L'incontro con la persona (e le famiglie) e il quadro giuridico. La serata dal titolo “Domande ultime, risposte possibili. Fine vita: tra libertà e responsabilità”, organizzata dall'associazione LabOra a Busto Arsizio, ha permesso di affrontare un tema così delicato da entrambe le prospettive, con equilibrio e serenità.
A Villa Calcaterra ha introdotto il confronto - il primo evento in provincia di LabOra - per l'associazione culturale il consigliere comunale Emanuele Juri Fiore. Il sindaco Emanuele Antonelli non poteva essere presente, ma ha affidato i saluti al vicesindaco Luca Folegani, che ha condiviso una riflessione anche in virtù della sua professione di avvocato. Come ha mandato un messaggio la presidente del consiglio comunale Laura Rogora. Tra i presenti il sindaco di Gorla Maggiore Pietro Zappamiglio con l'assessore Annalisa Macchi, il consigliere comunale delegato al Commercio di Busto Paolo Geminiani e diversi esponenti di associazioni.
Non era facile ricevere attenzione nella serata inaugurale delle Olimpiadi, eppure c'è stato un significativo pubblico, estremamente attento. Il direttore de ilBustese Marilena Lualdi ha moderato l'incontro, in cui si sono alternate le riflessioni della dottoressa Anna Coppo, medico palliativista della Clinica Zucchi di Carate Brianza e dell’avvocato Riccardo Caruso (membro del direttivo di LabOra). Nel primo caso, toccanti le esperienze portate, che dimostrano come sia fondamentale spiegare innanzitutto che non si è soli nel momento più difficile, ma si viene accompagnati con competenza e umanità attraverso le cure palliative (di cui oggi si parla sempre troppo poco): anzi questo tempo può essere prezioso ad esempio, per le relazioni familiari e si prende in carico tutto il nucleo, da parte dell'équipe ospedaliera.
L'avvocato ha invece evidenziato le tappe e anche le contraddizioni della situazione italiana. Si è ricordato che esiste già il biotestamento (con la legge del 2017), che riconosce di interrompere qualsiasi trattamento sanitario, anche se necessario alla sopravvivenza: differenti il suicidio assistito e l'eutanasia.
Dal pubblico diverse domande ai relatori, il tutto in un clima aperto e rispettoso, senza preclusioni. Parlando di fine vita, entrambe le parole hanno avuto un senso pieno: la consapevolezza che ogni esistenza ha un percorso limitato, ma anche che ogni istante è vita. Consapevolezza è un concetto chiave, attraverso completa informazione senza preclusioni.
E proprio un sì alla vita si è percepito con forza, ha concluso Fiore, perché ci sia rispetto prima di tutto per l'umanità della persona e del suo mondo familiare.




