Nel 2025 l’Italia ha vissuto un’accelerazione senza precedenti sul fronte del cybercrime. I numeri parlano chiaro: oltre 116.000 attacchi informatici in un anno, circa uno ogni cinque minuti. Parallelamente, sono stati registrati più di 1,2 milioni di alert legati alla diffusione di dati personali, mentre le frodi basate sul furto d’identità hanno superato i 18.800 casi in soli sei mesi, con danni economici che superano gli 86 milioni di euro. Questo significa che anche la carta d’identità non va inviata in rete con troppa leggerezza: è necessario prendere le giuste precauzioni per evitare che finisca nelle mani sbagliate.
Il gesto più sottovalutato: inviare documenti via e-mail
Inviare una copia della carta d’identità via e-mail è diventata una pratica comune: per registrarsi a un servizio, confermare un account o accedere a una piattaforma. Ma ciò che sembra un semplice passaggio burocratico può trasformarsi in una vulnerabilità. Questo perché non tutte le e-mail sono uguali: alcune, purtroppo, sono meno sicure rispetto ad altre. Per questo è importante utilizzare servizi mail progettati per garantire privacy e sicurezza. Questi possono fare la differenza nella protezione dei propri dati.
Ovviamente, però, è sempre essenziale evitare di condividere documenti sensibili senza chiedersi dove finiranno, per quanto tempo saranno conservati e chi potrà accedervi. Nel 2025, ad esempio, si è registrata una crescita significativa delle campagne di phishing che imitano enti ufficiali, inducendo gli utenti a fornire documenti personali su siti contraffatti. Queste campagne rappresentano una trappola efficace costruita sulla fiducia e sulla fretta dell’utente.
Quando i dati diventano identità (e qualcuno la usa al posto tuo)
Secondo un’analisi pubblicata da AGID - Agenzia per l’Italia Digitale, molte delle campagne malevole più recenti sfruttano proprio la raccolta di dati personali per costruire frodi sempre più sofisticate. Mentre la tecnologia si evolve, gli hacker aumentano, colpendo anche gli enti pubblici. Inoltre, le minacce si raffinano: deepfake, identità sintetiche e documenti falsificati con l’intelligenza artificiale vanno per la maggiore. Il risultato è un ecosistema in cui distinguere il vero dal falso diventa sempre più complesso. Pertanto, il problema non è solo il furto di dati in sé per sé, ma piuttosto il loro utilizzo. Con una carta d’identità, i cybercriminali possono infatti inviare richieste per aprire conti correnti, ottenere prestiti, attivare SIM o creare identità digitali parallele.
La leggerezza digitale è un problema culturale, ma difendersi è possibile
La sicurezza digitale non è solo una questione tecnologica, ma anche comportamentale. Molti utenti, infatti, inviano documenti via chat, li caricano su piattaforme poco sicure o li condividono senza verificare l’affidabilità del destinatario. Questa è una leggerezza che contrasta con la percezione del rischio nel mondo fisico: nessuno lascerebbe la propria carta d’identità su un tavolo pubblico, eppure online accade ogni giorno.
Naturalmente, proteggere la propria identità digitale non significa rinunciare ai servizi online, ma bensì usarli con maggiore consapevolezza. Gli esperti consigliano di verificare sempre l’autorevolezza del destinatario prima di inviare documenti e di evitare piattaforme non sicure o sconosciute. Suggeriscono altresì di utilizzare servizi di comunicazione cifrati e di limitare la condivisione dei documenti come la carta di identità allo stretto necessario. Sicuramente, in un’epoca in cui i dati sono il nuovo oro, la prudenza non è una paranoia: è una vera e propria autodifesa.
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