Sociale - 27 gennaio 2026, 08:19

Il futuro? È un gelato al gusto inclusione: super-premio al progetto per persone autistiche “Inside-Aut”

La cooperativa di Gorla Minore “Voce nel silenzio” si è aggiudicata il Self M-Aid Award all’ultima edizione di Sigep world, fiera internazionale dedicata al gelato e alla pasticceria. Quattro giovani con disturbo dello spettro autistico lavoreranno in un locale con laboratorio che sarà ricavato nella sede di via Manzoni. La presidente, Daniela Landonio: «Sorpresa e felice. Andiamo avanti, anche perché non ci sono alternative»

Self M-Aid Award, Voce del silenzio in posa, a Rimini, con il mega assegno

Self M-Aid Award, Voce del silenzio in posa, a Rimini, con il mega assegno

Chi “mastica autismo” sa che l’incontro tra mondo del lavoro e persone nello spettro classificate al livello 3 è destinato, con ogni probabilità, a non avvenire. Troppe e troppo alte le barriere che l’autismo costruisce sulla strada dell’occupazione. La cooperativa “Voce nel silenzio”, sede a Gorla Minore, specializzazione in servizi per autistici e per i loro familiari, ha messo nel mirino proprio quelle barriere. Per provare ad abbatterle con dolcezza, a suon di coni e coppette: si chiamerà “Inside aut – Gelateria sociale per l’inclusione” l’attività che si insedierà accanto alla sede, in via Manzoni. L’impresa coinvolgerà, oltre a una parte del team di “Voce nel silenzio”, giovani rientranti nello spettro, tre classificati al livello 3, una al 2. Un progetto che sta suscitando attenzione e riconoscimenti, ultimo e prestigioso quello arrivato al Sigep di Rimini, fiera internazionale dedicata a gelateria e pasticceria. Lì, “Inside aut” ha conquistato il Self M-Aid Award, promosso dalla Fondazione Carlo Mendozzi Ets, con quel che ne consegue in termini di visibilità e risorse: il primo posto ha fruttato 5.000 euro.

«Un risultato inaspettato – ammette la presidente della cooperativa, Daniela Landonio – e proprio per questo è stato ancora più emozionante. Il progetto nasce da un’esperienza comune, vista tante volte. Per le persone autistiche, superata l’età della scuola, non c’è nulla. I progressi fatti grazie alle famiglie e a realtà come la nostra vanno incontro a uno stop, le prospettive sono la permanenza a casa o i centri diurni. Un intero patrimonio rischia di disperdersi, di non trovare uno sbocco. Noi vogliamo evitare questo spreco, per il bene dei ragazzi».

Tra i “magnifici quattro” del progetto c’è anche il figlio di Daniela. «Il suo percorso è, in qualche modo, tipico. Come lui, altri autistici arrivati da noi quando erano bambini sono cresciuti e oggi sono giovani che meritano una chance. Costruirla, la chance, non è facile». Semplificando, fra le tappe principali del viaggio fatto finora si contano: i contatti allacciati da Daniela con Roberto Keller (psichiatra, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta); l’approfondimento di un modello per l’occupazione utilizzato in Piemonte e adattabile ad altro contesto; il riconoscimento, nella produzione gelatiera, di prassi e routine affrontabili dalle persone autistiche; l’offerta, preziosa, di un corso per sette operatori e quattro ragazzi da parte di Disaronno Ingredients; il contatto con la Fondazione Mendozzi.

«Tanto è stato fatto e tanto si deve fare – tira momentaneamente le somme la presidente – ma le idee adesso sono chiare. La gelateria potrà contare su un laboratorio e un punto vendita, anche con dehors. Gli spazi saranno ricavati nell’immobile che già ospita “Voce nel silenzio”. Ovviamente il premio vinto fa comodo. Così come è stato molto gradito il contributo appena ricevuto da Team Valle Olona (vedi QUI, Ndr). La sfida resta impegnativa da molti punti di vista: burocratico, strutturale, organizzativo, economico. Rincuora l’attenzione che stiamo suscitando, il territorio dimostra una certa sensibilità. Riceviamo donazioni, ovviamente a “Voce nel silenzio” può essere devoluto il 5x1000. Quindi andiamo avanti. Anche perché, per i nostri ragazzi, se escludiamo i centri diurni, di alternative non ce ne sono».

Ecco, appunto, i ragazzi. Come vivono l’attesa? «Intanto preparandosi. Da tempo sono inseriti in un progetto di socializzazione. Devono abituarsi sempre di più a stare insieme, loro che sono diversi per livello, per difficoltà e per carattere. Il fatto che la gelateria sarà a ridosso della cooperativa dà garanzie di supporto qualificato, se necessario anche straordinario. E poi i futuri gelatai sono felici, le famiglie partecipi. Ogni genitore vive l’ansia per il futuro dei propri figli, si può immaginare che cosa possa significare, in questo caso, “Inside aut”. Cerchiamo di ribaltare una logica, un punto di vista. Dici “persona autistica” e subito inizi ragionare sui suoi limiti. Pensiamo, invece, a quello che si può fare. Partiamo da questo».

 

Stefano Tosi

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