(Adnkronos) -
Condannata a otto anni di carcere in Ungheria l'attivista antifascista tedesca Maja T., 28 anni giudicata colpevole da un tribunale di aggressione a esponenti di estrema destra in occasione della 'Giornata dell'onore', l'11 febbraio del 2023, durante una commemorazione dei soldati nazisti a Budapest. Il caso di Maja T. viene associato, per le similitudini, a quello di Ilaria Salis.
In un post su X, il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha infatti definito Maja T. "complice di Ilaria Salis".
"Non mi aspetto buone notizie", aveva scritto prima della sentenza Ilaria Salis in un lungo post su X. "In un Paese dove l’antifascismo è considerato terrorismo, dove il capo del governo rivendica apertamente il carattere di “democrazia illiberale” del proprio sistema politico, dove il rispetto dei diritti fondamentali e il principio di separazione dei poteri risultano sempre meno effettivi, è impensabile anche solo immaginare un processo equo contro oppositori politici.
Il procedimento a carico di Maja e Gabri – come quello contro tutti gli antifascisti – è un processo farsa. Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici. Si tratta di procedimenti - spiega Salis - pesantemente condizionati, se non addirittura orchestrati, dal governo Orbán. Il quadro indiziario a carico degli imputati è estremamente labile: Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni".
"A tutto questo si aggiunge il clima di campagna elettorale in Ungheria. Per l’estrema destra orbaniana, lo 'scalpo degli antifascisti stranieri' è uno strumento di propaganda populista particolarmente efficace, funzionale a rafforzare una narrazione securitaria e repressiva nonché alimentare l’idea di un Paese assediato da nemici esterni – siano essi gli antifascisti, i migranti o persino l’Unione Europea. È in questo contesto - conclude Salis - che va letta la sentenza attesa oggi. Alla luce di tutto ciò, dobbiamo continuare a chiedere con forza che Maja, tanto più considerando l’illegalità della sua estradizione, venga trasferita in Germania e sottoposta lì a un procedimento equo. E che nessun antifascista sia estradato in Ungheria".




