Nel primo trimestre 2026 la difficoltà media di reperimento dichiarata dalle Pmi della provincia di Varese raggiunge il 51,4%, superando per la prima volta la soglia del 50% che la metodologia Excelsior associa a una condizione di tensione strutturale del mercato del lavoro locale. A fronte di 15.120 entrate programmate nel periodo, le imprese stimano che 7.772 posizioni resteranno scoperte. Il riscontro sui flussi reali, costruito incrociando le previsioni Excelsior con le Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro, indica un tasso di copertura dell'87,1%: circa tredici posizioni programmate su cento non si traducono in assunzioni effettive.
Il dato emerge dal primo Osservatorio periodico sul mercato del lavoro nelle Pmi pubblicato dal Centro Studi Imprese Territorio di Confartigianato Imprese Varese, con perimetro esteso al bacino occupazionale allargato che comprende Como, Monza-Brianza e l'area nord-ovest di Milano.
Quattro profili settoriali, non quattro emergenze
L'analisi settoriale è organizzata attorno a una matrice che incrocia la difficoltà di reperimento e la dinamica retributiva annua. I dodici settori Excelsior si distribuiscono in quattro quadranti, con implicazioni di policy sensibilmente diverse
Nel quadrante della tensione salariale ricadono tre settori — Ict e digitale, metalmeccanica, costruzioni — caratterizzati da difficoltà di reperimento superiore al 55% e crescita retributiva oltre il 3% annuo. Qui il meccanismo di aggiustamento via salari è già attivo, ma le Pmi competono in condizioni di svantaggio rispetto alle grandi imprese e ai territori contigui a maggior capacità retributiva. Il caso più critico è l'Ict, dove la difficoltà di reperimento tocca il 72,1% e il tasso di copertura effettivo scende al 79,2%, il valore più basso del panel.
Nel quadrante del blocco strutturale si colloca il turismo e ristorazione: difficoltà al 55,6% ma dinamica retributiva ferma al 2,2%, vincolata dai contratti di riferimento. È la configurazione più rigida, perché le posizioni restano scoperte senza che la leva salariale possa, da sola, riequilibrare il mercato.
Quattro settori — gomma-plastica, alimentare, trasporti e logistica, chimico-farmaceutico — si trovano in crescita distribuita, con domanda assorbita dall'offerta e dinamica retributiva allineata ai recuperi di produttività. Il quarto quadrante, equilibrio o saturazione, raggruppa commercio, servizi alle imprese, sanità e assistenza, insieme al tessile-moda. Quest'ultimo merita una nota separata: pur collocandosi sotto la soglia critica per difficoltà di reperimento, il cruscotto settoriale lo classifica in declino strutturale, con una contrazione del 43,8% delle entrate previste anno su anno e un saldo netto negativo nei flussi reali. È l'unico settore del panel a perdere occupazione in valore assoluto.
Dove si concentra la domanda inevasa
La distribuzione delle posizioni non coperte per settore mostra che il volume assoluto del mismatch è guidato dai grandi comparti tradizionali del territorio. Metalmeccanica, turismo e ristorazione, costruzioni assorbono insieme quasi 3.400 posizioni scoperte, pari a circa il 44% del totale provinciale.
Il dato dell'Ict, in valore assoluto contenuto (346 posizioni), va letto in combinazione con l'intensità della tensione: la difficoltà di reperimento al 72,1% e il tasso di copertura più basso del panel segnalano che l'offerta locale è strutturalmente inadeguata alla domanda, indipendentemente dal volume.
Il costo opportunità del mismatch
L'Osservatorio quantifica il costo opportunità delle posizioni non coperte attraverso una stima parametrica dichiarata, ancorata a benchmark pubblici. Assumendo una durata della vacancy compresa tra 45 e 75 giorni — coerente con i dati SHRM sul time-to-fill per posizioni di difficile reperimento — e un costo giornaliero per posizione vacante tra 120 e 180 euro, calibrato sul margine lordo medio delle Pmi manifatturiere italiane, l'impatto trimestrale si colloca nell'intervallo 42–105 milioni di euro, con scenario centrale a 70 milioni.
I margini di incertezza della stima sono esplicitati nella nota metodologica del documento. Anche assumendo lo scenario più conservativo, l'ordine di grandezza configura un caso economico rilevante per orientare investimenti pubblici e privati nelle politiche di riduzione del mismatch.
Microimprese e bacino allargato
L'analisi per classe dimensionale evidenzia un'asimmetria che riguarda da vicino le microimprese fino a nove addetti, le quali registrano la difficoltà di reperimento più elevata (54,2%) in presenza di un costo orario medio inferiore a quello delle classi più strutturate (22,80 euro contro i 26,80 delle medie imprese). Il dato di sintesi non restituisce, tuttavia, l'eterogeneità di un universo in movimento: una quota crescente di microimprese del territorio ha avviato da tempo politiche di welfare integrativo, formazione interna e flessibilità organizzativa che riducono progressivamente il differenziale di attrattività rispetto alle imprese di maggiori dimensioni. Il rinnovo del Contratto Collettivo Regionale di Lavoro dell'Artigianato Metalmeccanico Lombardo, operativo dal novembre 2025, conferma e struttura questa direzione, traducendo in regola contrattuale ciò che molte imprese stavano già facendo singolarmente.
Sul piano del bacino allargato, le 59.720 entrate complessive del trimestre vedono Varese contribuire per il 25% della domanda, con un costo orario medio (24,80 euro) inferiore a quello dell'Alto Milanese e di Monza-Brianza. La nota metodologica del rapporto avverte che differenze inferiori a circa 1.500 euro annui o a mezzo punto percentuale rientrano nell'intervallo di incertezza delle stime locali e non vanno lette come divari reali; i differenziali osservati restano comunque sufficienti, nelle figure più contese, ad alimentare flussi di mobilità in uscita verso le aree a maggiore capacità salariale.
La posizione di Confartigianato Imprese Varese
«Il dato che ci interessa di più, conoscendo da vicino le imprese più piccole del manifatturiero, è la tensione che si concentra sul cuore produttivo del territorio: metalmeccanica, costruzioni, settori in cui le nostre Pmi competono ogni giorno per le stesse competenze tecniche scarse», commenta Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese. «La risposta non può essere solo salariale, anche se la leva retributiva, insieme ad altre misure di welfare e attrattività, è uno sforzo che molte imprese artigiane stanno già introducendo individualmente. La direzione è quella, e va sostenuta con politiche pubbliche coerenti: formazione mirata sulle figure tecniche più scarse, percorsi ITS rafforzati, attrazione di profili dal bacino allargato. L'obiettivo dell'Osservatorio è far sì che il dimensionamento del costo del mismatch entri nel ragionamento sulle risorse destinate alle politiche attive del lavoro, come elemento di valutazione costi-benefici e non come slogan».




