzione della società.
La possibilità di visite su appuntamento per le scuole conferma la volontà di rendere questa esperienza un momento formativo, capace di stimolare riflessioni profonde sul significato di libertà e partecipazione civile.

Donne protagoniste di una storia spesso taciuta

“E noi donne, che cosa possiamo fare?”: fu questa la domanda che Giannina Chiapparelli rivolse dopo l’8 settembre ad Attilio Crespi. La risposta fu chiara: organizzarsi.
Da quel momento, migliaia di donne entrarono attivamente nella lotta contro fascisti e nazisti, diventando protagoniste di una trasformazione storica. Non più figure marginali, ma staffette, infermiere, organizzatrici, combattenti. Secondo le stime, furono circa 35.000 le donne impegnate direttamente nella Resistenza, senza contare le oltre 70.000 coinvolte nel Comitato di Difesa delle Donne.
Eppure, per lungo tempo si è parlato di una “Resistenza taciuta”. Come raccontava Antonietta Chiovini, inizialmente molti uomini faticavano a riconoscere il loro ruolo, relegandole a compiti domestici. Ma la realtà si impose con forza: le donne dimostrarono coraggio, determinazione e capacità decisionale, contribuendo in modo decisivo alla Liberazione.

Storie di coraggio e solidarietà

Le vicende raccontate nella mostra restituiscono uno spaccato vivido di quegli anni. Dalla giovane Giannina Tosi, impegnata nel trasporto di persone e informazioni, alle operaie come Iole Tosi, che nelle fabbriche sabotavano la produzione o la deviavano a favore della Resistenza.
Non mancano episodi di straordinaria solidarietà, come quello di Gemma Milani, arrestata durante uno sciopero e liberata grazie alla mobilitazione delle compagne guidate dalla Chiapparelli. O ancora il lavoro silenzioso e doloroso di chi, come le infermiere improvvisate, si prendeva cura dei feriti o restituiva dignità ai caduti.
Queste storie mostrano una rete di resistenza diffusa, fatta non solo di azioni militari ma anche di cura, organizzazione e sostegno quotidiano.

Un’eredità viva nella celebrazione della Liberazione

Inserita nel programma delle celebrazioni della Liberazione dell’Italia, la mostra si arricchisce della collaborazione di realtà come Anpi e del contributo del Liceo Daniele Crespi, che affiancherà l’iniziativa con un’esposizione dedicata alle “Immagini di Libertà”.
Il valore dell’iniziativa non è solo commemorativo, ma profondamente civile: ricordare queste donne significa riconoscere il loro ruolo nella nascita della Repubblica e nei diritti conquistati.

La forza della memoria

Qualche volta ho avuto paura, ma poi bisognava andare avanti”: le parole di Giannina Tosi risuonano oggi con la stessa intensità di allora. La speranza, raccontava, era la bussola che guidava ogni scelta.
“Filo Rosso” raccoglie questa eredità e la consegna al presente, trasformando la memoria in uno spazio vivo, condiviso, necessario. Perché quelle storie non appartengono solo al passato: continuano a interrogarci, a ispirare e a ricordarci che la libertà è sempre un’opera collettiva da difendere e rinnovare.

Laura Vignati

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