Busto Arsizio - 03 aprile 2026, 08:33

Parcheggio San Michele, la polemica continua: «Il bando premiava l'innovazione, non il pagamento della sosta»

L'ex assessore Loschiavo con Busto Rinasce interviene nella querelle sull'area: «Il progetto aveva una visione, ora completamente abbandonata»

Parcheggio San Michele, la polemica continua: «Il bando premiava l'innovazione, non il pagamento della sosta»

Continua a far discutere il parcheggio San Michele, trasformato a pagamento. Dopo la risposta dell'assessore Matteo Sabba ai commercianti e l'intervento del sindaco Emanuele Antonelli che hanno ribadito la bontà del progetto legato al bando regionale sui Distretti del commercio (LEGGI QUI E QUI), manda una nota anche Busto Rinasce con Salvatore Loschiavo, ex assessore che si occupava anche di Viabilità. Eccola.

Il parcheggio smart era – ed è – un’idea utile e moderna.

Trasformarlo semplicemente in un parcheggio a pagamento, senza una visione complessiva, è invece una scelta miope.

In queste ore si sta sviluppando una polemica attorno alla decisione dell’amministrazione di rendere a pagamento il parcheggio San Michele, una scelta che viene giustificata sostenendo che sarebbe “obbligata” per non perdere il contributo regionale ottenuto con il bando dei Distretti del Commercio 2022.

Busto Rinasce ritiene necessario riportare la discussione su basi oggettive.

1. Il bando premiava l’innovazione, non il pagamento della sosta

Il progetto presentato dal Comune ottenne il massimo del contributo perché ritenuto di eccellenza e, in questo risultato, un peso rilevante lo ebbe proprio l’introduzione del parcheggio smart.

L’innovazione consisteva nei sensori per rilevare gli stalli liberi, nella comunicazione in tempo reale agli automobilisti e nell’ottimizzazione dei flussi.

Non esiste alcun legame tra questo e il fatto che il parcheggio debba essere a pagamento.

Rendere un parcheggio a pagamento non è innovazione.

2. Le cifre raccontano un’altra storia

Per il parcheggio San Michele, all’interno del bando, furono previsti e richiesti 50.000 euro di contributo regionale, non 350.000 euro.

Si tratta quindi di una componente specifica all’interno di un progetto più ampio, e non dell’elemento determinante.

3. Nessun rischio reale per il contributo

Il contributo è stato assegnato sulla base della qualità e dell’innovatività del progetto.

Se il parcheggio viene realizzato come “smart”, cioè con i sistemi tecnologici previsti, il requisito è pienamente soddisfatto.

La gratuità o meno della sosta non incide su questo.

Sostenere il contrario significa confondere – o far finta di confondere – i criteri del bando.

4. Un progetto che aveva una visione (oggi completamente abbandonata)

Il parcheggio San Michele non era un intervento isolato, ma parte di una strategia più ampia:

  • mobilità dolce
  • potenziamento del trasporto pubblico
  • riequilibrio tra sosta su strada e in struttura

Questa visione era contenuta nel Documento Unico di Programmazione approvato dal Consiglio Comunale.

Oggi quella strategia è stata completamente abbandonata. E infatti ci troviamo di fronte a una scelta scollegata da qualsiasi piano complessivo.

5. La politica della sosta: un disegno coerente (che oggi non esiste più)

Le modifiche tariffarie introdotte successivamente avevano un obiettivo chiaro:

  • rendere più conveniente la sosta nei parcheggi in struttura
  • liberare spazio su strada per soste brevi (15–30 minuti) a favore del commercio

Si era inoltre previsto di reinvestire gli eventuali maggiori introiti nella riqualificazione dei parcheggi, tra cui il Borroni e il Landriani.

Il Borroni è stato riqualificato. Del Landriani si sono perse le tracce.

6. Sulla responsabilità politica

Oggi si tenta di scaricare responsabilità su chi, all’epoca, ricopriva il ruolo di assessore.

Ma il funzionamento delle istituzioni è chiaro: l’assessore propone, il Consiglio Comunale approva.

Il Documento Unico di Programmazione che conteneva le linee da cui sono derivate queste scelte è stato votato dal Consiglio, di cui faceva parte anche chi oggi le critica.

È quindi difficile sostenere oggi di non essere stati coinvolti in scelte che erano state chiaramente definite e votate in sede consiliare.

7. Il vero problema non è il parcheggio a pagamento

Il punto centrale non è essere favorevoli o contrari al pagamento della sosta.

Il punto è un altro: in quale visione della città si inserisce questa scelta?

Oggi la risposta è semplice: in nessuna.

Si prende un singolo intervento, lo si isola dal contesto originario e lo si trasforma in una misura puramente economica, senza:

  • politiche sulla mobilità
  • interventi sul trasporto pubblico
  • strategie a sostegno del commercio

Così il parcheggio diventa davvero un problema.

 

In conclusione, il parcheggio smart era – ed è – un’idea utile e moderna.

Trasformarlo semplicemente in un parcheggio a pagamento, senza una visione complessiva, è una scelta miope.

E soprattutto: non è vero che si è obbligati a farlo per non perdere il contributo regionale.

È una scelta politica.

E come tale va spiegata per quello che è.

Busto Rinasce

Redazione

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