Salute - 16 marzo 2026, 16:46

Asst Valle Olona riceve il premio Elisabetta Fabbrini: riconoscimento per il progetto di “oncologia di prossimità”

Il Dipartimento Oncologico vince il Premio Elisabetta Fabbrini con un modello che porta follow-up e assistenza ai pazienti cronici nelle Case di Comunità di Busto Arsizio e Saronno: «Cure più vicine e integrate tra ospedale e territorio»

La consegna del premio al Dottor Di Lucca

La consegna del premio al Dottor Di Lucca

Un riconoscimento che ha un valore speciale per ASST Valle Olona: il Dipartimento Oncologico dell’Azienda ha vinto il Premio Elisabetta Fabbrini in occasione del XXX Congresso CIPOMO, svoltosi a Roma il 12 e 13 marzo, grazie al progetto “Oncologia di prossimità - presa in carico multidisciplinare del paziente oncologico cronico stabile”.

Un risultato che rappresenta motivo di doppio orgoglio per l’Azienda: non solo per il valore scientifico e organizzativo del progetto premiato, ma anche perché il riconoscimento è dedicato alla memoria di Elisabetta Fabbrini, professionista che ha lavorato all’interno di ASST Valle Olona e che ha lasciato un segno importante per questo territorio. 

Il progetto è stato presentato dal Dr. Giuseppe Di Lucca, Direttore del Dipartimento Oncologico di ASST Valle Olona.

«Il progetto di Oncologia di prossimità è nato dall’evoluzione dell’oncologia verso una condizione di cronicità, che ha reso necessario un modello di cura capace di garantire continuità assistenziale, prossimità e presa in carico globale, mantenendo al contempo l’appropriatezza e la sicurezza clinica», spiega il Dr. Di Lucca, «il nostro progetto, premiato grazie ad un approccio e all’integrazione interprofessionale, ha letto i bisogni dei pazienti nella loro totalità, fornendo una presa in carico coordinata e superando, così la frammentazione delle cure».

Da ottobre 2025, nelle Case di Comunità di Saronno e Busto Arsizio sono stati attivati ambulatori pensati per seguire i pazienti nel percorso oncologico: in quella saronnese sono state aperte agende dedicate al follow-up oncologico con cadenza quindicinale, mentre in quella bustocca sono stati organizzati slot per i controlli onco-ematologici a cadenza settimanale. 

Diversificate le figure professionali che hanno dato il loro contributo: oncologi, ematologi ospedalieri, infermieri della Casa di Comunità, Infermieri di Famiglia e Comunità (IFeC), farmacisti aziendali, psico-oncologi, dietisti, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali e sistemi informativi aziendali. 

«Abbiamo proposto un’organizzazione integrata ospedale-territorio così da favorire, realmente l’oncologia territoriale», prosegue il Dr. Di Lucca, «ciò facendo, si è valorizzata la Casa di Comunità che è diventata un luogo di competenza e nodo funzionale della rete oncologica territoriale. Il paziente oncologico cronico stabile viene accompagnato lungo tutto il percorso di cura in un ambiente più accessibile e meno stressante».

A beneficiarne anche le strutture ospedaliere, grazie a una riduzione della pressione e una conseguente maggiore concentrazione su risorse e competenze, che vengono rivolte al paziente oncologico acuto.

La Casa di Comunità di Saronno e quella di Busto Arsizio garantiscono un percorso completo comprensivo di follow-up oncologico territoriale, ambulatori infermieristici per accessi venosi e medicazioni, monitoraggio degli effetti collaterali e della stabilità clinica, educazione terapeutica e attivazione, quando necessario, di interventi di supporto (psico-oncologia, nutrizione, riabilitazione, servizi sociali). 

«Per il 2026 prevediamo un ulteriore consolidamento del modello attraverso l’implementazione di strumenti come la telemedicina – televisita e teleconsulto, e l’estensione delle prestazioni erogabili nelle Case di Comunità, incluse le terapie a bassa intensità e i percorsi di supporto», sottolinea il Dr. Giuseppe Di Lucca.

«A fronte di una situazione attuale del paziente oncologico per il quale l’ospedale svolge ancora un ruolo centrale come luogo di cura, anche nelle situazioni di cronicità e stabilità, la nostra Azienda ha definito in modo chiaro la necessità di trasferire competenze e procedure della fase cronica dall’ospedale al territorio» conclude il Direttore Socio Sanitario, John Tremamondo.

Come sottolineato da AGENAS, «la rinnovata attenzione alla medicina territoriale” e le nuove opportunità dei “luoghi di cura” definiti dal PNRR sono oggi i riferimenti su cui iniziare a disegnare una nuova organizzazione, anche per l’oncologia. Questa organizzazione deve fare “dell’integrazione ospedale/territorio il modello di riferimento con forti garanzie di qualità, appropriatezza e sostenibilità».

Comunicato Stampa

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