In occasione dell’80esimo anniversario del decreto legislativo n. 74 del 10 marzo 1946 che, per la prima volta, permise alle donne italiane di votare e di essere elette, la presidente del Consiglio comunale di Busto, Laura Rogora, propone alcune riflessioni.
«Ci sono date che appartengono ai libri di storia e date che appartengono alla nostra pelle, alla memoria delle nostre case.
Il 10 marzo 1946 è una di queste: è il giorno in cui ricorre l’anniversario dell’estensione del diritto di voto alle donne e come Presidente del Consiglio Comunale voglio sottolineare l’importanza storica e civile di quella svolta che cambiò per sempre il volto dell’Italia e anche della nostra città.
A Busto Arsizio, città laboriosa, concreta, orgogliosa delle proprie radici, ricordiamo quell’anniversario con gratitudine e commozione.
Le donne bustocche, lavoratrici instancabili nelle storiche tessiture, ottant’anni fa, trovarono finalmente il riconoscimento della loro dignità politica ed entrarono nei seggi con il cuore colmo di speranza. A loro dobbiamo rispetto. A loro dobbiamo la promessa di custodire e rafforzare i valori di libertà, identità e partecipazione che rendono grande la nostra Italia.
Le nostre madri e le nostre nonne hanno tracciato un solco che oggi siamo chiamati a onorare, promuovendo una partecipazione sempre più consapevole e valorizzando il talento e la leadership femminile in ogni ambito della vita pubblica.
Celebrare questa data significa riconoscere l’impegno delle madri, delle nonne e delle lavoratrici che hanno costruito la nostra città. Quel primo voto non fu una concessione, ma un atto di giustizia che ha permesso a Busto, e all'Italia intera, di camminare finalmente su due gambe. La democrazia è diventata tale solo quando è diventata universale.
Celebrare oggi quel momento significa rinnovare il patto di lealtà verso i valori di uguaglianza sanciti dalla Costituzione. La parità di genere non è un concetto statico, ma un obiettivo dinamico che richiede una vigilanza costante e politiche lungimiranti.
Proviamo a immaginare quella mattina di ottant’anni fa qui, a Busto. Immaginiamo le nostre donne: quelle che per anni avevano fatto girare i telai delle nostre industrie tessili mentre i padri, i mariti e i figli erano al fronte. Donne che avevano retto il peso dell’economia, del dolore e della ricostruzione, ma che per lo Stato erano ancora "minorenni" della politica. Allora, a Busto Arsizio, accadeva qualcosa di silenzioso e rivoluzionario. Le donne delle nostre tessiture entravano per la prima volta in una cabina elettorale. Immaginiamo quelle mani, segnate dal lavoro duro in fabbrica o dal freddo dell’inverno, stringere per la prima volta una matita copiativa. In quel gesto non c’era solo una preferenza politica; c’era il riscatto di generazioni di madri e nonne rimaste in silenzio. Entravano nella cabina elettorale con un batticuore che non si dimentica. Avevano la sensazione di stringere tra le dita il destino del mondo. Non portavano solo una scheda. Portavano la voce di generazioni rimaste nell'ombra. Portavano le mani segnate dal lavoro e il coraggio di chi ha ricostruito l'Italia dalle macerie.
Oggi non celebriamo un anniversario di carta, ma un atto d'amore per la democrazia. A ogni ragazza di Busto vorrei ricordare che la libertà che oggi sembra naturale è nata dal batticuore di una donna davanti a una scheda. Custodiamo questa memoria! Facciamola crescere! Insieme! Perché la democrazia non è mai un fatto scontato: è responsabilità quotidiana, è impegno, è appartenenza».




