(Adnkronos) - "L'obesità è una patologia ad alto impatto non solo per la salute dei pazienti, ma anche per il Servizio sanitario nazionale e per l'intero sistema sociale". Così Paolo Sciattella, ricercatore al Ceis (Centre for Economic and International Studies) dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata, intervendo alla presentazione di uno studio da lui coordinato e basato su dati reali per misurare il peso degli eventi cardiovascolari maggiori tra le persone con sovrappeso e obesità. "Un recente studio ha stimato che l'impatto economico complessivo dell'obesità supera i 13 miliardi di euro - spiega Sciattella - Di questi, circa il 50%, pari a 6,6 miliardi, è legato alle malattie cardiovascolari. Proprio per comprendere meglio la portata del fenomeno con un gruppo di ricercatori del Ceis abbiamo condotto uno studio che si basa su real world data, cioè dati provenienti dal flusso delle schede di dimissione ospedaliera pubblicate dal ministero della Salute. L'obiettivo era stimare l'incidenza dei cosiddetti Mace (Major adverse cardiovascular events), ovvero gli eventi cardiovascolari maggiori: infarto non fatale, ictus non fatale e mortalità cardiovascolare".
"Ogni anno in Italia circa 330mila pazienti vengono ospedalizzati per un evento Mace, per un totale di 380mila ricoveri - sottolinea Sciattella - Questo si traduce in oltre 3 milioni di giornate di degenza e in una spesa ospedaliera che sfiora i 2 miliardi di euro l'anno". Quando i dati vengono stratificati per grado di sovrappeso e obesità, "emerge un elemento particolarmente rilevante: le riospedalizzazioni aumentano progressivamente con la severità dell'obesità. Nei pazienti con obesità grave – evidenzia Sciattella - il tasso di riospedalizzazione a 2 anni è prossimo al 50%. Significa che 1 paziente su 2 va incontro a un nuovo evento cardiovascolare maggiore entro 2 anni dal primo ricovero".
Oltre ai costi sanitari diretti, prosegue l'esperto, "il peso dell'obesità si riflette anche sugli anni lavorativi perduti e sulla produttività. Nello studio è stata condotta un'analisi di scenario basata sui risultati dello studio clinico randomizzato Select, che ha valutato una coorte di pazienti con una storia pregressa di eventi cardiovascolari, ma non obesi. In quel contesto si è osservata una riduzione degli eventi Mace pari al 20%, con intervalli di oscillazione che aumentavano nei pazienti con maggiore severità clinica. Applicando questi risultati ai dati osservati nelle schede di dimissione ospedaliera, la simulazione stima un risparmio di circa 1.500 euro per ogni paziente ospedalizzato. L'impiego di terapie efficaci nella prevenzione secondaria cardiovascolare potrebbe generare risparmi fino a 550 milioni di euro in 2 anni, rappresentando una strategia concreta per migliorare gli esiti clinici e garantire la sostenibilità del sistema sanitario".




