Ieri... oggi, è già domani - 03 febbraio 2026, 06:20

“A San Biasu a ga gea a guta suta'l nasu” - “A San Biagio, gela la goccia sotto il naso”

Il 3 di febbraio si celebra la Festa di San Biagio. Ho scritto Festa, per il fatto che c'è un “rito” e c'è pure un proverbio che la dice lunga sulle Tradizioni...

“A San Biasu a ga gea a guta suta'l nasu” - “A San Biagio, gela la goccia sotto il naso”

Il 3 di febbraio si celebra la Festa di San Biagio. Ho scritto Festa, per il fatto che c'è un "rito" e c'è pure un proverbio che la dice lunga sulle Tradizioni. Giusepèn, decanta il proverbio e lo catechizza con assoluta fermezza: "a San Biasu a ga gea a guta suta'l nasu" (a San Biagio gela la goccia sotto al naso) - significa (amici Lettori) che il 3 febbraio, fa freddo - si dice pure (chissà perché) un freddo-cane, per dare la giusta importanza al proverbio Bustocco. 

Tuttavia, non si deve certo discutere solo di "freddo" a San Biagio, ma occorre precisare qual è la "goccia" che gela sotto il naso - i ragazzi dell'epoca, si sa, non è che usassero troppo "un pezeau" (il moderno fazzoletto che allora era un pezzo-piccolo di stoffa - ecco, il diminutivo di "pezza"), quindi, alla bisogna, si usava la …. manica per maglione, per asciugare "la goccia" - i più inorriditi, di questo fatto, se ne devono fare una ragione, visto che oggi, non si usa più quel "rituale" e (bene o male) almeno i fazzoletti di carta, sono alla portata di tutti. Il fazzoletto-moderno, lo usa la gente della mia età (per carità, ho pure il pacchetto dei fazzoletti di carta), ma del "pezeau" in pochi lo conoscono - intanto informo Giusepèn che cinque anni fa, quando è uscito "ul Giusepèn" di nati a Busto Arsizio, da genitori e nonni nati a Busto Arsizio (detti Bustocchi "nativi e lavativi") ce n'erano circa 5000 (cinquemila su una popolazione di oltre 84.000 residenti - due anni e mezzo dopo, all'epoca di "Giusepèn e Maria", di Bustocchi "nativi e lavativi" se ne contavano 2800 circa e adesso, in procinto della terza edizione del Dialetto Bustocco da strada, il libro dal titolo "Giusepèn e ….TRI" siamo sotto quota 1000 (ed io, fra quelli) - tranquilli, Lettori, con questo libro, ho esaurito lo Studio sulla Parlata Bustocca e oltre a ciò, non saprei che aggiungere.

Riprendiamo il discorso su San Biagio - non per parlare di freddo o di come ci si vestiva, ma per dire che la Tradizione esalta "ul pàn d'anas" (il pane all'anice) - "dentu'n scartuzèn" (dentro una piccola confezione, ma ce ne sono anche di grandi) si prepara il gustoso dolce, da consumarsi non solo a San Biagio, ma per l'intera settimana. Con una peculiarità: "ul pàn d'anas l'è benedetu, par benedì a gua" (il pane d'anice è benedetto, per benedire la gola) - scusate la pubblicità spicciola, ma la mia "razione" di "pane all'anice" "lu sempar toa dul Luraschi" (l'ho sempre acquistata dal Panificio Luraschi) sempre attento alle Tradizioni, non solo culinarie, ma facenti parte del costume Bustocco. 

C'è da aggiungere una precisazione - quand'ero giovanotto, non solo partecipavo alla Benedizione di qualsiasi cibo (biscotti, torte, pane) che mamma e papà predisponevano "par benedì a gua" (bene dire la gola e preservarla dalle malattie respiratorie, ma li aiutavo a portare in Chiesa, il foraggio per gli animali, qualche cereale per le bestie, compreso "caicossa da daghi dà mangiò" (qualcosa da dar da mangiare) al gatto e al cane - il rispetto per San Biagio, non era unicamente rivolto alle Persone, ma ci si preoccupava anche per gli animali che vivevano in famiglia. 

Benedire la gola non era solo un pretesto, ma era più una "cura" per la persona che si offriva alla bocca, per la giusta importanza …. per nutrirsi, per esprimersi, e anca "par fa foea i rasòn" (far fuori le ragioni) cioè, dialogare! - dice Giusepèn …."l'è pecò gni vegi, ma l'è tremendu muì candu s'è giuin" (è peccato diventare vecchi, ma è tremendo morire quando si è giovani) - sante parole!

Gianluigi Marcora

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