Gennaio 2026 ha portato un ritocco ai pedaggi, ma al casello il conto non è uguale in ovunque. Gli aumenti legati all’inflazione incidono in modo diverso a seconda delle percorrenze e di altre voci che compongono il costo finale per gli automobilisti. Dopo i rincari entrati in vigore a inizio anno, la rete italiana restituisce una mappa di costi disomogenea. A spiegarlo Nicola Teofilo di Immobiliare.it. I rincari dei pedaggi non dipendono da una scelta discrezionale, ma da un meccanismo regolato. Tre le ragioni principali degli aumenti nel 2026.
Al primo posto c'è l'adeguamento all’inflazione: ogni tratto della rete autostradale è gestito sulla base di un Piano economico-finanziario (Pef), cioè il documento che stabilisce per quanti anni la concessionaria può incassare pedaggi, con quali investimenti e con quali aumenti programmati. Quando questo piano è scaduto o deve essere aggiornato, le tariffe possono essere ritoccate in base all’andamento dell’inflazione. È ciò che succede nel 2026, dopo che l’Autorità di regolazione dei trasporti ha chiarito, a seguito di una sentenza della Corte costituzionale, che i pedaggi non possono essere congelati automaticamente. Il risultato è un aumento medio intorno all’1,5%, che però si traduce in importi diversi.
Poi troviamo le differenze tra concessionari e reti autostradali: non tutte le autostrade funzionano allo stesso modo perché non tutte sono gestite dalla stessa società. Alcune concessionarie hanno già definito i propri piani finanziari o hanno deciso di non applicare aumenti nel 2026; altre, invece, hanno recepito per intero l’adeguamento all’inflazione. Ecco perché oggi convivono situazioni molto diverse.
Infine i costi di gestione coperti: il pedaggio contribuisce anche a finanziare una serie di voci strutturali: manutenzione ordinaria e straordinaria, oneri versati allo Stato, investimenti sulla rete e costi operativi delle concessionarie. L’aumento delle tariffe riflette quindi anche i rincari dei costi necessari a mantenere e gestire infrastrutture spesso complesse, soprattutto sui tratti più trafficati o con viadotti e gallerie.
Guardando ai numeri, la media annunciata dei rincari è dell’1,5%, mentre su un campione di 38 tratte analizzate da Altroconsumo l’incremento medio rilevato scende intorno all’1,1%. Nella pratica spesso significa pagare 10 o 20 centesimi in più, e in pochi casi 30 centesimi su tratte lunghe e già costose. Tuttavia, anche per chi viaggia ogni giorno, anche pochi centesimi possono incidere di decine di euro in più a fine anno.
Ma quali sono le autostrade più care in Italia? L’indagine di Altroconsumo ha messo a confronto 38 collegamenti tra i più utilizzati della rete italiana. Ne esce una fotografia molto disomogenea, con costi che variano sensibilmente non solo tra Nord e Sud, ma anche tra autostrade di lunghezza simile.
La rete autostradale della provincia di Varese si assesta nella parte bassa di questa graduatoria. Ma ecco quanto costa oggi viaggiare sulle autostrade italiane, dalla più cara alla meno costosa (tra parentesi è riportato l’aumento del gennaio 2026 già applicato al costo): A4 Milano Est–Venezia Mestre: 22,30 euro (+0,10 euro); A14 Napoli–Bari Nord: 21,60 euro (+0,30 euro); A14 Pescara Nord–Roma Est: 21,40 euro (+0,00 euro); A1 Firenze Sud–Roma Nord: 20,00 euro (+0,30 euro); A1–A24 Napoli Nord–Roma Est: 17,80 euro (+0,20 euro); A14 San Lazzaro di Savena–Ancona Nord: 15,70 euro (+0,20 euro); A4 Torino Rondissone–Novara Ovest: 11,50 euro (+0,20 euro); A7 Genova Bolzaneto–Milano Ovest: 10,70 euro (+0,10 euro); A14 Ancona Sud–Pescara Nord: 10,60 euro (+0,10 euro); A14 Bologna Borgo Panigale–Verona Sud: 9,60 euro (+0,10 euro); A14–A1 Bologna Casalecchio–Firenze Nord: 8,90 euro (+0,20 euro); A14 San Lazzaro di Savena–Rimini Nord: 8,20 euro (+0,10 euro); A4 Novara Est–Milano Ghisolfa: 6,90 euro (+0,10 euro); A16 Napoli–Benevento: 6,70 euro (+0,10 euro); A22 Trento Centro–Verona Nord: 6,40 euro (+0,10 euro).
E ancora: A14 San Lazzaro di Savena–Ravenna: 5,70 euro (+0,10 euro); A24 Teramo – L’Aquila Est: 5,40 euro (+0,00 euro); A4 Verona Est–Padova Ovest: 5,30 euro (+0,10 euro); A21 Torino–Asti Ovest: 5,20 euro (+0,00 euro); A1 Civitavecchia–Roma Sud: 4,70 euro (+0,10 euro); A1–A24 Valmontone–Roma Est: 4,20 euro (+0,10 euro); A22 Trento Nord–Bolzano Sud: 3,90 euro (+0,10 euro); A4 Bergamo–Milano Est: 3,80 euro (+0,10 euro); A8 Varese–Milano Nord: 3,60 euro (+0,00 euro); A4 Dalmine–Milano Est: 3,50 euro (+0,10 euro); A4 Venezia Mestre–Padova Est: 3,10 euro (+0,00 euro); A1 Ponzano Romano–Roma Nord: 2,90 euro (+0,00 euro); A4 Capriate–Milano Est: 2,80 euro (+0,00 euro); A7 Pavia–Milano Est: 2,80 euro (+0,00 euro); A2–A3 Napoli–Cosenza: 2,30 euro (+0,00 euro); A24 Tivoli–Roma Est: 2,20 euro (+0,00 euro); A4 Cavenago–Milano Est: 2,00 euro (+0,00 euro); A14 Bologna Borgo Panigale–Modena Sud: 1,90 euro (+0,00 euro); A8 Malpensa T1–Milano: 1,90 euro (+0,00 euro); A4 Agrate Brianza–Milano: 1,70 euro (+0,10 euro).
Il costo di un viaggio in autostrada non dipende solo dalla distanza percorsa. Tariffe al chilometro, Iva, arrotondamenti e caratteristiche del tracciato incidono sul prezzo finale molto più di quanto si immagini. Il calcolo di base funziona così: si moltiplica la tariffa unitaria per chilometro per i chilometri percorsi tra l’entrata e l’uscita; si aggiungono eventuali bretelle, svincoli e tratti gestiti dal concessionario lungo il percorso; al totale si applica l’Iva (22%) prevista per i pedaggi; la classe di veicolo: un’auto paga meno di un veicolo commerciale pesante, perché le tariffe unitarie cambiano in base alla categoria del mezzo; poi l’importo viene arrotondato ai 10 centesimi più vicini prima di essere addebitato al casello o al sistema di telepedaggio.
Un sistema complesso che spiega perché, al casello, due percorrenze simili possano avere prezzi molto diversi e perché gli aumenti, anche quando sembrano minimi, finiscono per pesare soprattutto su chi l’autostrada la percorre ogni giorno.
Il confronto tra pedaggi e inflazione negli ultimi anni mostra che il costo per viaggiare in autostrada è cresciuto più dell’aumento generale dei prezzi al consumo. Secondo indagini sulle reti europee, negli ultimi dieci anni i pedaggi autostradali in Italia sono aumentati mediamente di circa il 27%, con alcune arterie molto percorse come la A1 o la A4 che hanno visto incrementi fino al 40% nel lungo periodo. Anche l’adeguamento tariffario annuale è stato un fenomeno ricorrente: nei primi anni 2020 gli aumenti previsti per il 2020 furono rinviati, ma negli anni successivi le tariffe sono tornate a crescere seguendo l’inflazione programmata, con effetti cumulativi sul costo complessivo per gli automobilisti.
(Dks/Labitalia)




