Sport - 03 febbraio 2026, 23:11

FOTO e VIDEO. Dagli ultras alla squadra: l'abbraccio dello Speroni per Raffaele Carlomagno

In tantissimi allo stadio per la commemorazione a un anno dalla scomparsa di Raffa. «Il suo esempio vive nei nostri gesti e nei progetti che portiamo avanti». L'assessore Reguzzoni: «Per me uno di famiglia, un esempio di generosità». Presente anche una rappresentanza di società e squadra. Zema: «Questi ragazzi dimostrano un attaccamento alla maglia che è raro»

Il freddo pungente, la pioggia a tratti, la luce dei fari e dei fumogeni che illumina i volti commossi. Ma soprattutto, il calore di tantissime persone unite da un unico sentimento. Lo stadio Carlo Speroni, nel settore dei Popolari Scoperti che porterà ufficialmente il suo nome, ha abbracciato il ricordo di Raffaele "Raffa" Carlomagno a un anno dalla sua scomparsa. Le parole pronunciate davanti al suo murales hanno confermato che la sua eredità è più viva che mai.

Una serata di lacrime, cori e promesse, aperta dagli ultras, la sua famiglia. «Posso accettare di tornare a casa da una trasferta con le botte, con una diffida, senza soldi e senza voce, ma questa cosa non riesco ad accettarla», ha esordito Santino, uno degli amici storici, con la voce rotta. «Vorrei solo che la sua vita fosse giudicata non per come è terminata, ma per come l'ha vissuta. E spero che il suo ricordo viva per sempre nei nostri gesti». Un pensiero condiviso da tutti, culminato nel coro potente e liberatorio: «Raffaele, ultras per sempre!».

Un legame che ha superato i confini della città, come testimoniato dalla presenza di numerose tifoserie, amiche e meno amiche: Trieste, Legnano, Novara, Mortara, Vercelli, Trento, Sesto.

Ma il ricordo di Raffa non è solo nostalgia. È, soprattutto, azione. Lo ha spiegato Daniele, amico e portavoce dell'associazione Love, mostrando i progetti nati dalla sua energia. «Un anno fa avevamo promesso che non sarebbe stato dimenticato. E così sarà. Stiamo portando avanti tanti progetti, primo fra tutti il campo sportivo che intitoleremo a lui in Kosovo e che sarà terminato entro il 2027. La sua morte ha colpito la comunità, ma grazie all'esempio che ci ha lasciato e al sostegno di tutti voi, stiamo andando avanti». Un impegno concreto, sostenuto anche dalla raccolta fondi lanciata per l'occasione.

Un abbraccio alla memoria di Raffa è arrivato forte anche dalle istituzioni e dalla società. Visibilmente commossa, l'assessore Paola Reguzzoni ha parlato con il cuore in mano: «Per voi era un ultras, per me era un amico, un membro della mia famiglia. Raffaele, anche dopo la morte, è stato generoso: era un donatore di organi e ha ridato speranza ad altre sei persone. È giusto che la città lo ricordi non per come è morto, ma per la sua vita spesa a donare agli altri».

Commossa anche la rappresentanza della società. C'era un gruppo di giocatori guidati da un commosso capitan Ferri, c'era il ds Turotti e c'era l'avvocato Rosanna Zema, che ha espresso ammirazione per la forza della tifoseria. «È un momento molto difficile a livello emotivo. Vedere questi ragazzi trovare una forza in queste situazioni che non è spiegabile, dimostra un attaccamento alla maglia che è raro. Nonostante la situazione di classifica e questa ricorrenza nefasta, la loro presenza è un gesto incredibile».

L'avvocato Zema ha poi sottolineato come questa unione possa e debba essere d'ispirazione: «Spero che questa loro presenza, questa loro unione, sia un segnale tangibile per la squadra, un messaggio da portare anche nello spogliatoio. Spero che i giocatori si rendano conto di cosa c'è dietro al tifo: l'impegno, la dedizione, il sacrificio. Vedere qui stasera la squadra, venuta di sua iniziativa, è importante. Mi auguro che questo serva a far emergere l'umanità e l'empatia che c'è nei nostri ragazzi, perché sono sicura che abbiano i numeri per fare bene».

Infine, le parole di uno degli ultras storici hanno trasformato il ricordo in un appello: «Vorrei che a Busto tornasse l'orgoglio di tifare la Pro Patria, com'era per Raffa. Che i giovani tornino a essere fieri di questa maglia. Questo era il suo sogno».

La serata si è conclusa come era iniziata, con le mani al cielo e un coro urlato sotto la pioggia, davanti al suo volto sorridente dipinto sul muro: «Raffa vive per sempre». E a giudicare dalla passione e dai progetti che ha lasciato, è una promessa che sarà mantenuta.

Giovanni Ferrario


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