Gennaio non è un mese come gli altri per Castellanza: si brucia la Gioeubia e soprattutto si festeggia il santo patrono, San Giulio. Sono iniziative che fanno parte della città e che si ripetono di anno in anno.
Ma accanto alle tradizioni che si rinnovano, ce ne sono altre che rimangono indietro, sbiadiscono e scompaiono o si prendono una pausa.
La festa è finita
A gennaio a Castellanza immancabile per anni è stato l’appuntamento con la festa di Santa Liberata, la patrona delle puerpere, delle nutrici e degli infanti.
La città, Castegnate in particolare, è legata a questa santa vissuta nel VI secolo d.C., nata a Rocca d’Olgisio (Piacenza) e fondatrice, insieme alla sorella Faustina, del convento di Santa Margherita a Como. Entrambe monache benedettine, dopo la morte vennero canonizzate e il 18 gennaio sono celebrate dalla Chiesa Cattolica come Sante Vergini.
Gli abitanti di Castegnate avevano eretto una cappella in onore di Santa Liberata probabilmente per invocarne la protezione in un periodo (siamo intorno al XVIII secolo) in cui morire di parto era un rischio consistente e il tasso di mortalità tra le donne che avevano dato alla luce un figlio e i piccoli era alto.
La festa di Santa Liberata, che veniva organizzata fino a pochi anni fa nei pressi del monumento situato all’incrocio tra l’omonima strada e via Piola, univa momenti di preghiera e di benedizione ed altri ludici, con le zone limitrofe che si popolavano di bancarelle.
Tra i promotori della manifestazione c’era la Pro Loco. I motivi per cui non si è più organizzata la festa? «Un po’ il freddo – afferma la presidente Lucia Petrillo – un po’ la fatica di far venire le bancarelle, un po’ la vicinanza con altri eventi. Ma – è il suo desiderio - mi piacerebbe rifarla».
La merla non vola più
Un altro appuntamento di gennaio che non viene più riproposto è quella del volo della merla. Come è noto gli ultimi tre giorni di gennaio sono considerati i più freddi di tutti e sono chiamati “i giorni della merla”.
Secondo la leggenda, nel periodo più gelido dell’anno una merla si era riparata in un camino a causa delle temperature rigide: entrata bianca, ne era uscita nera a causa della fuliggine.
Per diverso tempo davanti alla Chiesa di San Giulio si è potuto assistere al volo dell’uccello che attraversava piazza Paolo VI grazie ad un cavo tirato. La manifestazione era inoltre accompagnata spesso da qualche delizia culinaria, da un piatto di risotto, e dai racconti dialettali sulla ricorrenza.
Il motivo per cui l’appuntamento “aviario” è venuto meno è di carattere pratico.
«All’ultimo piano del palazzo antistante la chiesa di San Giulio c’era un appartamento della Parrocchia che era vuoto - spiega Tiziano Tosello, presidente del Rione di Ingiò che si è occupato dell’organizzazione di alcune edizioni - e potevamo quindi entrare e fissare il cavo. Da qualche anno però quell’appartamento non è più disponibile. Era l’unica opportunità per cui abbiamo deciso di lasciar perdere anche perché la vera tradizione è quella della Gioeubia».




