(Adnkronos) - Gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con il pil in crescita del 2,2%. Si tratta di una frenata rispetto al 2,8% registrato nel 2024 e, soprattutto, è un risultato che sconta un quarto trimestre molto sotto le attese, con una crescita dell'1,4% in netto rallentamento dopo il più 4,4% del terzo trimestre. I numeri del Bureau of Economic Analysis, l'agenzia governativa che fornisce i dati macroeconomici ufficiali, segnalano un problema per Donald Trump. A maggior ragione considerando che le stime per gli ultimi tre mesi dell'anno erano almeno doppie.
Il presidente americano, esattamente un mese fa al Forum di Davos, ha parlato dell'economia americana in termini trionfalistici. Gli Stati Uniti, ha detto, vanno verso "una crescita mai vista prima, probabilmente mai vista prima in alcun Paese". In quell'occasione, il tycoon ha citato una stima di crescita che oggi è lontanissima dal dato reale. Parlando di un pil in crescita del 5,4% ha fatto riferimento a un'attesa per il quarto trimestre che seguiva l'andamento positivo del terzo trimestre del 4,3%, in accelerazione rispetto al 3,8% del trimestre precedente.
Quelle stime preliminari erano legate all'incognita di una potenziale revisione, che si è puntualmente verificata, perché scontavano la chiusura degli uffici federali fino a metà novembre, a causa dello shutdown. Non solo. Quelle stime erano già incompatibili con le previsioni rilasciate dal Fondo Monetario Internazionale, con una crescita attesa per gli Stati Uniti del 2,4% quest'anno e del 2% il prossimo.
Oggi i dati veri sono una doccia fredda per la narrazione di Trump. La crescita del quarto trimestre all'1,4% è lontanissima dal quel 5,4% sbandierato a Davos e la crescita annuale del 2025 al 2,2% rende molto più plausibile, e forse addirittura ottimistica, la stima del FMI per quest'anno, al 2,4%. A complicare ulteriormente il quadro, c'è anche il dato sull'inflazione. Sul fronte dei prezzi, l'indice Pce è salito a dicembre al 2,9% sopra le attese degli analisti che scommettevano su un +2,8%. Anche il dato core, che esclude energia e alimentari, ha mostrato una dinamica più sostenuta del previsto: +0,4% a novembre e +3,0% su base annua.
Mettendo da parte le logiche della propaganda, il problema principale di Trump legato ai dati economici riguarda le condizioni reali di vita degli americani, soprattutto in vista delle elezioni di midterm previste a novembre. E gli ultimi sondaggi diffusi dicono che il consenso del presidente americano sta scendendo, al punto che gli elettori rimpiangono Joe Biden. Proprio il capitolo dell'economia è quello che fa registrare un tracollo nella considerazione del tycoon. Secondo l’analista Harry Enten per la Cnn, la fiducia degli americani è scesa di 26 punti in generale, e di 53 tra gli elettori indipendenti, considerati il bacino decisivo in ogni consultazione elettorale. Come se non bastasse, uno studio della Federal Reserve di New York ha evidenziato che circa il 90% dei costi dei dazi imposti a mezzo mondo ricade proprio sui cittadini americani. Ma, su questo punto, a pesare ancora di più è la bocciatura della Corte Suprema, appena arrivata. (Di Fabio Insenga)




