Valle Olona - 16 marzo 2026, 12:50

Famiglia di Marnate a Doha sotto l’allerta missili: «Mamma, perché il mondo si sta spaccando?»

La lettera è stata condivisa con la comunità dal parroco don Alberto Dell’Acqua. La mamma Silvia: «La mia paura più grande non è per noi adulti. È per i nostri bambini. Nessun bambino dovrebbe crescere con il rumore dei missili nel cielo»

Famiglia di Marnate a Doha sotto l’allerta missili: «Mamma, perché il mondo si sta spaccando?»

Silvia, Marco, Niccolò e Ludovico sono una famiglia marnatese residente a Doha in Qatar per motivi di lavoro. Ma non hanno perso il contatto con il paese della Valle Olona. Anzi, proprio in questi giorni di grande tribolazione segnati dalla guerra in Iran, Silvia e i suoi famigliari hanno scritto una lettera al parroco don Alberto Dell’Acqua che ha pubblicato la loro testimonianza sul notiziario online della parrocchia.

Il primo ringraziamento della famiglia è proprio per il sacerdote, per averli ricordati nella preghiera e aver parlato di loro con le famiglie dell’oratorio. «Sapere che qualcuno, dall’altra parte del mondo, ci ricorda nelle proprie preghiere è una carezza che arriva fin qui» si legge nella missiva.

Poi spazio al racconto di una situazione definita “surreale”: «È difficile da spiegare - scrive Silvia - perché sono quelle cose che normalmente si vedono al telegiornale e che sembrano sempre lontane dalla propria vita… finché un giorno ti accorgi che ci sei dentro».

Gli eventi sono precipitati improvvisamente. Mentre Silvia e i bambini sono in casa ecco arrivare sul telefonino il primo messaggio di allerta dalle autorità qatariote, con l’invito a rimanere nella propria abitazione, a rimanere al riparo, a causa della minaccia di un attacco missilistico. Quasi nello stesso momento è arrivata anche un’e-mail dell’Ambasciata italiana.

«In quel momento - scrive ancora Silvia - ho provato veri momenti di panico. Ero sola in casa con i bambini, responsabile per loro, mentre mio marito era in volo per lavoro diretto a Malpensa. Istintivamente ci siamo messi le scarpe nel caso fosse stato necessario scappare velocemente e rifugiarci nel basement del palazzo. Noi abitiamo al diciassettesimo piano e, in situazioni come queste, scendere nei sotterranei spesso è la decisione più sicura. Ho preparato una piccola borsa con l’essenziale: felpe, coperte, cracker, acqua, medicine, caricabatterie, l’iPad e qualche gioco per i bambini. Le cose che porteresti con te se dovessi uscire di casa all’improvviso».

Poi i rumori. Quello dei missili, la contraerea, le esplosioni lontane. «Un’amica libanese - riferisce la donna - mi ha detto una frase che non dimenticherò mai: nella vita purtroppo ci si abitua a tutto, anche al rumore delle bombe. Io ho avuto la fortuna di non essere abituata. E per me è stato uno shock». 

La marnatese racconta di come abbia dovuto cercare di stare calma per i figli, seppure tra tanti timori, compreso quello per il marito in volo (ma rientrato a casa visto che il suo aereo era stato fatto tornare indietro). «Da allora sono passati circa dieci giorni. Dieci giorni fatti di allerte, di rumori nel cielo, di notti interrotte improvvisamente da esplosioni lontane» sono le sue parole.

«Ma la parte più difficile - continua la lettera - non è la paura per noi adulti. La parte più difficile è quando tuo figlio ti guarda negli occhi e ti chiede: “Mamma, perché il mondo si sta spaccando?”. Come si risponde a una domanda così, fatta da un bambino? In quei momenti ti senti disarmata, impotente. Vorresti solo proteggere i loro occhi, le loro orecchie, la loro innocenza. Poi però ti ricordi che sei una madre. E che anche quando hai paura, devi essere il loro rifugio, la loro calma, la loro sicurezza. Così proviamo a fare cose semplici insieme: coloriamo, giochiamo, inventiamo piccoli momenti di normalità. Perché i bambini hanno bisogno di sentire che la vita continua, anche quando il mondo sembra tremare. La mia paura più grande non è per noi adulti. È per i nostri bambini. Nessun bambino dovrebbe crescere con il rumore dei missili nel cielo».

Silvia riconosce come l’Ambasciata italiana sia molto presente e di aiuto. A lei, come ad altri italiani, è stato offerto di raggiungere l’Arabia Saudita in pullman e poi di prendere un volo. Ma la sua scelta è stata di rimanere in Qatar con la famiglia, per non lasciare il marito da solo e per non affrontare un viaggio tanto lungo con due bambini.

«La nostra speranza è semplice - afferma - che arrivi presto una tregua. Che il cielo torni ad essere solo cielo. Che i bambini possano tornare all’aperto a giocare, correre e ridere senza paura». E ringraziando chi vorrà ricordarli nelle preghiere, Silvia conclude con una speranza. «Speriamo davvero di rivederci presto. Magari tutti insieme, con un grande sorriso».

Mariagiulia Porrello

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