Gallarate - 01 marzo 2026, 12:15

La prima volta di Alessandro Sallusti in teatro: «Sul palco parlo di libertà e di un imbroglio»

L'INTERVISTA. Dopo la “prima” a Varese, sabato 7 marzo il giornalista porta al teatro Condominio di Gallarate il monologo “Pre-giudicato”, che si aprirà con il filmato del suo arresto

La prima volta di Alessandro Sallusti in teatro: «Sul palco parlo di libertà e di un imbroglio»

«Sono pregiudicato. Perché sono stato condannato ma anche perché c’è un pre-giudizio del pensiero unico rispetto al pensiero liberale e conservatore». Dunque non poteva che intitolarsi “Pre-giudicato” il monologo teatrale di Alessandro Sallusti, già direttore del Giornale e di Libero, ora alla guida di PoliticoQuotidiano.it.
Un debutto per il giornalista, abituato a raggiungere milioni di persone dagli studi televisivi (che in questo periodo frequenta anche come referente del comitato nazionale per il Sì al referendum sulla giustizia). Ma il teatro è un’altra cosa e, lo scorso gennaio, in occasione della “prima” a Varese, l’emozione è stata grande.
Sallusti torna sul palco con “Pre-Giudicato”, una produzione AD Management, sabato 7 marzo al teatro Condominio di Gallarate. 

Dopo “una vita” a dirigere giornali e scrivere libri, arriva il debutto su un palcoscenico con un monologo teatrale. Come nasce questo esordio?
«Nasce proprio dalla voglia di comunicazione. Il teatro è qualcosa di completamente diverso. Io sono abituato a stare in televisione, ci sono quasi tutti i giorni, e lì parli anche a milioni di persone, ma non le vedi negli occhi né percepisci le loro reazioni. E quindi sperimentare questa nuova forma di comunicazione l'ho trovato uno stimolo molto interessante».

Lo diceva, è abituato a intervenire in televisione, raggiungendo milioni di persone. Ma quando stava per aprirsi il sipario, alla “prima” a Varese, un po’ di paura l’ha provata?
«Se si potesse dire letteralmente, ti c… addosso. Primo, perché è una prima volta e come tutte le prime volte non sai bene cosa succede. Ci sono l'emozione e anche la paura della prima volta. E poi perché il teatro è un posto magico in sé. E quindi sì, ero credo anche abbastanza visibilmente emozionato, poi entri in una sorta di trance e vai. Ho alcune cose da mettere a punto, però è stata una bella esperienza».

Che cosa deve aspettarsi il pubblico di Gallarate? Che cos’è “Pre-giudicato”?
«È una storia, si chiama “Pre-giudicato” perché io sono pregiudicato di fatto, perché sono stato condannato e arrestato. E sono pre-giudicato nel senso che c'è un pregiudizio, non dico tanto verso di me, chissenefrega, c'è un pregiudizio del pensiero unico rispetto al pensiero liberale e conservatore. È una storia che parla di libertà e di un imbroglio, e l'imbroglio è quello di far credere che chi non la pensa in un certo modo debba tacere perché fascista o non degno di partecipare a pieno titolo al dibattito democratico. Io questo l'ho sperimentato tante volte sulla mia pelle».

A raccontarsi sul palco sarà soprattutto il direttore o sarà l’uomo? In altre parole, quanto c’è di personale, di privato in questo racconto?
«Le due cose vanno di pari passo, credo come in tutti i mestieri, ma in particolare nel nostro. Siamo dei raccontatori, dei cronisti, diamo un nostro punto di vista rispetto ai fatti che ci circondano.  Quel punto di vista sicuramente è segnato dalla tua esperienza personale e dipende da chi siamo, da dove veniamo. Quindi è un dentro e fuori tra l'esperienza personale e quella professionale, le due cose vanno di pari passo. Sono inscindibili. Noi vediamo ciò che accade secondo un nostro punto di vista che è condizionato dalla nostra vita, anche personale».

Del tema della giustizia si sta parlando moltissimo e lei è “in campo”, in prima linea in questo momento. Questo dibattito entrerà in teatro?
«Io sono stato arrestato in diretta televisione. Lo spettacolo si apre proprio con quel filmato e c'è anche una sorpresa rispetto a questo. Non è che faccio il portavoce del comitato nazionale per il “Sì” al referendum perché non ho niente da fare. Lo faccio perché è una cosa che ha attraversato la mia vita, sia dal punto di vista personale con l'arresto, sia dal punto professionale. Ho raccolto le testimonianze di Palamara, che ha svelato come funzionava il sistema giudiziario e non dico che la riforma sia nata da lì, è troppo presuntuoso, però certamente quel squarciare il velo ha dato coraggio a chi voleva cambiare le cose. E quindi sì, quando si parla di libertà si parla anche di giustizia».

Oltre al teatro, un’altra novità con cui si è cimentato è la direzione di un giornale online. Che esperienza è? Non le manca la carta stampata, con i suoi ritmi e rituali?
«Al momento non mi manca la carta stampata proprio perché dopo sedici anni di direzione avevo bisogno di nuovi stimoli. Visto che Maometto non andava alla montagna, cioè che il pubblico si allontana dalla carta stampata, ho provato a portare la montagna a Maometto, cioè a portare me dentro il canale di informazione oggi più diffuso e usato, che è quello online. Anche questa è un'esperienza nuova, è qualcosa di diverso della carta stampata, sono diversi i tempi, sono diversi i linguaggi, ed è molto interessante».

Ha già pensato a un’altra “prima volta” che vorrebbe sperimentare o per il momento va bene così?
«Per la prima volta mi piacerebbe fare gli affari miei. Ti dirò che per un attimo ci ho pensato, ma poi la passione per questo mestiere è troppo forte. Pensavo di riuscire per la prima volta ad avere del tempo per mia moglie, i miei nipotini, tempo per i miei hobby. Invece mi ritrovo più impegnato di prima, però guai a lamentarsi, va bene così. Finché ci sono le forze e la voglia, andiamo avanti».

Riccardo Canetta

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