Ciao Mauro, o Mdv (LEGGI QUI). Scegli tu. Ti immagino mentre il papà Pierino e la mamma Amalia ti stanno venendo incontro a braccia aperte per accoglierti. Il buon Pierino ha tra le mani un qualcosa di nerazzurro: è una sciarpa e te la mette subito al collo è quella dell'Inter Club Paradiso. Si, perché Mauro, tu sei lì, quel posto è riservato a tutti quelli che passano per la “porta stretta” e tu ne hai varcato una angusta: quella del dolore e della sofferenza.
Ti sta accompagnando a salutare i giocatori della Grande Inter, quella squadra per cui siamo diventati nerazzurri in tutte le parti del nostro corpo, subito, da bambini. Quella squadra che solo lei ed il Torino dei Mazzola e degli Ossola, può fregiarsi dell'aggettivo “Grande”. Ci sono i Sarti, Burgnich e Facchetti l'inizio di quella splendida cantilena che abbiamo sempre recitato come un rosario laico e si concludeva con ... Suarez e Corso.
Quante volte abbiamo gioito ed imprecato per quei colori, ma tu sei sempre stato il più ottimista, il più sanguigno. Eri quello che tiravi il gruppo, il più interista di tutti, lo scudo che proteggeva quei colori. Ricorderai quel pomeriggio al Comunale di Torino nell'aprile del '78 quando, fidandoci di un gobbo (che errore!), ci rifilò due biglietti della curva juventina. Fu un gioco da ragazzi farci scoprire, ne nacque un parapiglia che si risolse fortunatamente in pochi minuti.
Nel maggio 2008 deponesti una composizione di fiori ai piedi della Madonnina che hai sotto casa all'indomani della vittoria dello scudetto arrivato nei minuti finali dell'ultima giornata contro il Parma. Avevi fatto un voto.
A proposito, Mauro, di questi tempi i nostri sembrano avere quella strana febbriciattola di allora. Vedi, anche da lassù, di sostenerli perché non vorremmo né io né te che i “cugini” ci sorpassassero e vincessero la seconda stella. Non andrebbe né su né giù. Starebbe lì perenne sul gozzo.
Alzo gli occhi e vedo il tuo impagabile sorriso.
Mauro, dammi un cinque.




