Busto Arsizio - 29 gennaio 2026, 09:43

La Giöbia può essere green? Alla Collodi la “vecchia” non brucia, germoglia

La scuola dell’infanzia declina la tradizione in senso ecosostenibile, utilizzando materiali naturali e rinunciando al falò: «Il fantoccio troverà casa nei nostri orti. Dai semi che ci abbiamo nascosto verrà fuori qualcosa di vivo». Filastrocca dei bambini per raccontare la loro creazione

La scuola dell'infanzia Collodi, e con essa l'Istituto comprensivo De Amicis, gioca la "carta green": oggi in via Bonsignora la Giöbia (immagine completa in fondo) è alternativa, senza rogo ma con filastrocca: «Dentro la juta si è addormentata / con paglia e terra tutta abbracciata / ha nel pancino tanti semini / che sognano fiori, foglie e giardini».

«Ovviamente – si precisa – storia e caratteristiche tradizionali della ricorrenza sono state presentate ai bambini, le famiglie potranno fargliele toccare con mano nei contesti classici». Ma la scelta dell’Istituto, materna in primis, è diversa e si inserisce nel solco più ampio di attività creative a tema riciclo e cura dell’ambiente, calibrate a seconda dell’età e delle competenze degli alunni, ai diversi livelli scolastici.

La Giöbia, dunque, è stata composta con materiali semplici e naturali che diventano simboli e occasione di rinascita, comunità e responsabilità verso il mondo e l’ambiente. «Niente falò, il fantoccio è fatto di terra, paglia, semi, in parte nostri e in parte donati da Erba Fina. Tutto è stato messo in un grande sacco del caffè, in juta. Da lì, nasceranno germogli come succede nella storia “Siamo tutti semi”, raccontata ai bambini all’inizio dell’anno».

La “vecchia” troverà casa negli orti, diventando parte del ciclo naturale: la paglia proteggerà il terreno, la terra si unirà a quella presente, i semi germoglieranno creando un personaggio strano e fantastico.

«Il nostro- si spiega ancora dalla scuola - vuole essere un gesto semplice ed educativo». Che potrebbe diventare anch’esso tradizione, visto che la Giöbia green non è all’esordio: già l’anno scorso il fantoccio, realizzato con materiale di recupero, aveva assunto il ruolo di spaventapasseri.

«Evitare il rogo più che una rinuncia è un’evoluzione, un segno di cura e rispetto per l’ambiente».

S.T.

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