Politica - 20 marzo 2026, 17:00

REFERENDUM, PERCHÉ NO. Samuele Astuti: «Andiamo a votare, il mio è un No nel merito della riforma»

Il consigliere regionale e membro della segreteria lombarda del Pd: «Il testo non affronta i problemi concreti della giustizia che i cittadini vivono ogni giorno e alcuni punti della riforma sollevano interrogativi importanti e meritano una riflessione attenta»

REFERENDUM, PERCHÉ NO. Samuele Astuti: «Andiamo a votare, il mio è un No nel merito della riforma»

«Andare a votare è sempre un momento fondamentale della nostra democrazia. Per questo domenica e lunedì è importante partecipare e scegliere, informandosi e contribuendo con il proprio voto a una decisione che riguarda l’equilibrio delle nostre istituzioni».
Lo dichiara Samuele Astuti, consigliere regionale del Partito Democratico, coordinatore del Forum sanità e membro della segreteria regionale con delega all’Innovazione tecnologica, in vista del referendum sulla riforma della magistratura. 

«Il mio – spiega Astuti – sarà un No nel merito della riforma e non certo una scelta di conservazione. Ritengo che il testo approvato non affronti quei problemi concreti della giustizia che i cittadini vivono ogni giorno, come i tempi dei processi o l’efficienza del sistema».
«Alcuni punti della riforma – aggiunge – sollevano interrogativi importanti: dalla separazione delle carriere, già oggi fortemente limitata, all’introduzione del sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura, fino alla previsione di un’Alta Corte disciplinare con meccanismi che meritano una riflessione attenta. Proprio per questo credo sia essenziale che ciascuno si formi un’opinione consapevole e partecipi al voto». 

Entrando nel merito, Astuti si sofferma sui principali aspetti della riforma.
«Quanto al mito della separazione delle carriere – spiega l’esponente dem – ci dicono che serve a separare giudici e pubblici ministeri, ma questa è già la realtà: grazie alla riforma Cartabia oggi è possibile un solo passaggio di funzione nei primi nove anni di carriera. Parliamo di appena trenta casi all’anno su 10mila magistrati».

Sul sorteggio Astuti è più tranciante: «Un vero azzardo, perché l’estrazione a sorte dei membri del Csm è un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese al mondo. Sostituire la scelta e il merito con il caso non serve a combattere le correnti, ma rischia di creare organi di autogoverno più deboli e quindi più esposti a possibili condizionamenti».
«Istituire, infine, un nuovo tribunale – l’Alta Corte disciplinare – per giudicare i magistrati, prevedendo che in caso di sentenza sfavorevole non si possa ricorrere in Cassazione, ma allo stesso organismo che ha già giudicato in primo grado, non sembra certo andare nella direzione di rafforzare le garanzie di un giusto processo», conclude Astuti.

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