Al Teatro Studio Melato, dal 3 al 15 marzo, in scena lo spettacolo “Resto qui”, tratto dal romanzo di Marco Balzano
Curon è un paese della Val Venosta, tristemente famoso per il dramma della diga costruita nel 1950 che in un poco tempo trasforma la morfologia del territorio, con la creazione del lago di Resia, e costringe migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni lasciando solo la parte finale del campanile, muto testimone di quanto l’uomo può modificare la propria vita e quella di tante persone senza rendersene conto.
Il romanzo di Marco Balzano, edito da Einaudi nel 2018, viene plasmato ora dalle mani sapienti di Francesco Niccolini e trasformato in un racconto teatrale a due personaggi e molte voci con la partecipazione di Arianna Scommegna e Mattia Fabris. Trina ed Erich, una coppia di sudtirolesi di lingua tedesca divenuti italiani al termine della Prima Guerra Mondiale, vive a Curon, a pochi chilometri dal confine con Austria e Svizzera. I protagonisti raccontano i fatti attraverso due visioni diverse ma viaggiando su binari paralleli che portano ad un unico obiettivo, la resistenza al cambiamento, il legame viscerale con la propria terra e con i valori che di essa vanno conservati. È un viaggio che accompagna lo spettatore in una progressiva disgregazione di un mondo fatto di tradizioni e di legame con la propria terra, iniziato dopo il primo conflitto mondiale e proseguito con l’arrivo del fascismo che cancella, o tenta, di cancellare lingua e costumi tedeschi, passando poi ai drammi della Seconda Guerra Mondiale fino ad arrivare alla decisione di costruire una diga che cancellerà per sempre il paese. In questo conflitto continuo contro l’ineluttabile destino, i protagonistici raccontano con enfasi e drammaticità, la loro vita e la loro scelta che si concretizza in un “Resto qui”. Una decisione perentoria, quasi violento atto di ribellione civile, che diventa anche atto di accusa verso l’oggi, dove il luogo di memoria è divenuto luogo di villeggiatura e di passatempi gioiosi. La versione per il teatro è un “distillato” del romanzo che, come afferma Francesco Niccolini “tratta la storia di una lingua – il tedesco – negata. E quando a un popolo viene impedito di esprimersi nel proprio idioma, lo si annienta”.
“Attraverso un incastro drammaturgico di parti narrate e dialoghi – prosegue Niccolini- si dipana questo ennesimo pasticciaccio brutto della storia d’Italia. Un allestimento semplice, snello: come avrebbe scritto Melville, antico e malinconico. Storia di mani sporche e tenacia, rabbia, violenza e rimorsi. Disegni. Storia di donne e uomini semplici che non hanno accettato la resa e ora – davanti al Tribunale dell’Umanità e per una figlia che non c’è più – ripercorrono la loro lunga e umiliante sconfitta”.
A margine dello spettacolo, nell’ambito di “Oltre la scena”, la compagnia di Resto qui incontrerà Marco Balzano (moderatrice Roberta Carpani, docente di Discipline dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) martedì 3 marzo al termine della replica.
“Resto qui”
di Marco Balzano
adattamento teatrale e regia Francesco Niccolini con Arianna Scommegna e Mattia Fabris - scene Antonio Panzuto - costumi Emanuela Dall'Aglio -luci Alessandro Verazzi - musiche originali Dimitri Grechi Espinoza
produzione Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Piccolo Teatro Studio (Via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 3 al 15 marzo 2026




